Vuoi sapere come tutto è cominciato
nella mia vita?
Era una giornata qualunque, anche se da quando ero stato incantato da Giovanni
il Battezzatore non c’era più nessuna cosa qualunque nella mia esistenza.
Finalmente avevo sentito qualcuno parlare chiaro; non ce la facevo più a
pensare alla religione come a qualcosa di così ammuffito come erano le
cose che avvenivano nel tempio. Possibile mi dicevo che Dio si lasci ingessare
così? Il Creatore, Yahweh l’onnipotente, non poteva abitare lontano
dal cuore delle persone. Avevo in me sentimenti di attesa, di speranza, sognavo
un mondo diverso, una vita più vera e mi vedevo Dio a custodire pietre
e a registrare offerte. Sentivo il bisogno di un cambiamento, ma non ne intuivo
la direzione.
Giovanni il Battista al Giordano me lo aveva fatta capire e un giorno, puntando
il dito, su Gesù aveva detto: eccolo, è Lui, Lui dovete seguire,
Lui si carica sulle spalle le vostre depressioni, le vostre carognate, lui si
porta lontano tutto il male che siamo stati capaci di infliggerci, Lui è l’agnello
che toglie la disperazione, lui è la promessa di felicità, lui è il
vostri vero futuro!.
Gli siamo subito corsi dietro, a distanza; volevamo all’inizio solo curiosare,
non stavamo a spiare, ma a cercare di capire. Lui si era subito accorto di noi.
Mi ricordo ancora quella domanda a bruciapelo, quell’intuire che lo stavamo
seguendo, che scalpitavamo dalla voglia di aprirgli il cuore, ma non ne eravamo
ancora troppo sicuri. Quel suo perentorio “Chi cercate?” ha risolto
tutto. Capimmo subito che con uno così, che ti guardava con quegli occhi,
ci si doveva buttare. Volevamo da subito stare con Lui: “Dove abiti”?
C’hai uno straccio di casa o sei come Giovanni il Battista, che vive tra
i sassi? C’è un posto in cui possiamo dirti tutto quello che ci
bolle nell’anima?
“Venite e vedrete, non c’è niente che non possiate condividere
della mia vita. Tutto quello che sono è per voi. Non ho segreti, non ho
tecniche da nascondere, non ho comodità o calcoli da tenere. Se accettate
la mia compagnia, dovrete lasciare le vostre cuffie e i vostri cellulari, le
vostre playstation e i vostri CD, le vostre fasciature e le vostre difese… e
le vostre paure.
Abbiamo deciso di andare e siamo
rimasti con lui tutto il giorno. Mi ricordo
ancora come fosse ieri: erano le quattro
del pomeriggio. Ho osato, ho rischiato, mi è cambiata
la vita. Da allora non ho più potuto
staccarmi, anche quando tutti sono fuggiti,
io, l’ingenuo, secondo loro, il giovincello
senza esperienza, sono rimasto là anche
sotto la croce. Era tanta la gioia che tutti
quelli che incontravamo dovevano sapere,
essere felici come noi. Abbiamo tirato dentro
perfino adulti sospettosi, pescatori di fama
come Pietro. E’ stato proprio un grande
dono di Dio l’avermi chiamato quel
giorno, l’aver sentito una chiamata
netta. Ho imparato che quando senti un appello
così, non ti devi fermare, non ti
devi lasciare fasciare dai ricordi, occorre
buttarsi, rischiare. Quando poi nella mia
vecchiaia mi sono messo a scrivere le mie
riflessioni sull’intimità che
nella vita ho avuto con lui, quando mi sono
trovato a dovere ricordare la tristissima
sua morte, quando soprattutto ho raccontato
della sua risurrezione, di quella corsa col
cuore in gola con Pietro la mattina di Pasqua,
mi sono sempre detto: che bel pomeriggio è stato
quello in cui l’ho incontrato; mi ha
cambiato la vita.
Domenico Sigalini
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