In questo numero
IL RAGAZZINO SGUSCIATO NUDO DALLE MANI DELLA POLIZIA di Domenico Sigalini

 


L’hai fatto anche tu qualche volta il ragazzino che si infila con furbizia nei percorsi degli adulti e senza colpa né merito ti sei trovato dentro una cosa più grande di te, Dio non voglia, in qualche fatto di sangue o in qualche resa dei conti. Sei sempre stato curioso, hai sempre voluto osare e sei riuscito. Così forse è di quel ragazzetto che la notte del Getsemani si è trovato con i dodici a condividere la notte più buia della sua vita e dei tempi. Di lui non sappiamo il nome, era un ragazzetto, e se il vangelo ricorda il fatto vuol dire che nella prima comunità cristiana era conosciuto e che quel fatto gli ha cambiato la vita. Che ci faceva con il solo lenzuolo addosso là in quei giardini di notte sotto la luna piena di Pasqua? Oso pensare che era scappato di casa, per uno scopo preciso, lui aveva conosciuto Gesù e si era appostato spesso ai margini dei giardini perché sapeva che passava la sera di là. Quella notte aveva incrociato questa allegra brigata di apostoli, reduci da una cena succulenta e ben innaffiata, stanchi e morti di sonno e si è intrufolato tra loro, con loro ha trovato compagnia, perché lui aveva una decisione incrollabile voleva seguire Gesù. Lui alle cose dei grandi non pensa, lui non sa quel che si trama a Gerusalemme, a lui non interessa la religione; sì, ha imparato qualche bella lezione in Sinagoga, sa di stare a cuore a Dio, ma non s’intende di tutte le complicazioni con cui lo rivestono nel Tempio. Lui però ha conosciuto Gesù. E’ interessante vedere come non è il solo ragazzo che segue Gesù: sulla montagna per fortuna che ce n’è un altro che sta mangiando i suoi panini col pesce e che con generosità li mette a disposizione di tutti, tra la gente si fa strada un ragazzo ricco per carpirgli il segreto della vita piena, lungo la strada ce n’è un altro, stavolta disteso in una bara e Gesù lo risuscita e lo riconsegna vivo a sua madre, all’ingresso a Gerusalemme sono loro che gli fanno festa…
Questo ragazzo è lì testimone di una notte tragica e decisiva: quello che gli si para davanti questa notte gli rimarrà negli occhi e nell’animo per sempre. Ha forse notato le lacrime di Gesù nella notte, lui lo seguiva e non poteva non restare incantato e turbato, assonnato come tutti i ragazzi, ma sveglio senza difficoltà quando il cuore canta a mille e l’adrenalina ti sale al cervello. Vede Gesù nella sua statura di messia: alto, sveglio, dolente, ma capace di rendere la sua faccia dura come la pietra contro il dolore e la paura; e da ultimo ha sentito la sua sfuriata al commando del rapimento: mi siete venuti a prendere come un ladro, io non mi sono mia nascosto da nessuno, ho sempre detto alto il mio amore per tutti e voi mi avete teso una trappola come si fa coi topi! Questo orto degli ulivi non è nessuna trappola, sono io che mi consegno a voi, è importante che il piano di amore di Dio l’Altissimo, il mio amato Padre si compia; mi potevate prendere anche nel Tempio se aveste avuto in cuore un ideale e non in tasca una paga. Tutti scappano, anche Pietro, anche gli altri; lui, il ragazzetto, non è capace di lasciare: lui seguiva Gesù. E la soldataglia non ha difficoltà a prenderlo; un ragazzo può sempre servire; a questo punto mette in atto tutta la sua furbizia e la sua intelligenza sguscia nudo dal lenzuolo lasciando in mano ai soldati solo la sua seconda pelle. E corre, forse piange, ma corre con un istinto di conservazione che vince la delusione del suo cuore. Ci sarà un Altro che tra qualche giorno ghermito dalla morte verrà disteso in un lenzuolo, anche Lui ne scivolerà fuori, non per fuggire dalla morte, ma con la risurrezione per vincerla: Gesù. Quel ragazzetto anticipa nel simbolo la vittoria definitiva sulla morte. Se ne fuggì via nudo, ma libero, senza niente, con il cuore pieno di un amore che al momento sembra finito in tragedia, ma che presto ritroverà la sua pienezza e la sua novità.

Domenico Sigalini

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