In questo numero
PRESENTIAMOCI... IN POWER POINT di Francesco Cravero

Perché non presentare i propri lavori
in modo originale, facile da seguire,
al fine di catturare l'attenzione di chi ascolta?
Ecco alcuni suggerimenti
che possone essere utilizzati
anche all'esame... e non solo.

 


Se hai qualcosa da dire, dilla, e poi taci.

Harry ti presento Sally
Cambia tutto! Eh sì, perché un conto è parlare a qualcuno di un amico. Un altro, presentarglielo e passare insieme la serata. Altro ancora sarebbe descriverlo per lettera. Eh sì, cambia proprio tutto.
Con le presentazioni multimediali poi, cambia non solo il look, ma l'impatto.
Anche se gli elementi in gioco sono gli stessi, nelle presentazioni c'è sempre una figura di spicco, asimmetrica, un «presentatore», ciò che fa la differenza è ciò che vi è prima dell'evento vero e proprio.

La presentazione multimediale
Nel caso delle presentazioni multimediali abbiamo tre azioni. Bisogna, infatti, gestire la presentazione-evento; allestire la presentazione-supporto; elaborare quanto si intende esporre.
Ecco le questioni cui daremo più o meno approfondita risposta: quando e perché impiegare una presentazione multimediale, come strutturarla e realizzarla (testo e grafica), come utilizzarla al meglio.
Nel farlo, alterneremo esposizione ed esercizi (che sono poi dei modelli di lavoro).
-> Accendi il computer: tra un po' potrebbe servirti.

Obiettivo comunicazione
Per avvisare di un ritardo, occorre un telefonino. Per decidere l'acquisto di un'automobile non si può fare a meno di una rivista del settore. Per raccontare le vacanze, servono le foto. Per confidarsi con un amico, basta una birra.
Ad ogni situazione comunicativa, i suoi strumenti ed i suoi canali: ma per un'esposizione frontale ci vuole sempre una presentazione. Ne va della sua riuscita.

Tiene il segno
C'è chi riesce a rivolgersi ad un pubblico, più o meno nutrito, stando seduto a leggere il proprio intervento, chi sente almeno il dovere di alzarsi in piedi, chi senza lavagna non comincia nemmeno: ha bisogno di un supporto. Non per sé - sa bene cosa dire - bensì per gli altri: perché possano seguire meglio, «tenere il segno».
Vantaggio non da poco, quel supporto gli farà da supporter, prezioso punto d'appoggio.
Una presentazione ben costruita, infatti,  aiuta a non perdere il filo (l'esposizione segue le videate), a riprenderlo con facilità se smarrito (basta un'occhiata allo schermo), a riguadagnarlo se interrotto da una lunga parentesi (rimando alla pagina visualizzata), a ribadire un'idea (inserendola più volte), a riassumere la trattazione (ripercorrendo le diverse slide).

L’occhio e la sua parte
Oltre ad agevolare il buon svolgimento della trattazione, una buona presentazione permette di  vivacizzare l'esposizione (colori ed effetti), esibire la documentazione del caso, evocare attraverso immagini appropriate.
L'esposizione orale, infatti, dà luogo ad una ritenzione assai debole, quantificabile intorno al 5%. Lo scritto permette di raddoppiare la prestazione, arrivando all'incirca al 10%. Ma è con un supporto audiovisivo che si raggiunge il massimo: coinvolgimento e memorizzazione.
L'occhio, insomma, vuole la sua parte. Oggi più che mai.

Ascolto, impatto, figura
In definitiva, si appronta una presentazione multimediale quando si ha qualcosa da dire ad un pubblico specifico e si vuole far passare un messaggio: favorire l'ascolto, avere impatto e fare bella figura.
Quando si desidera curare la comunicazione, insomma, ed il contesto è quello adatto. Non in ogni caso.
Anche se un parroco del Veneto si è attrezzato di power point per le sue prediche, sconsigliamo vivamente il ricorso a tale strumento, per esempio, per dichiararsi alla propria bella!

? In quali occasioni e per quali argomenti potresti avvalerti di una presentazione multimediale? Pensaci un attimo.
-> Concretizza la risposta scrivendo: ti aiuterà a leggere ad applicare quanto segue.

Come un film
Senza sceneggiatura, non si gira un film. Molto prima del fatidico primo «ciack», troviamo il soggetto; spesso ripreso da un libro, un romanzo o un avvenimento realmente accaduto. Se manca questo, le telecamere rimangono ferme.
Prerequisito ineludibile per approntare una presentazione è aver individuato il soggetto: di cosa parlare, che cosa dirne. Si passerà quindi alla sceneggiatura e, infine, alle riprese.

Alla base
In linea di massima, una presentazione è un testo di secondo grado: c’è sempre un altro documento che lo precede. Se non c'è, allora occorre provvedere… mettendosi alla ricerca di un documento di base.

? Se, continuando nella lettura, vuoi misurarti con la realizzazione di una presentazione, procurati un «documento di base».
-> Puoi prendere un lavoro già svolto (una ricerca scolastica, una tesina preparata per un esame), scriverne uno per l'occasione o scegliere un articolo dalla rivista o da qualche altra fonte.  D'ora in avanti sarà il tuo punto di riferimento: il testo da presentare.

Il canovaccio
Individuato il documento di base, la prima operazione che ci aspetta è il contrario di una noiosa trascrizione in prosa.
Là si parte da un testo poetico per crearne uno più lungo e pesante, più chiaro (si spera). Qui è quasi questione di mettere in versi: abbreviare e rendere bello.
Ma andiamo con ordine.

La selezione
È evidente: a video non va tutto il testo di partenza (come non metteremmo l'intera sbobinatura dell'intervento). Ma cosa selezionare?
Un metodo pratico consiste nel suddividere il discorso continuo del documento di partenza in grandi blocchi logici e questi in paragrafi. Per ogni paragrafo si tratta quindi di individuare una, due frasi importanti e di evidenziarne la o le parole chiave. Queste ultime finiranno sullo schermo.
Il tutto, insomma, un po' come se stessimo prendendo appunti.

Testuali parole
Indicativamente, su una schermata non devono esserci più di 5-7 righe di testo, ciascuna con non più di 5-7 parole. Sempre meglio meno che più.
Quanto al testo, in linea di massima dovrebbe rispondere a tre criteri:

  • si deve capire subito, senza doverci tornare su;
  • si deve capire senza ambiguità;
  • si deve capire in fretta (deve cioè contenere quanto necessario e quanto sufficiente, non di più, non di meno).

Non basta. Bisogna scegliere uno stile (se utilizzare singole parole o brevi frasi, magari nominali, tipo titoli) e, possibilmente, attenervisi (almeno per più schermate o per slide  dello stesso taglio).

Non solo lettere
Occorre inoltre valutare se, come e quando inserire delle immagini e di che tipo:  schemi grafici o disegni ad hoc  per illustrare quanto si va dicendo; immagini suggestive per introdurre, incuriosire, toccare l'emotività; fotografie apposite per documentare ecc. Sempre che se ne disponga di belle.
Quanto alla musica, dato il carattere espositivo di una comunicazione frontale, sarà bene astenersi (a meno che si tratti proprio di una conferenza sulla musica o di un unico brano scelto ad hoc per segnare un momento particolare dell'esposizione).

? Tocca a te: «lavora» il testo di partenza che hai scelto e trasformalo in canovaccio. Il risultato dell'operazione dev'essere qualcosa tipo degli appunti di lezione, ma ben scritti.
-> Se ti viene qualche idea su grafica, colori, effetti speciali, musica… appuntatela: non va utilizzata subito, ma neppure buttata e persa.
-> Se vuoi, puoi lavorare direttamente a computer, in videoscrittura.

Sequenziali e ipertestuali
Prima di abbozzare le singole diapositive che comporranno la presentazione, è bene interrogarsi sul loro concatenamento: quale logica guiderà il montaggio?
Sono possibili due alternative: sequenziale (le slide si susseguono ordinatamente una dopo l'altra) e ipertestuale (le slide sono fruibili in più modi, secondo diversi percorsi).
Quest’ultima è quasi d’obbligo quando si intende coinvolgere il pubblico proponendogli delle alternative di scelta fra il materiale proposto.
Al contrario, se l'esposizione è lineare, si dovrà ricorrere alla struttura sequenziale.
In questa sede, ci occuperemo di quest'ultima.

Francesco Cravero

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