Vent’anni dopo l’exploit di Cesare
Marchi - leggendario capostipite con Impariamo
l’Italiano - e nonostante i preoccupanti
auspici, l’Italiano torna in libreria.
Ed esattamente come allora, lo fa da protagonista:
a poche settimane dall’uscita, infatti, Italiano:
lezioni semiserie di Beppe Severgnini, è già un
bestseller. A dispetto delle sinistre dichiarazioni
di morte presunta che, negli ultimi decenni
e da tutte le parti, sono piovute sulla nostra
nobile ma bistrattata lingua. Un successo
travolgente che ha stupito molti, ma non
l’autore: secondo Severgnini il libro
ha il merito di arrivare al momento giusto
e di soddisfare un’esigenza concreta,
quella di scrivere correttamente; perché,
dopo anni di oblio a causa della diffusione
di sms e posta elettronica, la comunicazione
scritta ha finalmente riguadagnato un ruolo
essenziale nella vita di ogni giorno.
A testimonianza della resurrezione mediatica in atto, stanno il successo della
trasmissione televisiva Per un pungo di libri, condotto dalla coppia
Neri Marco Re-Piero Dorfles, e altre due recenti e autorevoli pubblicazioni sul
tema: Prima lezione di grammatica, di Luca Serianni, nonché Per
difesa e per amore, del professor Gian Luigi Beccaria. Ed è proprio
con quest’ultimo che si è trovato a duettare Severgnini nel corso
del Festival della Letteratura di Mantova. Insieme hanno fatto il punto sullo
stato di salute dell’Italiano, suffragati, per le emergenze, da un inedito
sportello di pronto soccorso grammaticale, dove chiunque poteva esporre
dubbi e incertezze linguistiche.
Linguaccia televisiva
Secondo il professor Beccaria la cartella
clinica dell’Italiano non è poi
così grave, anche se qualche motivo
di preoccupazione esiste. E non è dovuto
alla constatazione che ormai il tempo futuro
e il modo congiuntivo sono caduti in disuso
o che, per converso, abusiamo di termini
anglofoni: fenomeni fastidiosi, certo,
ma pur sempre accettabili. Quello che non è ammissibile – e
che già Calvino sottolineava nelle
sue Lezioni americane - è la
tendenza all’appiattimento linguistico,
che trova le sue epifanie più grigie
e deludenti nel linguaggio sdoganato dai
mass media, fatto di parole precotte, omologate.
L’italiano che esce dagli schermi
televisivi o dalle pagine dei giornali è uno
strumento impoverito, privato della sua
proverbiale espressività. Severgnini,
pur concordando sul quadro generale, sostiene
tuttavia che bisogna distinguere: ci sono
ambiti specifici – i messaggi digitati
sul cellulare e il fraseggiare delle chat
- nei i quali le regole non possono essere
applicate. Si tratta di linguaggi pesantemente
adattati, per certi aspetti imbarbariti,
ma che raggiungono uno scopo fondamentale:
mettere in comunicazione le persone, specialmente
i più giovani; con il valore aggiunto
di essere un modo, sebbene anomalo, per
avvicinarsi alla scrittura. Il nostro ricorda,
tuttavia, che nella maggioranza dei cittadini
permane una forma di pudore linguistico,
una sana ostilità nei confronti
di alcune formule, come assolutamente
sì (ovviamente apprezzatissimo,
in questa epoca di incertezza globale),
di aggettivi iperbolici e abusati come straordinario (che,
nel rifiuto della normalità, tende
a spettacolarizzare la realtà);
o, infine, di locuzioni infestanti quali in
qualche modo (inutile chiedere di
spiegarci quale).
La regola del porco
Individuati i sintomi che affliggono l’italico
idioma, non resta che elaborare una terapia
adeguata. Il professor Beccaria è convinto
che, ancora oggi, la miglior cura sia leggere
libri. Forse un bravo scrittore non ti
insegna a scrivere, ma ti dimostra che
il linguaggio, quando non è banale,
preconfezionato, può essere veramente
piacevole, seducente: una forma d’arte.
In effetti, aggiunge Severgnini, quando
non lo si ghettizza dietro l’indolenza
degli aggettivi di riserva (esemplare,
a riguardo, è il caso degli onnivori carino e importante),
l’Italiano offre tante parole eleganti
e piene di significato che occorre riscoprire,
quali lusingato, amareggiato, o sollecito.
Scrivere,
conclude, è una tecnica
che si impara e, visto che si deve imparare,
tanto vale farlo in modo divertente: è per
questo che ha brevettato la regola del P.O.R.C.O,
un acronimo che sta per pensa (prima
di scrivere), organizza (fai uno
schema scritto, suddiviso per punti), rigurgita (butta
fuori in fretta, senza esitare, per mantenere
la freschezza dell’espressione), correggi (ovvero
rileggi e vedi che cosa va e che cosa no)
e ometti (togli tutto quello che
non serve, in seguito alla rilettura). Magari
questo sistema di origine suinicola non sarà sufficiente
a trasformarvi in uno scrittore di bestseller,
ma almeno dovrebbe evitarvi figure da salame.
Carlo Mantovani |