Allora chiamarono
di nuovo l’uomo che
era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria
a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un
peccatore”. Quegli rispose: “Se
sia un peccatore, non lo so; una cosa so:
prima ero cieco e ora ci vedo”. Allora
gli dissero di nuovo: “Che cosa ti
ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi? ”.
Rispose loro: “Ve l’ho già detto
e non mi avete ascoltato; perché volete
udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche
voi suoi discepoli? ”. Allora lo insultarono
e gli dissero: “Tu sei suo discepolo,
noi siamo discepoli di Mosé! Noi sappiamo
infatti che a Mosé ha parlato Dio;
ma costui non sappiamo di dove sia”.
(Giovanni 9, 24-29)
Era anche lui uno di quei ciechi che facevano
i turni da mendicante: 9-12, 15-18 tutti
i giorni, festivi compresi, soprattutto
il sabato quando tanta gente andava al
tempio a ricordare le meraviglie di Dio.
Conosciuto da tutti, da tutti compatito
e sopportato. Proprio di sabato gli si
para davanti Gesù. Gesù osa
fare del fango, in giorno di sabato, osa
spalmarglielo sugli occhi in giorno di
sabato e il cieco torna a vedere.
La gioia è garantita, la festa pure;
per questo cieco inizia una vita nuova:
salta, canta di gioia, ma non sa che cominciano
i suoi guai. Non doveva ritrovare la luce
in giorno di sabato, in un altro giorno
forse poteva starsene più tranquillo.
E così viene impigliato in una vicenda
più grande di lui. L’autorità costituita
fa una indagine; non se ne può più di
questa continua infrazione della legge
fondamentale per la religione ebraica.
Chi osa sfidare il sabato è un maledetto
da Dio, infrange il nostro codice penale
e deve pagare.
Comincia così la caccia al bestemmiatore:
come è stata, chi era, è proprio
vero, sai se ne racconta tante la gente
che non bisogna mai fidarsi di quel che
dicono. Questo è il cieco, ma può essere
finto. Dove sono i genitori? Falli chiamare.
Che dite? Chi è stato? Perché chiamate
in causa noi? Chiedete a lui che ha la
sua età. Lui non si interessa tanto
di religione. Lui sa solo che non ci vedeva,
che viveva una vita buia, senza speranza,
dipendente in tutto, con un cuore spento,
senza colori.
Oggi ogni ora che passa scopre la bellezza
della vita. Vorrebbe che tutti con lui
ammirassero il creato come se fosse nuovo;
invece stanno a litigare sui modelli di
interpretazione della realtà. Certo
occorre pensare, occorre non abboccare,
ma io ci vedo e prima nemmeno pensavo quanto
fosse bello godere delle cose che Dio ha
fatto. Ora mi invadono i colori, la mia
vita è un’altra. Non mi state
a convocare tutti i giorni, lasciatemi
godere la luce, le piante, i fiori, gli
uomini e le donne, il sorriso dei bambini,
le espressioni dei volti. Ma ormai ha l’abbonamento
agli uffici dell’inquisizione. Gli
viene il sospetto di essere cercato perché vogliono
diventare seguaci di Gesù. L’avesse
mai pensato! Gli cala addosso una serie
di improperi che lo inchiodano. Ma perché questa
gente non è felice con me per la
vista che ho ripreso? Perché continua
a indagare su chi mi ha guarito?
E in lui nasce a poco a poco non più solo
l‘interesse per la nuova vita che
lo riempie di gioia, ma il desiderio di
conoscere e incontrare colui che lo ha
guarito. Ne aveva goduto la bravura, perché gli
aveva ridato la vista, ma Lui chi è,
se questi si scaldano tanto e sempre mi
costringono a prendere posizione su di
lui? I nemici di Gesù lo portano
contro volontà sempre di più verso
di Lui. Lo tormentano per distaccarlo dal
Nazzareno, e in lui invece nasce la sete
di Lui.
Non ci aveva mai pensato, lui tirava a
campare, la vita era dura, non sapeva di
Gesù, né gli interessava.
I farisei scornati devono ammettere il
fatto: il cieco era vero, oggi è vero
che ci vede e tutti testimoniano che è stato
Gesù. Ma i conti non tornano questo
Gesù è un inadempiente e
Dio non può stare dalla sua parte.
Non riescono a pensare il nuovo che irrompe,
non pongono mente a quanto veramente Dio
sta chiedendo a loro. Loro sanno fare solo
sentenze, mettono alla sbarra anche Dio,
come facciamo sempre anche noi. Prima di
guardarci dentro e di vedere come siamo
malati, incolliamo le nostre malattie sugli
altri.
E finalmente arriva il magico incontro
con Gesù, ancora più bello di quello
del fango spalmato sugli occhi e del dono
della vista. Ora è Gesù che
si presenta, sono io che ti ho ridato la
vista. Signore, io credo è la risposta
precisa, perentoria, senza dubbi di colui
che era stato cieco ed ora è guarito. È più coraggioso
dei suoi genitori. Lui crede, si affida,
non teme di essere buttato fuori dalla sinagoga;
ha ricevuto la vista, ma ora gli interessa
vedere la verità, contemplarla per
dare al suo nuovo mondo il vero senso. È la
fede in Gesù la sua nuova vista.
Domenico Sigalini
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