In questo numero
GUARDARE OLRE ALTRIMENTI NON CE LA FAI di Domenico Sigalini

 


Ti sarà capitato di stare nella sofferenza e di non vederne il fondo o di sentirti oppresso da pensieri di disperazione e non percepire un minimo di speranza. Ti basterebbe un sorriso, una parola di comprensione: sarebbe quel colpo d’ala che ti ridà fiato e ti permette di tornare ad appassionarti alla vita. Invece, no! Al massimo qualche pietoso inganno, che ha le gambe più corte del tempo consumato a dirlo, oppure una frase fatta che ti ripetono tutti, soprattutto quelli che non sono mai stati toccati dalla sofferenza. Non si sentono proprio così i discepoli di Gesù, ma ci sarebbero incappati presto nella loro superficialità, nel pensare a quello che sarebbe toccato loro vivere di lì a poco, quando Gesù sarebbe stato braccato dal male e dalla morte.
“Come faranno questi poveri pescatori, che mi stanno dietro con tenacia, a reggere la vista di me, appeso a un patibolo? Come si risveglieranno dalla loro beata incoscienza incapace di leggere la vita con verità? Come faranno a capire che il Regno di Dio si inaugura con una croce?
Gesù ne chiama tre: Pietro, Giacomo e Giovanni, e li trascina su una montagna
Questo Gesù splendente nella gloria, sperimentato nella dolcezza e grandezza della paternità di Dio li riempie di stupore, fa perdere loro le dimensioni della ragione. “Non sapevano quel che dicevano”. Hanno fatto, per quanto è possibile a degli uomini, l’esperienza di Dio. I loro occhi hanno penetrato nel mistero di quell’uomo che si diceva Figlio di Dio. Allora non sono solo frasi quelle che dice! Non è solo forza di carattere, fascino, capacità umana travolgente di dare speranza quella che abbiamo sperimentato lungo le strade della Palestina!
“Questi è il Figlio mio l’eletto: ascoltatelo!”. Hanno potuto, sebbene per poco, fissare lo sguardo su Gesù. “Fissate lo sguardo su Gesù”: necessario in una  vita cristiana fatta troppo di attività, di organizzazione, di elucubrazioni, di autocompiacimenti, di opere e di sforzi per superare i nostri difetti. Siamo troppo autocentrati. Siamo incapaci di alzare lo sguardo. Scambiamo la meta con i nostri sforzi per raggiungerla e restiamo sempre al palo. Non ci misuriamo con Lui, ma stiamo a vedere che cosa riusciamo a  fare noi e lentamente perdiamo la fede. Chi ci guarda non vede Gesù nella nostra vita, chi ci vede andare a Messa la domenica non percepisce che andiamo a incontrare Lui, chi ci vede pregare non riesce a capire che stiamo dialogando e forse lottando con Lui. E il Vangelo che diciamo si riduce a somma di norme morali senza anima, cioè a un galateo, a una pur corretta applicazione alla propria vita di norme morali giuste, ma senza amore, tentate continuamente del politicamente corretto, del riportare il Vangelo alla sapienza umana del “si fa per dire”, addomesticandolo con un po’ di buon senso.
Molte nostre vite non dicono più niente a noi stessi e ancor meno agli altri perché non sappiamo tenere lo sguardo fisso su Gesù, perché non lo sappiamo vedere e intuire presente nella storia, nel volto degli uomini e donne del nostro tempo, perché non sappiamo guardare la vita in trasparenza.
Diceva l’indimenticabile Giovanni Paolo II ai giovani di Tor Vergata:
“In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”. Questo è guardare la vita in Trasfigurazione, in trasparenza; non è operazione psicologica, non è autosuggestione, ma è avere gli occhi dello Spirito, che ci permette di cogliere i tratti dell’umanità di Gesù nella nostra umanità per incontrarlo ancora vivo e poterlo amare in ogni persona.

Domenico Sigalini

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