Sopraffazioni nella vita ce ne sono tante
e tutti ne fanno e subiscono. Ti ribelli,
le scansi, qualche volta non puoi sfuggirle.
Ti capita sul lavoro, ti capita nello studio,
le vivi nello sport, le sopporti con gli
amici. Qualche volta ce ne fai una malattia,
qualche altra ti adatti, l’importante è che
non ti prenda la rivincita e le faccia tu
agli altri, come nella naia si facevano i
gavettoni o, spesso, qualcosa di più pesante
e talvolta addirittura mortale.
In quel pomeriggio del venerdì più nero della storia mentre per
la strade strette e contorte di Gerusalemme si snoda la più triste e la
più crudele delle processioni, mentre Gesù carico della croce arranca
su per le scale che ogni tanto alzano il livello del cammino fino a giungere
alla sommità del Calvario, passa di lì per fare un giro in città forse
per fare le ultime compere in preparazione alla festa, un uomo che viene dalla
campagna. Simone si chiama, viene da Cirene e sarà per sempre ricordato
come il Cireneo. Diventerà perfino un nome comune: fare il cireneo, addossarsi
il peso delgi altri con o senza amore. Alla soldataglia che ha sempre diritto
di vita e di morte su tutti non nasce in cuore un desiderio di alleviare il cammino
della croce a Gesù, ma la paura che muoia prima di arrivare al Calvario.
Lo hanno pestato in tutte le maniere senza pietà e senza legge, si sono
divertiti di lui fin che ha voluto e potuto, si sono scatenati la rabbia della
vita su di lui e ora rischiano di non vederlo morire come si deve o come sono
stati incaricati di fare. Meglio evitare guai e sorprese. E costrinsero Simone
di Cirene a portare la croce. La forza bruta dei soldati vince, Simone si adatta
e sicuramente incrocia gli occhi di Gesù, in Lui inizia uno sconvolgimento
della vita, vede Gesù da vicino, il suo sangue che ormai ha imbrattato
tutto il tronco della croce gli segna i vestiti, le mani, il corpo. Fa fatica,
ma è abituato al lavoro, lui sta bene, non ha passato la notte come Gesù e
soprattutto non si sente un delinquente, è un povero forzato soltanto,
a tempo e che passi più presto possibile. Se il vangelo lo ricorda come
il padre di Alessandro e Rufo significa che in seguito ha avuto una storia nella
prima comunità cristiana, che la sua vita è stata legata ai primi
cristiani. Quante volte avranno voluto i suoi figli farsi raccontare da lui come
aveva vissuto quei momenti. Papà tu hai visto Gesù? Che cosa ti
ha detto? Che cosa pensavi vicino a Lui? Come ti ha guardato? Lo hai visto fare
un piccolo sorriso quando gli hai tolto il peso dalle spalle? Era sfigurato,
ma ricordi la sua forza, la sua bellezza, ti ha detto qualche parola?
La sera del venerdì sarà tornato a casa a purificarsi, perché il
sangue dei delinquenti, dei maledetti da Dio contamina ogni uomo e tutto quello
che tocca. Avrà passato un grande sabato diverso dagli altri sia per la
rabbia per le angherie subite dai soldati, sia per quel contatto con il dolore
intenso di un condannato a morte. Anche lui ha teso l’orecchio il primo
giorno dopo il sabato, anche lui è rimasto sorpreso della notizia insperata.
Avrà voluto vedere quel lenzuolo che i discepoli avevano subito custodito
con cura, gli sarà nata la fede e la gioia di aver già fatto un
tratto di strada con il suo Signore. Se tutti debbono portare la croce, lui l’aveva
proprio presa sulle sue spalle e la costrizione di quel giorno si è cambiata
in benedizione.
Domenico Sigalini
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