«L’Aids rimane tuttora
un pericolo e non si deve abbassare la guardia».
La dichiarazione, diramata ufficialmente,
proviene dall’Unaids, il programma
dell’Onu sull’Hiv-Aids, secondo
cui le persone infette nel 2005 (anno che
ha registrato il picco più alto di
decessi per Aids dal 1981) sono state ben
4 milioni e 900 mila (di cui 700 mila bambini
sotto i 15 anni), e tali da portare a 40
milioni e 300 mila il totale dei malati di
Aids. Nel 2004 le vittime totali del virus
sono state 37,8 milioni (fra cui 17 milioni
di donne e 2, 1 milioni di bambini). L’elevata
propagazione del virus è dunque un
concreto e accertato dato di fatto.
L’Aids in cifre nel mondo
Nell’Asia
meridionale e Sud orientale si sono presi
il virus Hiv 7 milioni di persone; 500 mila
in Medio Oriente; 1 milione e 600 mila in
America Latina; 1 milione in Nord America;
580 mila in Europa. Ma nel continente più povero
del pianeta, l’Africa,
la situazione si è rivelata ancora
più tragica e allarmante. L’Aids
copre come un sudario tre quarti di tutto
il continente nero. Le cifre sono esplicative
di una realtà estremamente rischiosa,
dolorosa e drammatica: 26 milioni i sieropositivi
individuati nell’Africa subsahariana,
oltre mezzo milione gli infettati nell’Africa
settentrionale. In una regione del Sud Africa
(con più di 5 milioni di sieropositivi)
un malato su 3 è sieropositivo. Solo
il 5% dei malati viene sottoposto a cure
mediche, solo il 12% riceve le medicine necessarie.
E solo l’1% può permettersi
di usufruire di medicine molto costose. Si
contano inoltre tra gli 11 e i 15 milioni
di orfani. Attualmente in Africa, fra le
vittime colpite dal virus sono destinate
a morire in tempi brevi quasi 6 milioni di
persone. Un bambino infetto o sieropositivo
ha un arco di vita di soli 6 o 7 anni. L’aspettativa
di vita si è abbassata di 30 anni.
Ancora delle cifre per definire uno scenario
disperante: in Africa muoiono di Aids 5 persone
ogni minuto; 300 ogni ora; 7000 ogni giorno;
2,5 milioni ogni anno. Ogni 15 secondi circa
un bambino africano resta orfano a causa
dell’Aids. Nel 2010 si prevede che
gli orfani a causa del virus, nel continente
nero, saranno 25 milioni. L’Unicef
ha stimato che la spesa per portare il soccorso
necessario a questi bambini nel corso dei
prossimi 3 anni si aggiri sui 55 miliardi
di dollari (50 mila dollari al giorno). Questi
dati sono confermati dall’Oms, e si
tratta di statistiche oltretutto approssimative.
L'epidemia
L'Aids sarà la più seria
malattia infettiva nel mondo per i prossimi
dieci anni. Non hanno avuto dubbi gli esperti
riunitisi nello scorso dicembre a Glasgow,
nel Congresso internazionale sulla terapia
dell'infezione da HIV, il più importante
appuntamento scientifico sull'Aids in Europa.
Secondo Kevin De Cock, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, "In
alcuni Paesi, i nuovi casi della malattia continuano ad aumentare e il dilagare
dell'infezione sta causando una vera e propria epidemia di orfani". Senza
contare le gravissime conseguenze che si stanno avendo a livello economico. Rendere,
quindi, le terapie disponibili a tutti e in tutto il mondo è una qualcosa
di urgente.
Basti pensare che nell'Africa Sub-Sahariana il 70% delle persone colpite dall'infezione
non ha ancora accesso alle cure. Per Roy Gulick, della Cornell University di
New York, un’altra urgenza consiste nel risolvere i problemi legati alla
tossicità e alla comparsa di ceppi del virus resistenti ai farmaci. Nei
Paesi industrializzati come quelli in via di sviluppo le terapie antiretrovirali
hanno funzionato bene, ma per aumentare l'efficacia e per riuscire a ritagliare
terapie su misura a seconda delle caratteristiche e della risposta del paziente
sono necessari nuovi studi che mettano a confronto i farmaci esistenti.
Servono anche nuovi strumenti per la diagnosi, soprattutto per interpretare precocemente
la risposta ai farmaci e servono test genetici che permettano di calibrare la
cura nel modo più sicuro ed efficace.
Un'altra priorità è la lotta alla tubercolosi, attualmente la più seria
malattia che colpisce le persone sieropositive: soprattutto in Africa si riscontra
un aumento dei casi, insieme alla comparsa di ceppi di tubercolosi resistenti
ai farmaci.
La terapia
Da noi, in Occidente, le terapie ora sono più facili. Nel 1996,
chi era ammalato doveva prendere anche 28 pillole al giorno, oggi se ne prendono
da una ad un massimo di sei. Inoltre ci sono ben 22 farmaci antiretrovirali.
E prossimamente entreranno in commercio altri tre nuovi farmaci. Ma la sfida,
non è tanto
andare in cerca di nuove molecole più sicure ed efficaci, quanto riuscire
a utilizzare quelle disponibili nel modo migliore, in una nuova prospettiva.
Con i nuovi farmaci, l’inizio della cura può essere anticipato e
di molto. Un tempo erano i pesanti effetti collaterali dei farmaci a spingere
i medici a cominciare la cura il più tardi possibile, "ma se gli
effetti collaterali sono minori cominciare precocemente non é rischioso",
afferma Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto Superiore
di Sanità. Quando il numero di cellule immunitarie (CD4) ha una presenza
di circa 350 per microlitro di sangue, la cura può essere avviata.
Accanto al numero di CD4, anche il numero di particelle del virus presenti nel
sangue (carica virale) sta diventando un riferimento sempre più importante,
soprattutto quando compaiono mutazioni che rendono il virus Hiv resistente ai
farmaci ed è quindi necessario passare a una nuova terapia. In questi
pazienti, "il nuovo obiettivo non è più tanto mantenere alto
il numero dei CD4, quanto azzerare la carica virale", osserva Giuseppina
Liuzzi, dell'Istituto Spallanzani di Roma. E proprio uno studio condotto dallo
Spallanzani e coordinato da Mauro Zaccarelli, ha calcolato che grazie ai nuovi
farmaci il tempo medio necessario per azzerare la carica virale è di 6
mesi: "Dal 1999 ad oggi c’è stata una progressiva riduzione
del tempo necessario per azzerare la presenza del virus e aumentare la sopravvivenza".
La mutazione
Il virus dell’Hiv si sta trasformando. E la sua mutazione è cattiva.
Anzi cattivissima. È la più pericolosa finora identificata nei
pazienti con resistenza ai farmaci. Ancora una volta, il contributo dei nostri
scienziati è stato essenziale. E sì, perché la terrificante
mutazione del virus è stata scoperta grazie ai ricercatori dell'Istituto
Spallanzani di Roma. Qui sono stati studiati tutti i dati di circa 800 pazienti
in un periodo di tempo di ben 7 anni.
La nuova mutazione, chiamata V118I, è stata descritta nel Congresso internazionale
sulla terapia delle infezioni da Hiv, a Glasgow. La mutazione V118I è stata
individuata in 114 malati. "I dati - hanno osservato i ricercatori - sono
ancora preliminari e hanno bisogno di ulteriori conferme, ma la presenza di questa
mutazione sembrerebbe indicare che il virus si è rafforzato molto ed è diventato
più aggressivo". In pratica, la presenza di questa sola mutazione
potrebbe essere un marcatore della gravità della malattia, perché i
pazienti che hanno questa mutazione del virus reagiscono meno alle medicine e
hanno un passaggio verso l’Aids conclamato decisamente più rapido
e quindi, hanno una maggiore probabilità di mortalità a breve tempo.
Dopo questa cattiva notizia, una buona. Dieci anni dopo l'introduzione dei farmaci
che hanno cambiato il volto dell'Aids, aumentando la sopravvivenza delle persone
colpite dal virus Hiv, un altro cambiamento è alle porte e promette di
rendere la cura dell'Aids più facile da gestire, con minori effetti collaterali,
più efficace e sempre più rispondente alle caratteristiche genetiche
e biologiche dei pazienti.
Dal 1996 ad oggi si calcola che soltanto
negli Stati Uniti con l’uso delle medicine
appropriate, sono stati guadagnati tre milioni
di anni-vita. Si cominciano a vedere, quindi,
anche i primi benefici delle cure introdotte
a partire dal 2002 in alcuni Paesi in via
di sviluppo, come l'Uganda, dove sopravvive
il 90% di coloro che prendono i farmaci.
Giovani poco informati
Si sa tutto. Si legge
di tutto. Ma delle cose importanti, alla
fin fine si conosce poco. A dirlo è addirittura
l’Anlaids.
Secondo i suoi studi per il 27% dei giovani
italiani esiste addirittura già un
vaccino per l’Aids. Un’altra
favola alla quale si crede facilmente. Ne
consegue che i giovani sono sempre più sprovveduti
nell'affrontare il rischio dell'Aids. Inoltre,
il 16% dei giovani crede erroneamente che
la trasmissione del virus si possa prevenire
con la pillola anticoncezionale e il 38%
con un bacio profondo. I dati si commentano
da sé. In fondo, però, pochi
sanno che vivere non è come partecipare
ad una trasmissione televisiva.
Nicola Di Mauro
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