Una vita intensissima la sua, avventurosa,
complessa, costellata di colpi di scena che
venivano dalla sua mente geniale. Scoperte
ed invenzioni che hanno rivoluzionato il
mondo, la comunicazione fra gli uomini di
terra e di mare. Impossessandosi del segreto
delle onde elettromagnetiche e del loro fluttuare
nello spazio, Guglielmo Marconi ha mutato
il corso degli eventi, non solo velocizzando
le informazioni familiari e pubbliche, ma
incidendo su decisioni e scelte di portata
storica. Disse e lasciò scritto: «Le
mie invenzioni sono per salvare l'umanità,
non per distruggerla…». Si infranse
il muro del silenzio che fino a lui aveva
separato i continenti: dandogli voce ebbe
inizio l'informazione globale e alle sue
scoperte lo scienziato seppe dare valore
industriale, commerciale e finanziario, non
certo per mercificare la scienza, ma per
porre la scienza stessa al servizio dell'umanità,
generando contemporaneamente risorse necessarie
per incrementare nuove ricerche e nuove scoperte.
Nulla è più stato come prima, la storia privata e collettiva, quella
sociale e produttiva, economica e politica, formativa e culturale, dello spettacolo
e del divertimento; ma la memoria del padre della radio, che molto onore ebbe
in vita, con il trascorrere dei decenni è andata affievolendosi, soprattutto
per ragioni politiche (Marconi si era schierato con il regime fascista), ma non
solo: l'ostilità di alcuni ambienti culturali italiani risale all'autonomia
scientifica dello stesso Marconi e probabilmente l’intellighenzia delle
accademie e delle Università per questo fatto non lo ha mai perdonato,
così come non gli ha perdonato di essere stato per circa trent'anni l'unico
italiano premio Nobel nella fisica.
La prima radiocomunicazione oltre
oceano
Nel 1901 ebbero inizio
le installazioni degli impianti a Poldhu,
in Cornovaglia e a Cape Cod, negli Stati
Uniti. Marconi, ha 27 anni e si è prefisso di trasmettere
segnali attraverso l'Atlantico. È il
12 dicembre: dalla stazione di Poldhu viene
lanciata una successione ritmica dei tre
punti corrispondenti alla lettera «S» dell'alfabeto
Morse alla stazione ricevente installata
a St.John's di Terranova, in Canada. Ma
quell'approdo così importante procura
il divieto della Anglo-American Telegraph
Company di continuare le trasmissioni
poiché detentrice del monopolio
di tutte le comunicazioni della colonia
di Terranova.
Dalla straordinaria trasmissione del 1901
sono nate radio, televisione, radar, telematica,
Internet e tutto l'universo dell'informatica.
Il successo di Guglielmo Marconi si deve
dunque all'obiettivo di inviare le onde
ovunque, anche al di là degli ostacoli,
poi di intuire e comprendere che il nuovo
sistema di telecomunicazione avesse le
caratteristiche per diventare mondiale
sostituendo in modo graduale gli altri,
infine che occorrevano capitali e industria
per realizzare quell'idea.
Pio XI e la radio
Nel
1930 Marconi riceve la nomina a presidente
della regia Accademia d'Italia, ma è anche
l'anno dell'esperimento della trasmissione
che ebbe maggior risonanza sulla stampa
mondiale e sull'opinione pubblica: lo scienziato
stabilì il collegamento fra le apparecchiature
dell'Elettra, ancorata nel porto
di Genova ed una stazione ad onde corte
installata a Sydney in Australia, a quasi
20.000 chilometri di distanza. Il 25 marzo,
alle 8 del mattino (ora italiana), venne
diffuso alla folla presente all'inaugurazione
dell'Esposizione mondiale della Radio di
Sydney un discorso di saluto agli australiani,
un messaggio trasmesso via radio dallo
stesso Marconi. Tre ore più tardi,
il presidente dell'Esposizione pronunciò il
discorso di risposta in una grande sala
al lume di candela: circa duemila lampadine
elettriche si accesero quando Marconi premette
un tasto dalla cabina radio dell'Elettra ed
il radiosegnale agì su di un relè che
fece accendere tutte le luci dell'Esposizione
inaugurata nella capitale australiana sotto
un'esplosione di applausi.
Nel 1930 il cardinale Pacelli, segretario
di Stato di Pio XI, incaricò lo
scienziato di costruire una potente stazione
radio ad onde corte nella Città del
Vaticano: la Chiesa, dunque, si rendeva
indipendente dallo Stato italiano per le
telecomunicazioni.
Marconi, che si occupò personalmente
dell'installazione dell'impianto radiofonico
per il Vaticano, fu invitato a prendere
parte alla cerimonia inaugurale, ottenendo
l'onore di presentare il Sommo Pontefice
al microfono. Per la prima volta il Papa
utilizzava un mezzo alternativo, e decisamente
più diretto e divulgativo, dell'enciclica.
Era il tardo pomeriggio del 12 febbraio
1931 quando Guglielmo Marconi pronunciò queste
parole: «Ho l'altissimo onore di
annunciare che fra pochi istanti il Sommo
Pontefice Pio XI inaugurerà la stazione
radio della Città del Vaticano.
Le onde elettriche porteranno, attraverso
gli spazi, la sua parola di pace e benedizione.
Per circa venti secoli il Pontefice romano
ha fatto sentire la parola del suo divino
magistero nel mondo, ma è questa
la prima volta che la sua viva voce può essere
percepita simultaneamente su tutta la superficie
della terra. Con l'aiuto di Dio, che tante
misteriose forze della natura mette a disposizione
dell'umanità, ho potuto preparare
questo strumento che procurerà ai
fedeli di tutto il mondo la consolazione
di udire la voce del Santo Padre».
Due anni dopo l'inaugurazione della stazione
radio del Vaticano, Marconi installa un
collegamento radio a micro-onde fra la
Città del Vaticano e la residenza
estiva del Papa, a Castelgandolfo.
Il 17 dicembre 1935, di ritorno da Parigi
sul treno Roma-Express, lo scienziato ha
un malore. Morirà alle 3,45 della
notte del 20 luglio 1937. La radio diffuse
in tutto il mondo la notizia della morte
del padre di tutte le radio. Proprio la
radiotelegrafia diede per prima l'annuncio
della morte del suo inventore. Le stazioni
di radiodiffusione e le radiotrasmittenti
commerciali di tutto il mondo interruppero
contemporaneamente il servizio: negli Stati
Uniti per un minuto, nell'Impero britannico
per due minuti, in Italia per cinque minuti.
Dal bollettino radiotelegrafico della Radio
Nazionale gli uomini in nave, che gratitudine
provavano per chi aveva contribuito a dare
maggiore sicurezza alle loro esistenze
in mare, appresero con sconcerto la notizia
della morte di Marconi, colui che aveva
reso facili le relazioni fra i popoli,
abolendo le distanze, rendendo possibili
i salvataggi marittimi ed aerei.
Le spoglie dello scienziato, con la divisa
di Presidente dell'Accademia d'Italia,
furono trasportate nel salone d'onore della
Farnesina, dove centinaia di migliaia di
persone resero omaggio al feretro. Il funerale
si celebrò a Roma in forma solenne
il 22 luglio alle ore 18 con migliaia e
migliaia di persone presenti, così come
avverrà a Bologna il 23 luglio.
Il corteo funebre partì dalla Farnesina
e raggiunse la chiesa di Santa Maria degli
Angeli in piazza Esedra, nei pressi della
stazione Termini; poi il feretro fu trasportato
alla Certosa di Bologna.
Dal 1941 le spoglie riposano nel Mausoleo
(opera dell'architetto Marcello Piacentini)
della storica Villa Griffone a Pontecchio
Marconi. Qui ha sede la Fondazione Guglielmo
Marconi, l'ente costituito con Reale decreto
n. 354 l'11 aprile 1938, con «lo
scopo di promuovere ed incoraggiare gli
studi e le ricerche relative alla radioelettricità» e
mantenere vivo il ricordo storico e scientifico
dello scienziato bolognese. Un Regio decreto
modificò la denominazione di Sasso
e Pontecchio Bolognese in Sasso Marconi
e Pontecchio Marconi per rendere memoria
che «in questa terra ebbero luogo
i primi esperimenti della prodigiosa invenzione
che donò immensi benefici all'umanità intera,
e rese immortale il nome di Guglielmo Marconi».
Scriveva
il Times il 23 luglio 1937: «Quando
gli storici futuri passeranno in rassegna
il XX secolo, vedranno in Guglielmo Marconi
l'uomo più significativo della nostra
epoca, l'uomo da cui la nostra era prende
il nome».
Cristina Siccardi
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