In questo numero
IMBRANATO E PRIGIONIERO DEL RUOLO di Domenico Sigalini

 


Chissà quante volte vi sarà capitato di girare attorno a una persona indecisi se vuotare il sacco o no, se parlargli o lasciar perdere, se dirgli tutto o far finta di niente. Lo incontrate, ma è sempre accompagnato da altri, vi chiama per chiedervi un favore e voi glissate subito nell’attività da svolgere. Vorreste parlargli, sentirlo dire qualcosa di vero sulla vostra vita, ma non ne siete capaci. Un giorno finalmente lo trovate da solo, tra voi e voi dite che è la volta buona e poi invece state a parlare di previsioni del tempo, sapendo che non interessano a nessuno dei due. Ci sarà una volta buona? È troppo importante quel che dovete dire e troppo bravo lui per darvi le risposte che vi premono. Era forse così Nicodemo. Lui sta tapinando Gesù da parecchio tempo. Tutte le volte che lo sente gli nasce in cuore speranza, voglia di spaccare, desiderio di cambiare, di ricominciare da capo. La sua vita è abbastanza agiata; ha già un buon posto tra i notabili, è accreditato come persona per bene, è un capo, fa parte del governo di Israele, il Sinedrio. Ma a lui non interessa quel che ha ottenuto, non gli riempie la vita. La vita gli resta sospesa come se fosse sempre da rifare. Finalmente riesce a trovare Gesù a quattr’occhi, di notte, come tanti giovani vorrebbero poter incontrare risposte vere per la propria vita, in un tempo tutto loro e insindacabile, lontani dagli sguardi degli adulti. Comincia con un complimento, la sua condizione sociale non gli permette di andare subito al dunque. E’ Gesù che taglia corto. Se vuoi qualcosa di bello dalla vita devi ricostruirtela da capo, devi rinascere di nuovo, devi cambiare radicalmente, devi fare tabula rasa di tante idiozie in cui sei imbragato. Hai in mente un ragazzino innocente e pulito? Così devi ritornare. E chi ti fa tornare così? Non certo la medicina o l’estetica, o qualche operazione maxillo-facciale, è opera solo dello Spirito. C’è qualcosa che va al di là delle leggi che osservi e fai osservare, che proponi e che difendi: lo Spirito. Apri la tua vita al suo soffio. Sei troppo ingabbiato. Hai fatto della religione un legame e non una felicità, un banco delle imposte e non un vento di libertà. Siamo in un mondo diverso, che è già cominciato con me. Dio ha tanto amato il mondo da mandare suo Figlio ad affrontare una sofferenza inaudita per dirti quanto ci vuole bene e quanto il Tempio si sta allontanando dal suo progetto. Non ti accorgi di quanto stai seduto invece che metterti a servizio della povera gente, all’ascolto del sussurro del mondo che vuole cose nuove, vuole spirito e vita e non leggi e gabelle? La fede che porta Gesù non è in continuità con gli aggiustamenti umani, con le nostre furbizie. E’ sempre un nuovo, non è adattabile, non è mescolabile con tutto, non è un insieme di approssimazioni. E’ una nuova nascita. E’ dura, non è possibile rientrare nel seno della madre; non è frutto di nostalgia di tempi passati, è una novità assoluta. La fede ti fa nuovo dentro e nuovo anche fuori se hai il coraggio di viverla.
Non si sa che ha fatto Nicodemo dopo questo dialogo serrato. Sicuramente si è fidato di Gesù, ha spalancato le porte allo Spirito se, come dice il vangelo, alla morte di Gesù si è unito a Giuseppe di Arimatea per sottrarre il corpo martoriato di Gesù all’infamia di una fossa comune, come sarebbe piaciuto al Sinedrio e preparare il suo corpo alla Risurrezione.

Domenico Sigalini

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