In questo numero
ERANO LE QUATTRO DEL POMERIGGIO di Domenico Sigalini

 


Vuoi sapere come tutto è cominciato nella mia vita?
Era una giornata qualunque, anche se da quando ero stato incantato da Giovanni il Battezzatore non c’era più nessuna cosa qualunque nella mia esistenza. Finalmente avevo sentito qualcuno parlare chiaro; non ce la facevo più a pensare alla religione come a qualcosa di così ammuffito come erano le cose che avvenivano nel tempio. Possibile mi dicevo che Dio si lasci ingessare così? Il Creatore, Yahweh l’onnipotente, non poteva abitare lontano dal cuore delle persone. Avevo in me sentimenti di attesa, di speranza, sognavo un mondo diverso, una vita più vera e mi vedevo Dio a custodire pietre e a registrare offerte. Sentivo il bisogno di un cambiamento, ma non ne intuivo la direzione.
Giovanni il Battista al Giordano me lo aveva fatta capire e un giorno, puntando il dito, su Gesù aveva detto: eccolo, è Lui, Lui dovete seguire, Lui si carica sulle spalle le vostre depressioni, le vostre carognate, lui si porta lontano tutto il male che siamo stati capaci di infliggerci, Lui è l’agnello che toglie la disperazione, lui è la promessa di felicità, lui è il vostri vero futuro!.
Gli siamo subito corsi dietro, a distanza; volevamo all’inizio solo curiosare, non stavamo a spiare, ma a cercare di capire. Lui si era subito accorto di noi. Mi ricordo ancora quella domanda a bruciapelo, quell’intuire che lo stavamo seguendo, che scalpitavamo dalla voglia di aprirgli il cuore, ma non ne eravamo ancora troppo sicuri. Quel suo perentorio “Chi cercate?” ha risolto tutto. Capimmo subito che con uno così, che ti guardava con quegli occhi, ci si doveva buttare. Volevamo da subito stare con Lui: “Dove abiti”? C’hai uno straccio di casa o sei come Giovanni il Battista, che vive tra i sassi? C’è un posto in cui possiamo dirti tutto quello che ci bolle nell’anima?
“Venite e vedrete, non c’è niente che non possiate condividere della mia vita. Tutto quello che sono è per voi. Non ho segreti, non ho tecniche da nascondere, non ho comodità o calcoli da tenere. Se accettate la mia compagnia, dovrete lasciare le vostre cuffie e i vostri cellulari, le vostre playstation e i vostri CD, le vostre fasciature e le vostre difese… e le vostre paure.
Abbiamo deciso di andare e siamo rimasti con lui tutto il giorno. Mi ricordo ancora come fosse ieri: erano le quattro del pomeriggio. Ho osato, ho rischiato, mi è cambiata la vita. Da allora non ho più potuto staccarmi, anche quando tutti sono fuggiti, io, l’ingenuo, secondo loro, il giovincello senza esperienza, sono rimasto là anche sotto la croce. Era tanta la gioia che tutti quelli che incontravamo dovevano sapere, essere felici come noi. Abbiamo tirato dentro perfino adulti sospettosi, pescatori di fama come Pietro. E’ stato proprio un grande dono di Dio l’avermi chiamato quel giorno, l’aver sentito una chiamata netta. Ho imparato che quando senti un appello così, non ti devi fermare, non ti devi lasciare fasciare dai ricordi, occorre buttarsi, rischiare. Quando poi nella mia vecchiaia mi sono messo a scrivere le mie riflessioni sull’intimità che nella vita ho avuto con lui, quando mi sono trovato a dovere ricordare la tristissima sua morte, quando soprattutto ho raccontato della sua risurrezione, di quella corsa col cuore in gola con Pietro la mattina di Pasqua, mi sono sempre detto: che bel pomeriggio è stato quello in cui l’ho incontrato; mi ha cambiato la vita.

Domenico Sigalini

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