In questo numero
AIDS, IL FUTURO COMPROMESSO di Nicola Di Mauro

 


 «L’Aids rimane tuttora un pericolo e non si deve abbassare la guardia». La dichiarazione, diramata ufficialmente, proviene dall’Unaids, il programma dell’Onu sull’Hiv-Aids, secondo cui le persone infette nel 2005 (anno che ha registrato il picco più alto di decessi per Aids dal 1981) sono state ben 4 milioni e 900 mila (di cui 700 mila bambini sotto i 15 anni), e tali da portare a 40 milioni e 300 mila il totale dei malati di Aids. Nel 2004 le vittime totali del virus sono state 37,8 milioni (fra cui 17 milioni di donne e 2, 1 milioni di bambini). L’elevata propagazione del virus è dunque un concreto e accertato dato di fatto.

L’Aids in cifre nel mondo

Nell’Asia meridionale e Sud orientale si sono presi il virus Hiv 7 milioni di persone; 500 mila in Medio Oriente; 1 milione e 600 mila in America Latina; 1 milione in Nord America; 580 mila in Europa. Ma nel continente più povero del pianeta, l’Africa, la situazione si è rivelata ancora più tragica e allarmante. L’Aids copre come un sudario tre quarti di tutto il continente nero. Le cifre sono esplicative di una realtà estremamente rischiosa, dolorosa e drammatica: 26 milioni i sieropositivi individuati nell’Africa subsahariana, oltre mezzo milione gli infettati nell’Africa settentrionale. In una regione del Sud Africa (con più di 5 milioni di sieropositivi) un malato su 3 è sieropositivo. Solo il 5% dei malati viene sottoposto a cure mediche, solo il 12% riceve le medicine necessarie. E solo l’1% può permettersi di usufruire di medicine molto costose. Si contano inoltre tra gli 11 e i 15 milioni di orfani. Attualmente in Africa, fra le vittime colpite dal virus sono destinate a morire in tempi brevi quasi 6 milioni di persone. Un bambino infetto o sieropositivo ha un arco di vita di soli 6 o 7 anni. L’aspettativa di vita si è abbassata di 30 anni. Ancora delle cifre per definire uno scenario disperante: in Africa muoiono di Aids 5 persone ogni minuto; 300 ogni ora; 7000 ogni giorno; 2,5 milioni ogni anno. Ogni 15 secondi circa un bambino africano resta orfano a causa dell’Aids. Nel 2010 si prevede che gli orfani a causa del virus, nel continente nero, saranno 25 milioni. L’Unicef ha stimato che la spesa per portare il soccorso necessario a questi bambini nel corso dei prossimi 3 anni si aggiri sui 55 miliardi di dollari (50 mila dollari al giorno). Questi dati sono confermati dall’Oms, e si tratta di statistiche oltretutto approssimative.

L'epidemia

L'Aids sarà la più seria malattia infettiva nel mondo per i prossimi dieci anni. Non hanno avuto dubbi gli esperti riunitisi nello scorso dicembre a Glasgow, nel Congresso internazionale sulla terapia dell'infezione da HIV, il più importante appuntamento scientifico sull'Aids in Europa.
Secondo Kevin De Cock, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, "In alcuni Paesi, i nuovi casi della malattia continuano ad aumentare e il dilagare dell'infezione sta causando una vera e propria epidemia di orfani". Senza contare le gravissime conseguenze che si stanno avendo a livello economico. Rendere, quindi, le terapie disponibili a tutti e in tutto il mondo è una qualcosa di urgente.
Basti pensare che nell'Africa Sub-Sahariana il 70% delle persone colpite dall'infezione non ha ancora accesso alle cure. Per Roy Gulick, della Cornell University di New York, un’altra urgenza consiste nel risolvere i problemi legati alla tossicità e alla comparsa di ceppi del virus resistenti ai farmaci. Nei Paesi industrializzati come quelli in via di sviluppo le terapie antiretrovirali hanno funzionato bene, ma per aumentare l'efficacia e per riuscire a ritagliare terapie su misura a seconda delle caratteristiche e della risposta del paziente sono necessari nuovi studi che mettano a confronto i farmaci esistenti.
Servono anche nuovi strumenti per la diagnosi, soprattutto per interpretare precocemente la risposta ai farmaci e servono test genetici che permettano di calibrare la cura nel modo più sicuro ed efficace.
Un'altra priorità è la lotta alla tubercolosi, attualmente la più seria malattia che colpisce le persone sieropositive: soprattutto in Africa si riscontra un aumento dei casi, insieme alla comparsa di ceppi di tubercolosi resistenti ai farmaci.

La terapia

Da noi, in Occidente, le terapie ora sono più facili. Nel 1996, chi era ammalato doveva prendere anche 28 pillole al giorno, oggi se ne prendono da una ad un massimo di sei. Inoltre ci sono ben 22 farmaci antiretrovirali. E prossimamente entreranno in commercio altri tre nuovi farmaci. Ma la sfida, non è tanto andare in cerca di nuove molecole più sicure ed efficaci, quanto riuscire a utilizzare quelle disponibili nel modo migliore, in una nuova prospettiva.
Con i nuovi farmaci, l’inizio della cura può essere anticipato e di molto. Un tempo erano i pesanti effetti collaterali dei farmaci a spingere i medici a cominciare la cura il più tardi possibile, "ma se gli effetti collaterali sono minori cominciare precocemente non é rischioso", afferma Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto Superiore di Sanità. Quando il numero di cellule immunitarie (CD4) ha una presenza di circa 350 per microlitro di sangue, la cura può essere avviata.
Accanto al numero di CD4, anche il numero di particelle del virus presenti nel sangue (carica virale) sta diventando un riferimento sempre più importante, soprattutto quando compaiono mutazioni che rendono il virus Hiv resistente ai farmaci ed è quindi necessario passare a una nuova terapia. In questi pazienti, "il nuovo obiettivo non è più tanto mantenere alto il numero dei CD4, quanto azzerare la carica virale", osserva Giuseppina Liuzzi, dell'Istituto Spallanzani di Roma. E proprio uno studio condotto dallo Spallanzani e coordinato da Mauro Zaccarelli, ha calcolato che grazie ai nuovi farmaci il tempo medio necessario per azzerare la carica virale è di 6 mesi: "Dal 1999 ad oggi c’è stata una progressiva riduzione del tempo necessario per azzerare la presenza del virus e aumentare la sopravvivenza".

La mutazione

Il virus dell’Hiv si sta trasformando. E la sua mutazione è cattiva. Anzi cattivissima. È la più pericolosa finora identificata nei pazienti con resistenza ai farmaci. Ancora una volta, il contributo dei nostri scienziati è stato essenziale. E sì, perché la terrificante mutazione del virus è stata scoperta grazie ai ricercatori dell'Istituto Spallanzani di Roma. Qui sono stati studiati tutti i dati di circa 800 pazienti in un periodo di tempo di ben 7 anni.
La nuova mutazione, chiamata V118I, è stata descritta nel Congresso internazionale sulla terapia delle infezioni da Hiv, a Glasgow. La mutazione V118I è stata individuata in 114 malati. "I dati - hanno osservato i ricercatori - sono ancora preliminari e hanno bisogno di ulteriori conferme, ma la presenza di questa mutazione sembrerebbe indicare che il virus si è rafforzato molto ed è diventato più aggressivo". In pratica, la presenza di questa sola mutazione potrebbe essere un marcatore della gravità della malattia, perché i pazienti che hanno questa mutazione del virus reagiscono meno alle medicine e hanno un passaggio verso l’Aids conclamato decisamente più rapido e quindi, hanno una maggiore probabilità di mortalità a breve tempo.
Dopo questa cattiva notizia, una buona. Dieci anni dopo l'introduzione dei farmaci che hanno cambiato il volto dell'Aids, aumentando la sopravvivenza delle persone colpite dal virus Hiv, un altro cambiamento è alle porte e promette di rendere la cura dell'Aids più facile da gestire, con minori effetti collaterali, più efficace e sempre più rispondente alle caratteristiche genetiche e biologiche dei pazienti.
Dal 1996 ad oggi si calcola che soltanto negli Stati Uniti con l’uso delle medicine appropriate, sono stati guadagnati tre milioni di anni-vita. Si cominciano a vedere, quindi, anche i primi benefici delle cure introdotte a partire dal 2002 in alcuni Paesi in via di sviluppo, come l'Uganda, dove sopravvive il 90% di coloro che prendono i farmaci.

Giovani poco informati
Si sa tutto. Si legge di tutto. Ma delle cose importanti, alla fin fine si conosce poco. A dirlo è addirittura l’Anlaids. Secondo i suoi studi per il 27% dei giovani italiani esiste addirittura già un vaccino per l’Aids. Un’altra favola alla quale si crede facilmente. Ne consegue che i giovani sono sempre più sprovveduti nell'affrontare il rischio dell'Aids. Inoltre, il 16% dei giovani crede erroneamente che la trasmissione del virus si possa prevenire con la pillola anticoncezionale e il 38% con un bacio profondo. I dati si commentano da sé. In fondo, però, pochi sanno che vivere non è come partecipare ad una trasmissione televisiva.

Nicola Di Mauro

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