L’hai fatto anche tu qualche volta
il ragazzino che si infila con furbizia nei
percorsi degli adulti e senza colpa né merito
ti sei trovato dentro una cosa più grande
di te, Dio non voglia, in qualche fatto di
sangue o in qualche resa dei conti. Sei sempre
stato curioso, hai sempre voluto osare e
sei riuscito. Così forse è di
quel ragazzetto che la notte del Getsemani
si è trovato con i dodici a condividere
la notte più buia della sua vita e
dei tempi. Di lui non sappiamo il nome, era
un ragazzetto, e se il vangelo ricorda il
fatto vuol dire che nella prima comunità cristiana
era conosciuto e che quel fatto gli ha cambiato
la vita. Che ci faceva con il solo lenzuolo
addosso là in quei giardini di notte
sotto la luna piena di Pasqua? Oso pensare
che era scappato di casa, per uno scopo preciso,
lui aveva conosciuto Gesù e si era
appostato spesso ai margini dei giardini
perché sapeva che passava la sera
di là. Quella notte aveva incrociato
questa allegra brigata di apostoli, reduci
da una cena succulenta e ben innaffiata,
stanchi e morti di sonno e si è intrufolato
tra loro, con loro ha trovato compagnia,
perché lui aveva una decisione incrollabile
voleva seguire Gesù. Lui alle cose
dei grandi non pensa, lui non sa quel che
si trama a Gerusalemme, a lui non interessa
la religione; sì, ha imparato qualche
bella lezione in Sinagoga, sa di stare a
cuore a Dio, ma non s’intende di tutte
le complicazioni con cui lo rivestono nel
Tempio. Lui però ha conosciuto Gesù.
E’ interessante vedere come non è il
solo ragazzo che segue Gesù: sulla
montagna per fortuna che ce n’è un
altro che sta mangiando i suoi panini col
pesce e che con generosità li mette
a disposizione di tutti, tra la gente si
fa strada un ragazzo ricco per carpirgli
il segreto della vita piena, lungo la strada
ce n’è un altro, stavolta disteso
in una bara e Gesù lo risuscita e
lo riconsegna vivo a sua madre, all’ingresso
a Gerusalemme sono loro che gli fanno festa…
Questo ragazzo è lì testimone
di una notte tragica e decisiva: quello che
gli si para davanti questa notte gli rimarrà negli
occhi e nell’animo per sempre. Ha forse
notato le lacrime di Gesù nella notte,
lui lo seguiva e non poteva non restare incantato
e turbato, assonnato come tutti i ragazzi,
ma sveglio senza difficoltà quando
il cuore canta a mille e l’adrenalina
ti sale al cervello. Vede Gesù nella
sua statura di messia: alto, sveglio, dolente,
ma capace di rendere la sua faccia dura come
la pietra contro il dolore e la paura; e
da ultimo ha sentito la sua sfuriata al commando
del rapimento: mi siete venuti a prendere
come un ladro, io non mi sono mia nascosto
da nessuno, ho sempre detto alto il mio amore
per tutti e voi mi avete teso una trappola
come si fa coi topi! Questo orto degli ulivi
non è nessuna trappola, sono io che
mi consegno a voi, è importante che
il piano di amore di Dio l’Altissimo,
il mio amato Padre si compia; mi potevate
prendere anche nel Tempio se aveste avuto
in cuore un ideale e non in tasca una paga.
Tutti scappano, anche Pietro, anche gli altri;
lui, il ragazzetto, non è capace di
lasciare: lui seguiva Gesù. E la soldataglia
non ha difficoltà a prenderlo; un
ragazzo può sempre servire; a questo
punto mette in atto tutta la sua furbizia
e la sua intelligenza sguscia nudo dal lenzuolo
lasciando in mano ai soldati solo la sua
seconda pelle. E corre, forse piange, ma
corre con un istinto di conservazione che
vince la delusione del suo cuore. Ci sarà un
Altro che tra qualche giorno ghermito dalla
morte verrà disteso in un lenzuolo,
anche Lui ne scivolerà fuori, non
per fuggire dalla morte, ma con la risurrezione
per vincerla: Gesù. Quel ragazzetto
anticipa nel simbolo la vittoria definitiva
sulla morte. Se ne fuggì via nudo,
ma libero, senza niente, con il cuore pieno
di un amore che al momento sembra finito
in tragedia, ma che presto ritroverà la
sua pienezza e la sua novità.
Domenico Sigalini
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