Le emozioni, che spesso ciascuno di noi prova, “danno
colore” alla vita, già a partire
dalle espressioni facciali: il sorriso, lo
sguardo che si illumina o si spegne, la bocca
aperta per uno spavento o una fragorosa risata,
le lacrime che rigano il volto, le sopracciglia
corrucciate modificano il nostro viso più di
un lifting!
Senza emozioni, infatti, la nostra esistenza sarebbe grigia, monotona. Le emozioni
sono come pennellate di colori diverse, a volte intensi, altre volte più sfumati
che, come la pioggia e il sole, determinano il tempo che fa nel nostro mondo
interiore, variabile sovente più di quello meteorologico! Capire qualcosa
di più del nostro mondo emotivo significa comprendere meglio noi stessi
perché le emozioni fanno parte di noi, sono dentro di noi. Avventuriamoci
dunque in questo grande mare! Un primo aiuto per orientarci ci viene dall’etimologia
della parola: “emozione” deriva dal latino ed è composta da
ex = fuori, esterno e da motus = che agita, muove. L’emozione ci agita
quindi interiormente e spinge come una forza verso l’esterno: vuole uscire,
esprimersi.
Altre indicazioni utili le troviamo dalla definizione della Arnold: “l’emozione è una
tendenza verso qualche cosa che viene intuitivamente valutata come buona, utile,
oppure un allontanamento da una cosa valutata come cattiva o dannosa.
La valutazione intuitiva è immediata, segue il criterio del: “mi
piace/non mi piace” e ci dispone favorevolmente o sfavorevolmente verso
lo stimolo: cosa, situazione o persona. Così, ad es., in una passeggiata
in montagna, trovandoci davanti a un serpente, la valutazione sarà: “non
mi piace, è pericoloso” e cercheremo di allontanarci. L’emozione
ci spinge verso qualcosa che ci pare buono o via da qualcosa di cattivo, pericoloso.
E’ legata allo stimolo e quindi passeggera: dopo aver passato un esame
passa anche la paura! L’emozione, come accennato all’inizio, coinvolge
anche il nostro corpo: il “batticuore”, il tremare per la paura,
il battere i denti, il pianto, la sudorazione sono alcune reazioni fisiologiche
che accompagnano le emozioni. E’ curioso che già Darwin si fosse
interessato all’espressione delle emozioni trovando nelle modificazioni
fisiologiche un vantaggio adattivo: il pianto per detergere gli occhi, più aria
nei polmoni per la fuga, più irrorazione sanguigna dei muscoli per l’attacco.
La
tendenza di molti è di suddividere
le emozioni in positive, buone (quelle piacevoli,
ben accettate) e negative, cattive (quelle
spiacevoli, che ci turbano, su cui emettiamo
in giudizio morale di disapprovazione). In
realtà questa separazione è fuorviante
perché ogni emozione porta in sé un
messaggio, ci dice qualcosa da considerare
e valutare. Potremmo paragonare, con Dafter,
le emozioni a “un armadietto dei medicinali
interno, qualcosa a cui possiamo ricorrere
nelle diverse situazioni: la rabbia può darci
la forza di agire per porre rimedio a un’ingiustizia
o ad una minaccia; la tristezza ci spinge
a cercare appoggio e contatto; la paura ci
spinge ad occuparci di un pericolo o a fuggirlo.
La non disponibilità di questi autofarmaci
ci priva di un sostegno fondamentale”.
Ogni emozione è quindi importante,
ha un suo significato: è come un’onda
che ci muove, ci trasporta se la utilizziamo
bene, accogliendola e senza lasciarci travolgere.
Maria Poetto |