In questo numero
ACQUA. A RISCHIO UNA RISORSA DEL PIANETA di Nicola Di Mauro & Graziano Chiura

 

 


«Entro il 2050 un terzo dell’umanità rischia di restare senza acqua». Ha espresso recentemente questo allarme la Fao, in occasione della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo 2007). Il controllo delle risorse idriche del pianeta costituiranno ben presto «la ragione prima per cui scoppieranno le guerre», lo aveva dichiarato già nel 1995 Ismail Serageldin vicepresidente della Banca Mondiale, e lo ribadisce ancora oggi. Il rapporto del Giec (Gruppo intergovernativo sull’evoluzione del clima) di centinaia di scienziati e climatologi riunitisi a Parigi lo scorso marzo è stato esplicito nel prevedere come imminenti e inevitabili lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari causati dalla eccessiva ed elevata temperatura. Le temperature, andando di questo passo con l’emissione di gas inquinanti nell’aria, aumenteranno da 1,5 gradi centigradi a 6,4. E gli oceani si alzeranno dai 18 ai 60 centimetri. Queste conseguenze faranno ridurre le riserve d’acqua dolce in Asia centrale, nell’Africa australe e nel Mediterraneo. Effetti negativi si riscontreranno nelle zone polari, dove, per esempio, la vita degli orsi bianchi è ormai in serio pericolo. Tra non meno di quindici anni, inoltre, è previsto lo scioglimento totale delle nevi perenni del Kilimangiaro. E in quasi tutta l’Europa si prevede l’intensificarsi e l’aumentare degli straripamenti di fiumi e laghi, nonché il peggioramento della qualità dell’acqua. Entro il 2080 il numero delle popolazioni colpite dalle inondazioni costiere, costrette ad abbandonare i loro insediamenti, aumenterà considerevolmente. Saranno più di un miliardo, ma potranno crescere a più di 3 miliardi se le temperature saliranno ancora di 2 gradi centigradi, le persone che soffriranno per scarsezza d’acqua. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il periodo di tempo 2005-2015: Decennio internazionale dell’Acqua, durante il quale tutti gli sforzi saranno tesi a garantire a tutti gli abitanti della Terra l’accesso all’acqua. Le prossime generazioni, dunque, da qui a pochi decenni, in un modo o in un altro, instaureranno un difficile rapporto con l’acqua, soprattutto perché la sua disponibilità non è uniforme in tutto il pianeta; inoltre le contaminazioni ambientali, provocate per il 95% dei casi esclusivamente dall’uomo, e gli indiscriminati, se non che selvaggi, meccanismi mondiali di produzione industriale e di supremazia geo-economica (in parole semplici: il comportamento criminale delle multinazionali) mettono seriamente a repentaglio il suo utilizzo. Secondo Alex Zanotelli il problema non sta nelle quantità o meno delle riserve d’acqua ma «nella loro cattiva gestione e distribuzione».

Un diritto dei popoli e dell’umanità
Sono i mari a contenere la maggior parte dell’acqua, ma la concentrazione salina che naturalmente li caratterizza ne inibisce il consumo. Solo il 3% dell’acqua del pianeta è dolce. Il 99% di questa percentuale è contenuta nei ghiacciai (il cui scioglimento è prossimo) e negli strati profondi della terra (che subiscono da tempo un inquinamento ininterrotto da parte di operazioni industriali e agricole di grande portata). Si ha dunque accesso solo all’1% delle riserve idriche. Ma tale quantità risulterebbe più che sufficiente a soddisfare i bisogni del doppio o addirittura del triplo della popolazione mondiale attuale. Il problema grave scaturisce dal fatto che il suo consumo viene alterato e corrotto da agenti e fattori eco-industriali irresponsabili, e che l’impiego e l’accessibilità di questa risorsa naturale, di conseguenza, non avvengono in modo equo, legittimo e omogeneo tra i popoli, i gruppi umani, gli stati e le nazioni. In base ad alcuni rapporti stilati dall’Onu, che in recenti promulgazioni ufficiali ha considerato l’acqua un «diritto dei popoli e dell’umanità», ha posto in chiara evidenza che l’intera superficie del pianeta risente negativamente di molteplici problemi legati all’acqua. A subire un danno, in termini di sopravvivenza, igiene e salute, sono i tre quarti della popolazione mondiale, le regioni più popolate del pianeta. La domanda dell’acqua, negli ultimi 50 anni, si è progressivamente incrementata, a un ritmo due volte superiore alla crescita demografica. Ciò vorrebbe dire che in capo a massimo venticinque anni, la disponibilità d’acqua per abitante si ridurrebbe della metà. Mentre, tuttavia, per un cittadino dell’America del Nord o della stessa Italia (che consumano circa 350 litri d’acqua quotidianamente, ma un americano, statunitense o canadese, arriva a consumarne anche 1000 litri al giorno), il problema non apparirebbe in tutta la sua drammaticità; costituirebbe invece una ferita mortale per un bambino dell’Africa occidentale, che spende metà della sua giornata alla ricerca di una fonte idrica con cui dissetare la famiglia per un giorno. Secondo dati forniti dall’Oms, che danno un’idea della spaventosa realtà con cui sono costretti a misurarsi i popoli del Sud del mondo, il tempo impiegato da donne e bambini per procurarsi l’acqua necessaria in queste aree della terra, dirigendosi presso sorgenti o pozzi il più delle volte lontani e inquinati, supera i 10 milioni di anni. In Africa due abitanti su tre non hanno accesso all’acqua. In Africa e in Asia la situazione sta peggiorando: attualmente la quantità d’acqua disponibile per persona è dieci volte inferiore a quella del 1950. La Commissione mondiale dell’Acqua, creata dalla Banca Mondiale, ha verificato che le popolazioni povere della terra, circa 200 milioni di persone, per garantirsi un consumo giornaliero di acqua, pure sporca e contaminata, sono costrette a pagare dieci, dodici, venti volte di più delle popolazioni che godono di sistemi d’acqua corrente. Entro il 2025 si è calcolato che rimarranno prive di acqua più di tre miliardi di persone. Attualmente una persona su cinque non ha alcun accesso all’acqua potabile. Il 40% della popolazione mondiale non dispone di sistemi di fognatura e quasi 4000 persone al giorno muoiono a causa dell’insalubrità dell’acqua. E si sono accertati purtroppo, secondo le stime di diverse organizzazioni internazionali, 30 mila decessi al giorno per mancanza d’acqua.

Le vittime e le malattie
I bambini sono le principali vittime di questa penuria: ne muoiono circa 4000 al giorno, secondo i dati ufficiali dell’Unicef. L’acqua infetta uccide per dissenteria 1 milione e 800 mila bambini all’anno. Ogni piccolo nel Sud del pianeta è soggetto a 4 o 5 attacchi di diarrea, che può diventare una letale disidratazione. L’acqua infetta è inoltre incubatrice di malattie tropicali gravi come colera e malaria, che mietono numerosissime vittime in Africa e in Asia, ma anche sono tramite di altre malattie parassitarie altrettanto pericolose come la schistosomiasi e il tracoma e il verme della Guinea. Ogni anno questi tipi di patologie colpiscono 400 milioni di bambini. Secondo l’Oms, anche l’Europa, per quanto riguarda l’acqua, è un continente a rischio: il 16% della popolazione che abita il vecchio continente non gode ancora dell’uso di acqua potabile. E tuttora 140 milioni di europei non hanno accesso all’acqua pulita e a servizi sanitari. A fronte di questa carenza elevatissime quantità d’acqua sono invece oggetto di uno spreco senza precedenti. Il Wwf ha reso noto che la crisi idrica attuale può essere determinata facilmente dal far scorrere acqua dai rubinetti inutilmente o lavando l’automobile con l’acqua potabile. Situazioni di vita quotidiana comuni, che interessano tutti, e che, assommandosi all’inquinamento, alla scomparsa delle paludi e all’innalzamento del riscaldamento globale, provocheranno ben presto gravi conseguenze nell’impiego delle riserve idriche.

Chi di chi la colpa?
Ma la natura è responsabile della crisi della risorsa idrica mondiale solo per il 2%. È l’uomo il verro artefice di un irreversibile peggioramento. Industrie e Multinazionali in testa (Nestlè, Coca Cola, Danone, per citare alcune delle dieci che hanno in mano il mercato mondiale dell’acqua) assorbono, per il loro scopo principale (il profitto), quasi l’80% delle risorse d’acqua del pianeta. Per produrre una tonnellata d’acciaio si consumano 280 mila litri d’acqua. Per un chilogrammo di carta si usano 700 litri di acqua. Per la fabbricazione di un’autovettura si può arrivare a impiegare una quantità d’acqua pari a cinquanta volte il peso dell’automobile. Per la produzione di un chilo di carne bovina in California si utilizzano 20.500 litri d’acqua. In India, la Coca Cola estrae, per la sua fabbricazione, 180 milioni di litri d’acqua al giorno, inquinandone dieci d’acqua potabile (finiscono nei bacini idrici sostanze tossiche per l’organismo umano come piombo e cadmio) per l’estrazione di un solo litro di questa bevanda.

Nicola Di Mauro e Graziano Chiura

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