Capita a tutti di incrociare in luoghi di
grande afflusso di persone, mercati, piazze,
santuari, cattedrali, delle nonnine rattrappite,
con a seguito borse, pacchi, stracci e carrelli
dove si tengono tutto il necessario e il
superfluo che fa la loro vita. Le vedi vagare,
parlare tra sé, ogni tanto imprecare
contro cose o persone e alla fine acquietarsi,
senza badare a niente e a nessuno, nemmeno
a chiedere qualche spicciolo per vivere.
Doveva fare questa impressione la vecchia profetessa Anna di cui parla il vangelo
di Luca. Era proprio vecchia: ottantaquattro anni di allora sono come più di
100 nel terzo millennio. La sua età però non ha spento l’attesa.
La vera vecchiaia è non aspettare più niente, vivere ogni giorno
senza speranza, credere che tutto sia deciso e che inesorabilmente venga avviato
verso un fantomatico destino su un nastro trasportatore. Puoi essere vecchio
anche da giovane, quando ti assale la noia, quando stai ai bordi dell’esistenza
a fumarti la vita, la salute e le energie, quando ti affidi alle sostanze perché non
senti più il sapore dell’esistenza, quando senza accorgerti cominci
a dire ormai o, peggio ancora, “ai miei tempi”.
Anna invece non s’allontanava mai dal tempio. Non era una chiesa qualunque,
un luogo di funzioni religiose, era il cuore di un popolo, era il punto di arrivo
di ogni attesa, aspirazione, provocazione e ricerca. Se il Signore, benedetto
sia il suo nome, manda il salvatore è da qui che deve passare, è da
questo luogo di preghiera, è da questa rete di scambi, di aspettative
che si consumano ogni giorno.
Lei aveva in cuore una certezza: Dio avrebbe risposto a questa sete di salvezza
e bisognava prepararsi, allenare il cuore a percepire la venuta del Salvatore.
Lui non lo si aspetta nei bagordi, nelle piazze, nelle caserme, nei palazzi dei
re: Lui è re, ma si lascia accogliere nei cuori puliti, e digiunava, non
dava al corpo tutto il cibo di cui sentiva il bisogno per tenere il cuore desto.
A noi invece hanno sempre insegnato che se senti un istinto, devi seguirlo. Che
c’è di male nel mangiare e nel bere? Perché devo andare contro
la natura se questa è stata così ben fatta da Dio? Lei invece coglieva
che il corpo si intorpidisce se non lo tieni allenato alla ricerca; lei sapeva
ciò che ogni sportivo conosce, che se hai una meta davanti devi prepararti
tutto: cuore, spirito e corpo a perseguirla. Non sei un masochista, ma un atleta
che fa convergere tutto alla competizione, allo scopo della sua attesa. Se accontenti
sempre il corpo, l’anima s’addormenta, se hai il coraggio di tenerlo
in tensione la vita si arricchisce, la vista si pulisce e il cuore si allarga.
Quando
Anna vede il bambino non le par vero di poterlo dire a tutti. Tanto lo aveva
immaginato che la vita, il futuro di questo bambino
le era davanti agli occhi come una certezza.
Questo bambino che abbiamo atteso a lungo,
che io nella mia lunga vita ho sempre pensato
e immaginato, che nelle mie preghiere mi
era dato di sentire, che i nostri avi hanno
da sempre previsto, che molti si sono stancati
di aspettare, è qui. La vita ora è diversa.
Sono vecchia da buttare, ma sono contenta
di aver dato a voi questo segnale di speranza.
Ora lo affido a voi, non me lo trattate male,
perché chi vi ha preceduto lo ha aspettato
per millenni. Lui è il punto di arrivo
del nostro popolo, non aspettate altri. Non
fu così: la malvagità umana
anche oggi lo continua a inchiodare in croce,
ma Anna lo gode risorto e definitivo con
i suoi padri.
Domenico Sigalini
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