In questo numero
SEI STATO GRANDE! di Domenico Sigalini

 


Siamo abituati a vedere tutto in diretta. Tutto deve comparire, essere visto, fotografato. Si devono avere i fotogrammi che fissano ogni particolare. Invece i fatti più importanti, quelli che non sono neppure cronaca, ma segnano la storia hanno sempre alle spalle dei personaggi non conosciuti, che stanno nell’ombra, ma che sono determinanti. A loro non interessa comparire, basta che le cose funzionino come è giusto che si svolgano. Uno di questi è Giuseppe d’Arimatea; si era mantenuto discepolo segreto di Gesù, era un uomo equilibrato, che dà prova di essere pronto a prendere decisioni ponderate e di avere la capacità di attuarle alla perfezione. Aveva in cuore anche lui, come tanti, il desiderio che finalmente il Regno di Dio irrompesse nella storia, che finisse questo marciume che stava impestando Israele, che si potesse ancora sentirsi amati a dismisura da Dio. Non è poco dire di uno che aspetta il Regno di Dio, significa che ha davanti una meta, una prospettiva; ha sentito Gesù dire che il Regno di Dio è per gente che ha grinta, non è per le mezze cartucce. Sa che i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce e si prepara a superarli con la prudenza dei serpenti e la semplicità delle colombe. Ha sentito il perentorio invito di Gesù: il Regno è qui, occorre cambiare testa e credere alla buona notizia. Lui ci sta. Ma il Sinedrio, di cui lui è membro effettivo, riesce a mettere a morte Gesù. Per quanta opposizione abbia potuto fare, aveva con sé solo Nicodemo, non ce l’ha fatta. Ma proprio perché si affida al futuro di Dio, al suo Regno, mentre Gesù esala l’ultimo respiro non si perde d’animo e va immediatamente da Pilato a chiedere il corpo di Gesù. È un chiaro colpo di mano per il Sinedrio. Diventa il difensore legale del corpo di Gesù dal momento della sua morte accertata con legalità dalla legittima autorità. È una notizia che danno tutti e quattro gli evangelisti. Vuol dire che è molto importante. Lui è da Pilato ancor prima del centurione, mentre tutto il Sinedrio se ne tornava soddisfatto a Gerusalemme. Di Gesù non si saprà più niente, verrà scaraventato nella fossa comune dei delinquenti con il suo supplizio e la faccenda sarà sepolta per sempre. Lui il discepolo di Gesù invece ha trovato in Pilato un ascoltatore attento e meravigliato per il fatto che lui, membro del Sinedrio si fosse schierato contro le decisioni della maggioranza. E Pilato, sentito il centurione che gli dà il certificato di morte, concede il corpo. Triste rivincita di Pilato: non era riuscito a salvare Gesù dalle mani dei sommi sacerdoti, ora è contento di sottrarre il corpo al loro implacabile odio. La partita tra Gesù e i giudei non è ancora finita; è tutta da giocare e i giudei se ne rendono conto perché cominciano a preoccuparsi, ricordando le parole di Gesù che il terzo giorno sarebbe risorto. Se Gesù fosse stato seppellito nella fossa dei giustiziati, come si sarebbe potuto dare una qualche prova razionale della Risurrezione?
Giuseppe d’Arimatea ha la missione di custodire e di difendere il corpo di Gesù e di prepararne la sepoltura in maniera tale che le bende, le fasce, il sudario, gli aromi versati sul corpo risulteranno i segni inequivocabili che Giovanni e Pietro vedranno e che metteranno a disposizione motivi razionali per fare l’atto di fede nella risurrezione. Giuseppe d’Arimatea ha permesso con la sua vita da sognatore del Regno di Dio, di far vedere a Pietro e a Giovanni i segni della Risurrezione. Grazie Giuseppe, sei stato un grande.

Domenico Sigalini

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