In questo numero
COSI' TI "PROCACCIO" GLI STUDENTI

Le matricole spaurite alla prova
dell’associazionismo studentesco.
Davanti un aiuto didattico,
dietro la proposta pressante di accettare
uno stile di vita (cattolico, magari).
Non sarebbe meglio parlarsi chiaro?
Questa non è una televendita.


Ragazzi, che emozione scrivervi per la prima volta! Riccardo – la nostra voce storica – mi ha chiesto di raccontarvi la mia esperienza fuori dal gruppo. Mi ritrovo così di fronte al Pc, in compagnia del mio succo di frutta e di James Blunt… e non so da che parte partire.
Sono reduce dal mio primo mese di università, a Milano. Mi ci è voluto un po’ per ambientarmi, ma vi devo dire che mi piace, sono contenta della scelta che ho fatto. I primi giorni ero spaesata, poi ho “preso il giro”, capito dove andare per seguire cosa, e tutto è diventato facile. Mi sono costruita il mio gruppetto (!) di amiche, che hanno come obiettivo primario quello di studiare e passare gli esami, che sono tanti e tosti.
Una materia, più di tutte, ci ha messo in crisi, in questo mese: statistica. Ok, è vero che proveniamo da Ragioneria e sappiamo far di conto, ma queste ore di lezione sono proprio complesse. Così ci siamo messe con pazienza, tutte insieme, in un’aula studio a ripetere gli esercizi. Chi era più avanti sorreggeva le altre, in modo che nessuna restasse indietro, e che tutte si potesse arrivare a lezione senza troppi buchi. Il nostro appuntamento? Sempre al pomeriggio, verso le 4, nell’aula 364.
Ora viene il bello. Un certo giorno, mentre eravamo intente a capire il significato intrinseco dell’inferenza, veniamo avvicinate da due ragazze carine e compite. Dall’aria molto pia, aggiungo (non che noi non lo siamo!, ma non così). Le due fanciulle ci invitano a frequentare i corsi che loro stanno organizzando – guarda un po’ – per aiutare le matricole a superare il rognosissimo esame di statistica. “Venite al nostro gruppo di studio, troverete i ragazzi dei corsi avanti a vostra disposizione”. Mmm, la cosa mi puzza. Nel senso: l’idea è lodevole, persino interessante, anche se in realtà noi quattro matricolette per il momento riusciamo a farcela da sole. Ma chi, in questo mondo, fa senza chiedere niente in cambio? Chiedo ulteriori spiegazioni, e scopro che quello che le due ragazze stanno proponendo non è solo un gruppo di studio, ma un nuovo modo di intendere la vita. Il corso infatti si tiene nell’aula che l’università dedica a un certo movimento studentesco. Il recupero di statistica è solo un “gancio” per tirare dentro i nuovi studenti, un po’ spauriti e sicuramente imbranati.
Lì per lì abbiamo ringraziato le due ragazze per la bella proposta, assicurando che ci saremmo fatte vive.
Tornando però verso l’appartamentino che divido con altre 3 studentesse, mi sono posta alcune domande: per quale motivo un’associazione (cattolica, preciso), ha bisogno di solleticare gli studenti con la proposta di aiuto e sostegno didattico, per tirarli a sé?
Se tu mi proponi di mangiare un gelato, a me sta bene. Ma se dietro al gelato in realtà mi chiedi di cambiare il colore dei capelli, e me lo fai intendere solo velatamente, magari ci devo pensare un momento. Ho banalizzato con un esempio, per dire che ancora adesso sono un po’ frastornata.
So che la Chiesa è composta da tantissimi carismi, che si esprimono in modi diversi, tutti ottimi. E che questa è la sua meravigliosa forza. Ma sono io a dover trovare il mio posto nel mondo. Non deve essere il mondo a tirarmi dentro!
Tornata al paesello, ho condiviso queste perplessità con gli amici del gruppo storico – quello vero, che non ha secondi fini -. Anche altri ragazzi sono stati avvicinati, nei primi giorni dell’università: chi da gruppi politici, di destra, sinistra, centro, chi dagli anarchici, oppure da gruppi cattolici più o meno intransigenti.
Alla fine… ci siamo sentiti tutti come dei vitellini ben pasciuti in un mercato troppo grande, in cui gli allevatori non attendono altro che farci la festa. That’s incredibile! Questi non sono gruppi… non quelli che amo io.

E Buon Natale a tutti
Annalisa

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