In questo numero
GUGLIELMO MARCONI di Cristina Siccardi

 


Una vita intensissima la sua, avventurosa, complessa, costellata di colpi di scena che venivano dalla sua mente geniale. Scoperte ed invenzioni che hanno rivoluzionato il mondo, la comunicazione fra gli uomini di terra e di mare. Impossessandosi del segreto delle onde elettromagnetiche e del loro fluttuare nello spazio, Guglielmo Marconi ha mutato il corso degli eventi, non solo velocizzando le informazioni familiari e pubbliche, ma incidendo su decisioni e scelte di portata storica. Disse e lasciò scritto: «Le mie invenzioni sono per salvare l'umanità, non per distruggerla…». Si infranse il muro del silenzio che fino a lui aveva separato i continenti: dandogli voce ebbe inizio l'informazione globale e alle sue scoperte lo scienziato seppe dare valore industriale, commerciale e finanziario, non certo per mercificare la scienza, ma per porre la scienza stessa al servizio dell'umanità, generando contemporaneamente risorse necessarie per incrementare nuove ricerche e nuove scoperte.
Nulla è più stato come prima, la storia privata e collettiva, quella sociale e produttiva, economica e politica, formativa e culturale, dello spettacolo e del divertimento; ma la memoria del padre della radio, che molto onore ebbe in vita, con il trascorrere dei decenni è andata affievolendosi, soprattutto per ragioni politiche (Marconi si era schierato con il regime fascista), ma non solo: l'ostilità di alcuni ambienti culturali italiani risale all'autonomia scientifica dello stesso Marconi e probabilmente l’intellighenzia delle accademie e delle Università per questo fatto non lo ha mai perdonato, così come non gli ha perdonato di essere stato per circa trent'anni l'unico italiano premio Nobel nella fisica.

La prima radiocomunicazione oltre oceano
Nel 1901 ebbero inizio le installazioni degli impianti a Poldhu, in Cornovaglia e a Cape Cod, negli Stati Uniti. Marconi, ha 27 anni e si è prefisso di trasmettere segnali attraverso l'Atlantico. È il 12 dicembre: dalla stazione di Poldhu viene lanciata una successione ritmica dei tre punti corrispondenti alla lettera «S» dell'alfabeto Morse alla stazione ricevente installata a St.John's di Terranova, in Canada. Ma quell'approdo così importante procura il divieto della Anglo-American Telegraph Company di continuare le trasmissioni poiché detentrice del monopolio di tutte le comunicazioni della colonia di Terranova.
Dalla straordinaria trasmissione del 1901 sono nate radio, televisione, radar, telematica, Internet e tutto l'universo dell'informatica. Il successo di Guglielmo Marconi si deve dunque all'obiettivo di inviare le onde ovunque, anche al di là degli ostacoli, poi di intuire e comprendere che il nuovo sistema di telecomunicazione avesse le caratteristiche per diventare mondiale sostituendo in modo graduale gli altri, infine che occorrevano capitali e industria per realizzare quell'idea.

Pio XI e la radio
Nel 1930 Marconi riceve la nomina a presidente della regia Accademia d'Italia, ma è anche l'anno dell'esperimento della trasmissione che ebbe maggior risonanza sulla stampa mondiale e sull'opinione pubblica: lo scienziato stabilì il collegamento fra le apparecchiature dell'Elettra, ancorata nel porto di Genova ed una stazione ad onde corte installata a Sydney in Australia, a quasi 20.000 chilometri di distanza. Il 25 marzo, alle 8 del mattino (ora italiana), venne diffuso alla folla presente all'inaugurazione dell'Esposizione mondiale della Radio di Sydney un discorso di saluto agli australiani, un messaggio trasmesso via radio dallo stesso Marconi. Tre ore più tardi, il presidente dell'Esposizione pronunciò il discorso di risposta in una grande sala al lume di candela: circa duemila lampadine elettriche si accesero quando Marconi premette un tasto dalla cabina radio dell'Elettra ed il radiosegnale agì su di un relè che fece accendere tutte le luci dell'Esposizione inaugurata nella capitale australiana sotto un'esplosione di applausi.
Nel 1930 il cardinale Pacelli, segretario di Stato di Pio XI, incaricò lo scienziato di costruire una potente stazione radio ad onde corte nella Città del Vaticano: la Chiesa, dunque, si rendeva indipendente dallo Stato italiano per le telecomunicazioni.
Marconi, che si occupò personalmente dell'installazione dell'impianto radiofonico per il Vaticano, fu invitato a prendere parte alla cerimonia inaugurale, ottenendo l'onore di presentare il Sommo Pontefice al microfono. Per la prima volta il Papa utilizzava un mezzo alternativo, e decisamente più diretto e divulgativo, dell'enciclica. Era il tardo pomeriggio del 12 febbraio 1931 quando Guglielmo Marconi pronunciò queste parole: «Ho l'altissimo onore di annunciare che fra pochi istanti il Sommo Pontefice Pio XI inaugurerà la stazione radio della Città del Vaticano. Le onde elettriche porteranno, attraverso gli spazi, la sua parola di pace e benedizione. Per circa venti secoli il Pontefice romano ha fatto sentire la parola del suo divino magistero nel mondo, ma è questa la prima volta che la sua viva voce può essere percepita simultaneamente su tutta la superficie della terra. Con l'aiuto di Dio, che tante misteriose forze della natura mette a disposizione dell'umanità, ho potuto preparare questo strumento che procurerà ai fedeli di tutto il mondo la consolazione di udire la voce del Santo Padre».
Due anni dopo l'inaugurazione della stazione radio del Vaticano, Marconi installa un collegamento radio a micro-onde fra la Città del Vaticano e la residenza estiva del Papa, a Castelgandolfo.
Il 17 dicembre 1935, di ritorno da Parigi sul treno Roma-Express, lo scienziato ha un malore. Morirà alle 3,45 della notte del 20 luglio 1937. La radio diffuse in tutto il mondo la notizia della morte del padre di tutte le radio. Proprio la radiotelegrafia diede per prima l'annuncio della morte del suo inventore. Le stazioni di radiodiffusione e le radiotrasmittenti commerciali di tutto il mondo interruppero contemporaneamente il servizio: negli Stati Uniti per un minuto, nell'Impero britannico per due minuti, in Italia per cinque minuti. Dal bollettino radiotelegrafico della Radio Nazionale gli uomini in nave, che gratitudine provavano per chi aveva contribuito a dare maggiore sicurezza alle loro esistenze in mare, appresero con sconcerto la notizia della morte di Marconi, colui che aveva reso facili le relazioni fra i popoli, abolendo le distanze, rendendo possibili i salvataggi marittimi ed aerei.
Le spoglie dello scienziato, con la divisa di Presidente dell'Accademia d'Italia, furono trasportate nel salone d'onore della Farnesina, dove centinaia di migliaia di persone resero omaggio al feretro. Il funerale si celebrò a Roma in forma solenne il 22 luglio alle ore 18 con migliaia e migliaia di persone presenti, così come avverrà a Bologna il 23 luglio. Il corteo funebre partì dalla Farnesina e raggiunse la chiesa di Santa Maria degli Angeli in piazza Esedra, nei pressi della stazione Termini; poi il feretro fu trasportato alla Certosa di Bologna.
Dal 1941 le spoglie riposano nel Mausoleo (opera dell'architetto Marcello Piacentini) della storica Villa Griffone a Pontecchio Marconi. Qui ha sede la Fondazione Guglielmo Marconi, l'ente costituito con Reale decreto n. 354 l'11 aprile 1938, con «lo scopo di promuovere ed incoraggiare gli studi e le ricerche relative alla radioelettricità» e mantenere vivo il ricordo storico e scientifico dello scienziato bolognese. Un Regio decreto modificò la denominazione di Sasso e Pontecchio Bolognese in Sasso Marconi e Pontecchio Marconi per rendere memoria che «in questa terra ebbero luogo i primi esperimenti della prodigiosa invenzione che donò immensi benefici all'umanità intera, e rese immortale il nome di Guglielmo Marconi».
Scriveva il Times il 23 luglio 1937: «Quando gli storici futuri passeranno in rassegna il XX secolo, vedranno in Guglielmo Marconi l'uomo più significativo della nostra epoca, l'uomo da cui la nostra era prende il nome».

Cristina Siccardi

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