In questo numero
UN'EUROPA NUOVA O MALEDETTA di Severino Cagnin

Predrag Matvejevic’ sfida il mondo
politico e culturale e con i suoi racconti
abbatte i muri del passato.
Un autore da consigliare ai giovani
affinché imparino a conoscere
quella storia e quella geografia
che la scuola spesso propone.

 


È stato recentemente inquisito per delitto verbale a Zagabria, capitale della Croazia, sua patria, e ne va fiero. Nella sua ultima pubblicazione, Un’Europa Maledetta del 2005 svela la responsabilità degli intellettuali nazionalisti, che aiutarono i signori della guerra ad infiammare i conflitti. Vi sono raccolte le lettere e gli appelli che il coraggioso Matvedjevic’ ha inviato nel corso di due decenni a uomini di governo, intellettuali e dissidenti sul tema della guerra nell’ex Jugoslavia e sulla questione europea. Già Epistolario dell’altra Europa contiene un’ampia scelta delle “lettere aperte”, scritte nel corso di venti anni a varie personalità, senza alcuna discriminazione, da Sacharov a Breznev, da Stalin a Bucharin, da Gorbaciov a Solzenitzin, da Husak a Kundera e Havel, a carnefici e vittime della Jugoslavia e della ex Jugoslavia. Sono lettere di difesa, atti d’accusa, confessioni autobiografiche e narrative, riflessioni saggistiche, indagini sull’evoluzione dei popoli e delle culture. La sua mente internazionale, come ha fatto saltare barriere e convinzioni storiche assodate, così ha abbattuto i confini tra saggistica, memoria e narrativa. Non gli interessa quello che finora è stato scritto e fatto, né tanto meno la forma letteraria, perché ha una cosa da gridare in ogni modo possibile, dalla quale crede nascerà il futuro.

Viaggi sogni e mille scoperte
Nella prefazione a Breviario Mediterraneo ( 7a ed. Garzanti 2006, I ed. 1991), Claudio Magris sottolinea che il volume è ricco di leggende, architetture, nascita di idee: “È un racconto che fa parlare la realtà e innesta perfettamente la cultura nell’evocazione fantastica… È un libro geniale, imprevedibile e fulmineo”. È unico nel suo genere misto, come opere di Lapierre, Terzani, Magris e Oriana Fallaci. Fu definito “Trattato poetico-filosofico”, “romanzo post-moderno”, “portolano”, “diario di bordo”, “libro di preghiere”, “midrash”, “raccolta di aforismi”, “antologia di racconti-viaggio” o semplicemente “cronaca di un viaggio”.
L’opera più nota del nostro autore le accetta tutte e insieme le trasgredisce, in una sfida ai generi letterari, che affonda le sue radici nel saggismo classico, da Erodoto a Goethe. Partendo dalla storia della parola Mediterraneo, rievoca gli infiniti significati che essa include, guidando il lettore verso mille scoperte: lo stile dei porti e delle capitanerie, l’addolcirsi dell’architettura sul profilo della costa, i destini nascosti nei dizionari nautici e nelle lingue scomparse, i gerghi e le parlate che cambiano lentamente nel tempo e nello spazio. In ogni terra due sono le costanti con i loro messaggi: l’acqua e la lingua parlata. Da loro derivano i concreti saperi della cultura dell’olivo, il diffondesi di una religione, le tracce permanenti della civiltà araba ed ebraica.
Dall’inizio del racconto uno squarcio fulmineo ci illumina subito su questo mondo da scoprire: “Scegliamo innanzitutto un punto di partenza: riva o scena, porto o evento, navigazione o racconto. Poi diventa meno importante da dove siamo partiti e più fin dove siamo giunti: quel che si è visto e come. Talvolta tutti i mari sembrano uno solo, specie quando la traversata è lunga; talvolta ognuno di essi è un altro mare. Il Mediterraneo è a un tempo simile e in altro diverso a sé stesso”. E il libro curiosamente finisce con la seconda costante, la lingua. “Il tempo ha cambiato il significato di molte parole, quelle di mare come di altre. (…) Sia il pane sia il vino sia l’acqua avevano cambiato nome, ma il mare aveva mantenuto la stessa voce: thalassa. Il mare Mediterraneo è uno, direbbe in questo caso il glossatore, ma le sue forme espressive si differenziano”. E conclude: “Sul Mediterraneo ho navigato con gli equipaggi e con compagni di viaggio; ho percorso i fiumi e le loro foci in solitudine”.
Il breve racconto de L’altra Venezia (Garzanti 2003), si snoda tra campielli e palazzi
con sensazioni e misteriose emozioni. Partendo da un particolare insignificante, la ruggine, il suono dei passi sui ponti, il pavimento dei campielli dopo la pioggia…,
arriva a descrivere l’insieme. Il suo occhio solitario scruta in modo diverso una città su cui molti hanno scritto, Carlo Goldoni, Casanova, Thomas Mann… “Una Venezia fatta di scrittura che diventa materia e sensazione” scrive nella Prefazione Raffaele La Capria. “Sensazioni di umido, di acqua, di marcio, di tempo, di bellezza, di passato, di malinconia, di miraggio, di marmo, di sabbia, di fango, di oro, di sfumato, di splendente, di torbido, di Venezia insomma, dell’indicibile Venezia”.
La dimostrazione della convivenza tra solitudine e impegno politico, come tra saggio e narrativa, si ha in Tra asilo ed esilio. Romanzo epistolare (1998). Questo “romanzo in lettere” dà la parola a carnefici e vittime attraverso pagine, scritte ai vivi e ai morti, partendo dalla persecuzione subita dalla sua famiglia. Una narrazione alta, forte, dolente, in cui disperazione e memoria diventano speranza di destini comuni; un’opera di grande valore letterario.

A Matvejevic’ il primo Premio Nobel Europeo?
Il Premio Strega Europeo è nato nel 2003, in occasione del Semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, sotto l’egida del Ministero degli Affari Esteri e della città di Roma. Anna Maria Rimoaldi, direttrice della Fondazione Bellonci, da anni impegnata nell’organizzazione del maggiore premio letterario italiano, ha in poco tempo ottenuto le opere dalle case editrici, operato la selezione e composto la giuria di 15 esperti, tutti molto stimati dal grande pubblico. La novità specifica del premio è che l’autore deve essere europeo e trattare nelle sue opere il futuro dell’Europa. Tra i più interessanti scrittori sono segnalati lo spagnolo Bernardo Atxaga, l’irlandese John Balville, il francese Franz-Olivier Giesbert e l’olandese Harry Mulisch. Matvejevic’ sembra più qualificato per la sua cultura e il suo impegno, attivo da quarant’anni. Lo ha sottolineato anche il presidente della Fondazione Bellonci, Antonio Maccanico, per il quale “a unire l’Europa viene prima la cultura, poi la politica o l’economia”. Nel maggio 2006 si è tenuto un convegno internazionale su Un’alleanza culturale per l’Europa con la partecipazione di associazioni, ministeri e accademie straniere.
Il vincitore uscirà da una prima votazione di cinque finalisti. Sarà Matvejevic’?
In ogni caso è per molti un invito alla lettura di una delle sue opere. Mi è piaciuta questa valutazione su Breviario mediterraneo: “Scritto con una prosa secca e tagliente, rappresenta la vita quotidiana e reale di questa fetta di mondo che è stata la culla della civiltà occidentale. Un libro da consigliare ai giovani perché imparino a conoscere gli aspetti storici e geografici che la scuola spesso non propone”.

Severino Cagnin

www.timeandmind.com