In questo numero
ROSSO COME PASSIONE di Patrizia Spagnolo

«Scusa, ma tu ci credi a San Valentino?».
Una domanda buttata lì,
tanto per scuotere e provocare.
Perché l’amore ancora esiste,
anche se talvolta può ferire.


Carola ama il rosso. È il colore della sua vita, perché tinge ogni cosa che fa, dice e pensa: quando balla, parla, piange, si abbandona alle emozioni, litiga, prega e spera, Carola è rossa. Soprattutto quando si innamora. Allora le fiamme della passione la avvolgono, la scaldano e infine la bruciano. Tutti i suoi amori sono finiti così, in cenere, travolti da un fuoco che prima regala intense emozioni e momenti speciali e poi distrugge. La scorsa estate ha conosciuto un ballerino, bello e affascinante, un mese dopo si sono sposati in una chiesetta di montagna, lei vestita di rosso; tre mesi dopo si sono lasciati. Adesso sta ancora raccogliendo i pezzi, ma ha già incontrato un altro uomo che le ha fatto perdere la testa...
Marcello, Alessandro, Carlo... sono piombati su Carola come meteoriti, spettacolari con le loro scie luminose e devastanti all’impatto. Per ognuno di loro lei ha fatto pazzie. E continuerà a farle, perché Carola è fatta così. Per le sue vicissitudini familiari, è profondamente insicura e bisognosa di affetto, e per questo le sue relazioni affettive possono essere temerarie e tutt’altro che “solide”. Infatti durano pochissimo.
Simona, invece, si sta ancora chiedendo che cosa l’ha spinta nelle braccia del suo attuale marito, Francesco. Litigano continuamente, si ripetono che sono incompatibili, sembra che non abbiano nulla in comune. Lei è vivace, estroversa, bella, frizzante; lui è di aspetto dimesso, timido, chiuso, permaloso, geloso e un po’ paranoico. Eppure...

Vorrei una pazzia per me

“Ci siamo conosciuti a una festa di capodanno – racconta Simona – Gli sono subito piaciuta, ma sono passati un anno e mezzo prima che io cominciassi a interessarmi a lui. Mi incuriosiva e affascinava forse proprio per la sua distanza da me in tutto: io così istintiva e spontanea, lui così riflessivo e taciturno, controllato e pacato, quasi come se si fosse costruito a tavolino. Da un lato ero attratta da questo, dall’altro ne ero respinta. E ancora adesso, la sua flemma mi dà sicurezza ma non sopporto le sue fredde analisi, la lucidità con cui valuta le situazioni. Mi piacerebbe che ogni tanto facesse una pazzia per me, si sbilanciasse un po’, rinunciasse per una volta a essere se stesso per compiacermi. E invece ha i piedi troppo per terra e ogni volta mi smonta con la sua razionalità, di ogni cosa (soprattutto quelle che a lui non interessano) mi fa vedere i lati negativi per scoraggiarmi. In effetti i lati negativi ci sono, ma è il solito discorso del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”.
Entrambi sono volitivi, forti e testardi, cercano di imporsi l’uno sull’altra. Si criticano, giudicano, insultano spietatamente, ingaggiando estenuanti battaglie. Lei urla, lui tiene il muso, lei sprizza rabbia da tutti i pori, lui le volta le spalle senza neanche darle la possibilità di sfogarsi. “Ti odio”, dice lei; “Sparisci”, risponde lui. Con un quadretto così, c’è da chiedersi come mai non si siano ancora lasciati dopo ben 8 anni di delizie del genere. Eppure – strano, ma vero – Simona e Francesco sono molto uniti e da soli si sentirebbero persi, monchi. Hanno quasi bisogno di stare insieme, perché ognuno vede nell’altro quello che gli manca.

L’amore ci capisce dall’interno

È impossibile dall’esterno capire le dinamiche di una coppia. La sorella di Mariangela, per esempio, ancora si indigna quando la vede impegnata a pulire gli occhiali del marito o a lucidargli le scarpe e affannarsi dietro a mille faccende domestiche mentre lui è comodamente seduto in poltrona a leggere un libro. Proprio lei, Mariangela, che più volte, nella casa paterna, sottolineava con forza che mai e poi mai avrebbe fatto da serva a un uomo. La vita insieme è fatta di consuetudini, scambi, compromessi e mediazioni che a volte creano situazioni apparentemente incredibili.
Abbiamo bisogno di dare un senso a ogni cosa che ci accade, di trovare spiegazioni, individuare colpe e responsabilità, cause ed effetti, forse per cullarci nell’illusione che tutto è sotto controllo. Ma l’amore sprigiona una luce propria, una vitalità tali che vanno oltre la consapevolezza di ciò che siamo disposti a fare. “Io non so fin dove potrei spingermi con Chiara, e questo mi spaventa – dice Ale – Ognuno di noi ha in testa un elenco di cose che mai e poi mai farà nella vita. Io alcune cose le ho fatte da quando sto con lei, e senza pensarci due volte”.
“Forse la paura di amare è proprio questa – continua Ale – la paura cioè di fare cose che ti sono sempre sembrate assurde o umilianti o pericolose o comunque lontanissime dal tuo modo di essere e di vivere. Non riesco a credere, però, che ci si rifiuti di amare per non soffrire. Amare è una botta di vita pazzesca capace di trasformarti completamente. Ti senti così forte e nello stesso tempo così fragile, vulnerabile perché sei completamente esposto all’altro. Io l’amore lo concepisco così. Non dico che l’amore non ti fa più ragionare, ma sicuramente ti mette addosso coraggio e vitalità sufficienti per cambiare parecchie cose”.
“Amore è...”. Chiunque desidera sapere, anzi, provare, cos’è l’amore. Non tutti ci riescono. Silvia, per esempio, all’età di 33 anni non si è ancora infiammata per nessuno. “Sì, mi sono presa qualche cotta, ho trepidato anch’io, ma non ho mai vissuto un colpo di fulmine. Penso di essere incapace io di amare, forse sono troppo egoista e autocentrata, metto sempre me stessa prima di tutto. Non ho mai rinunciato a qualcosa per amore, non ho mai voluto così bene a una persona da fare di tutto o quasi per renderla felice. Mi dispiace molto, perché so quanto mi perdo, ma non so cosa fare: se aspettare che prima o poi l’amore arrivi, se lavorare su me stessa in modo da aprire la porta del mio cuore o se prendermi un gatto”. Qualche suggerimento?

Patrizia Spagnolo

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