Siamo abituati a vedere tutto in diretta.
Tutto deve comparire, essere visto, fotografato.
Si devono avere i fotogrammi che fissano
ogni particolare. Invece i fatti più importanti,
quelli che non sono neppure cronaca, ma segnano
la storia hanno sempre alle spalle dei personaggi
non conosciuti, che stanno nell’ombra,
ma che sono determinanti. A loro non interessa
comparire, basta che le cose funzionino come è giusto
che si svolgano. Uno di questi è Giuseppe
d’Arimatea; si era mantenuto discepolo
segreto di Gesù, era un uomo equilibrato,
che dà prova di essere pronto a prendere
decisioni ponderate e di avere la capacità di
attuarle alla perfezione. Aveva in cuore
anche lui, come tanti, il desiderio che finalmente
il Regno di Dio irrompesse nella storia,
che finisse questo marciume che stava impestando
Israele, che si potesse ancora sentirsi amati
a dismisura da Dio. Non è poco dire
di uno che aspetta il Regno di Dio, significa
che ha davanti una meta, una prospettiva;
ha sentito Gesù dire che il Regno
di Dio è per gente che ha grinta,
non è per le mezze cartucce. Sa che
i figli delle tenebre sono più scaltri
dei figli della luce e si prepara a superarli
con la prudenza dei serpenti e la semplicità delle
colombe. Ha sentito il perentorio invito
di Gesù: il Regno è qui, occorre
cambiare testa e credere alla buona notizia.
Lui ci sta. Ma il Sinedrio, di cui lui è membro
effettivo, riesce a mettere a morte Gesù.
Per quanta opposizione abbia potuto fare,
aveva con sé solo Nicodemo, non ce
l’ha fatta. Ma proprio perché si
affida al futuro di Dio, al suo Regno, mentre
Gesù esala l’ultimo respiro
non si perde d’animo e va immediatamente
da Pilato a chiedere il corpo di Gesù. È un
chiaro colpo di mano per il Sinedrio. Diventa
il difensore legale del corpo di Gesù dal
momento della sua morte accertata con legalità dalla
legittima autorità. È una notizia
che danno tutti e quattro gli evangelisti.
Vuol dire che è molto importante.
Lui è da Pilato ancor prima del centurione,
mentre tutto il Sinedrio se ne tornava soddisfatto
a Gerusalemme. Di Gesù non si saprà più niente,
verrà scaraventato nella fossa comune
dei delinquenti con il suo supplizio e la
faccenda sarà sepolta per sempre.
Lui il discepolo di Gesù invece ha
trovato in Pilato un ascoltatore attento
e meravigliato per il fatto che lui, membro
del Sinedrio si fosse schierato contro le
decisioni della maggioranza. E Pilato, sentito
il centurione che gli dà il certificato
di morte, concede il corpo. Triste rivincita
di Pilato: non era riuscito a salvare Gesù dalle
mani dei sommi sacerdoti, ora è contento
di sottrarre il corpo al loro implacabile
odio. La partita tra Gesù e i giudei
non è ancora finita; è tutta
da giocare e i giudei se ne rendono conto
perché cominciano a preoccuparsi,
ricordando le parole di Gesù che il
terzo giorno sarebbe risorto. Se Gesù fosse
stato seppellito nella fossa dei giustiziati,
come si sarebbe potuto dare una qualche prova
razionale della Risurrezione?
Giuseppe d’Arimatea ha la missione
di custodire e di difendere il corpo di Gesù e
di prepararne la sepoltura in maniera tale
che le bende, le fasce, il sudario, gli aromi
versati sul corpo risulteranno i segni inequivocabili
che Giovanni e Pietro vedranno e che metteranno
a disposizione motivi razionali per fare
l’atto di fede nella risurrezione.
Giuseppe d’Arimatea ha permesso con
la sua vita da sognatore del Regno di Dio,
di far vedere a Pietro e a Giovanni i segni
della Risurrezione. Grazie Giuseppe, sei
stato un grande.
Domenico Sigalini
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