Chissà quante volte vi sarà capitato
di girare attorno a una persona indecisi
se vuotare il sacco o no, se parlargli o
lasciar perdere, se dirgli tutto o far finta
di niente. Lo incontrate, ma è sempre
accompagnato da altri, vi chiama per chiedervi
un favore e voi glissate subito nell’attività da
svolgere. Vorreste parlargli, sentirlo dire
qualcosa di vero sulla vostra vita, ma non
ne siete capaci. Un giorno finalmente lo
trovate da solo, tra voi e voi dite che è la
volta buona e poi invece state a parlare
di previsioni del tempo, sapendo che non
interessano a nessuno dei due. Ci sarà una
volta buona? È troppo importante quel
che dovete dire e troppo bravo lui per darvi
le risposte che vi premono. Era forse così Nicodemo.
Lui sta tapinando Gesù da parecchio
tempo. Tutte le volte che lo sente gli nasce
in cuore speranza, voglia di spaccare, desiderio
di cambiare, di ricominciare da capo. La
sua vita è abbastanza agiata; ha già un
buon posto tra i notabili, è accreditato
come persona per bene, è un capo,
fa parte del governo di Israele, il Sinedrio.
Ma a lui non interessa quel che ha ottenuto,
non gli riempie la vita. La vita gli resta
sospesa come se fosse sempre da rifare. Finalmente
riesce a trovare Gesù a quattr’occhi,
di notte, come tanti giovani vorrebbero poter
incontrare risposte vere per la propria vita,
in un tempo tutto loro e insindacabile, lontani
dagli sguardi degli adulti. Comincia con
un complimento, la sua condizione sociale
non gli permette di andare subito al dunque.
E’ Gesù che taglia corto. Se
vuoi qualcosa di bello dalla vita devi ricostruirtela
da capo, devi rinascere di nuovo, devi cambiare
radicalmente, devi fare tabula rasa di tante
idiozie in cui sei imbragato. Hai in mente
un ragazzino innocente e pulito? Così devi
ritornare. E chi ti fa tornare così?
Non certo la medicina o l’estetica,
o qualche operazione maxillo-facciale, è opera
solo dello Spirito. C’è qualcosa
che va al di là delle leggi che osservi
e fai osservare, che proponi e che difendi:
lo Spirito. Apri la tua vita al suo soffio.
Sei troppo ingabbiato. Hai fatto della religione
un legame e non una felicità, un banco
delle imposte e non un vento di libertà.
Siamo in un mondo diverso, che è già cominciato
con me. Dio ha tanto amato il mondo da mandare
suo Figlio ad affrontare una sofferenza inaudita
per dirti quanto ci vuole bene e quanto il
Tempio si sta allontanando dal suo progetto.
Non ti accorgi di quanto stai seduto invece
che metterti a servizio della povera gente,
all’ascolto del sussurro del mondo
che vuole cose nuove, vuole spirito e vita
e non leggi e gabelle? La fede che porta
Gesù non è in continuità con
gli aggiustamenti umani, con le nostre furbizie.
E’ sempre un nuovo, non è adattabile,
non è mescolabile con tutto, non è un
insieme di approssimazioni. E’ una
nuova nascita. E’ dura, non è possibile
rientrare nel seno della madre; non è frutto
di nostalgia di tempi passati, è una
novità assoluta. La fede ti fa nuovo
dentro e nuovo anche fuori se hai il coraggio
di viverla.
Non si sa che ha fatto Nicodemo
dopo questo dialogo serrato. Sicuramente
si è fidato
di Gesù, ha spalancato le porte allo
Spirito se, come dice il vangelo, alla morte
di Gesù si è unito a Giuseppe
di Arimatea per sottrarre il corpo martoriato
di Gesù all’infamia di una fossa
comune, come sarebbe piaciuto al Sinedrio
e preparare il suo corpo alla Risurrezione.
Domenico Sigalini
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