Ti sarà capitato di stare nella sofferenza
e di non vederne il fondo o di sentirti oppresso
da pensieri di disperazione e non percepire
un minimo di speranza. Ti basterebbe un sorriso,
una parola di comprensione: sarebbe quel
colpo d’ala che ti ridà fiato
e ti permette di tornare ad appassionarti
alla vita. Invece, no! Al massimo qualche
pietoso inganno, che ha le gambe più corte
del tempo consumato a dirlo, oppure una frase
fatta che ti ripetono tutti, soprattutto
quelli che non sono mai stati toccati dalla
sofferenza. Non si sentono proprio così i
discepoli di Gesù, ma ci sarebbero
incappati presto nella loro superficialità,
nel pensare a quello che sarebbe toccato
loro vivere di lì a poco, quando Gesù sarebbe
stato braccato dal male e dalla morte.
“Come faranno questi poveri pescatori, che mi stanno dietro con tenacia,
a reggere la vista di me, appeso a un patibolo? Come si risveglieranno dalla
loro beata incoscienza incapace di leggere la vita con verità? Come faranno
a capire che il Regno di Dio si inaugura con una croce?
Gesù ne chiama tre: Pietro, Giacomo e Giovanni, e li trascina su una montagna
Questo Gesù splendente nella gloria, sperimentato nella dolcezza e grandezza
della paternità di Dio li riempie di stupore, fa perdere loro le dimensioni
della ragione. “Non sapevano quel che dicevano”. Hanno fatto, per
quanto è possibile a degli uomini, l’esperienza di Dio. I loro occhi
hanno penetrato nel mistero di quell’uomo che si diceva Figlio di Dio.
Allora non sono solo frasi quelle che dice! Non è solo forza di carattere,
fascino, capacità umana travolgente di dare speranza quella che abbiamo
sperimentato lungo le strade della Palestina!
“Questi è il Figlio mio l’eletto: ascoltatelo!”. Hanno
potuto, sebbene per poco, fissare lo sguardo su Gesù. “Fissate lo
sguardo su Gesù”: necessario in una vita cristiana fatta troppo
di attività, di organizzazione, di elucubrazioni, di autocompiacimenti,
di opere e di sforzi per superare i nostri difetti. Siamo troppo autocentrati.
Siamo incapaci di alzare lo sguardo. Scambiamo la meta con i nostri sforzi per
raggiungerla e restiamo sempre al palo. Non ci misuriamo con Lui, ma stiamo a
vedere che cosa riusciamo a fare noi e lentamente perdiamo la fede. Chi
ci guarda non vede Gesù nella nostra vita, chi ci vede andare a Messa
la domenica non percepisce che andiamo a incontrare Lui, chi ci vede pregare
non riesce a capire che stiamo dialogando e forse lottando con Lui. E il Vangelo
che diciamo si riduce a somma di norme morali senza anima, cioè a un galateo,
a una pur corretta applicazione alla propria vita di norme morali giuste, ma
senza amore, tentate continuamente del politicamente corretto, del riportare
il Vangelo alla sapienza umana del “si fa per dire”, addomesticandolo
con un po’ di buon senso.
Molte nostre vite non dicono più niente a noi stessi e ancor meno agli
altri perché non sappiamo tenere lo sguardo fisso su Gesù, perché non
lo sappiamo vedere e intuire presente nella storia, nel volto degli uomini e
donne del nostro tempo, perché non sappiamo guardare la vita in trasparenza.
Diceva l’indimenticabile Giovanni Paolo II ai giovani di Tor Vergata:
“In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui
che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui
la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete
di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui
che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che
vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che
suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la
volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla
mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza
per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e
fraterna”. Questo è guardare la vita in Trasfigurazione, in trasparenza;
non è operazione psicologica, non è autosuggestione, ma è avere
gli occhi dello Spirito, che ci permette di cogliere i tratti dell’umanità di
Gesù nella nostra umanità per incontrarlo ancora vivo e poterlo
amare in ogni persona.
Domenico Sigalini
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