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GOODBYE FLOPPY di Stefano Moro    


A fine gennaio la più grande catena inglese di distribuzione informatica, PC World, ha annunciato che non avrebbe più ordinato floppy disk. Con i suoi 155 punti vendita in Gran Bretagna e altri 50 nel resto d'Europa, ha deciso di esaurire le scorte di circa 10.000 dischi e di non ordinarne mai più. Ci vorranno poche settimane, pochi giorni forse, secondo Hamish Thompson, portavoce di PC World, per svuotare i magazzini. E nelle sue parole, pubblicate da Business Week il 31 gennaio, era impossibile non leggere l'epitaffio del floppy disk: “ha avuto una vita bella, lunga e produttiva, ma nei fatti è ormai troppo piccolo per contenere qualunque dato reale, semplicemente non ha più motivo di esistere”.
È vero, difficile non essere d'accordo con il poco romantico elogio funebre di Thompson, anche per quelli di noi che si sono affezionati a quel piccolo oggetto con cui per anni hanno memorizzato e scambiato i loro documenti, le foto o i programmi. Un'amara coincidenza ha voluto che negli stessi giorni dell'annuncio di PC World morisse, all'età di 76 anni, Al Shugart, uno dei punti di riferimento del mondo informatico americano, considerato da molti l'inventore del floppy disk. Era il 1971 quando fu introdotto da IBM il primo disco da 8 pollici, che conteneva 100 kilobyte, per essere più avanti sostituito da quello da 5,25, fino ad arrivare, nel 1981, al più noto floppy da 3,5 pollici. Ed il momento di gloria sono stati proprio gli anni '80 e '90, quando i floppy venivano usati su Olivetti, Apple, Commodore 64, Amiga e poi su tutti i PC. Venivano utilizzati per tutto, scambiarsi file, fare backup dei dati, distribuire software e persino far girare il sistema operativo. In quegli anni il floppy divenne in qualche modo il simbolo della nuova generazione informatica, portare un dischetto con sé era molto alla moda, ed entrò nell'immaginario comune come simbolo del salvataggio dei dati, al punto che ancora oggi, dopo quasi 40 anni, per salvare l'articolo che sto scrivendo devo cliccare su un'icona che rappresenta un floppy. In quegli anni affascinò anche il mondo della letteratura e del cinema, contando molte presenze nei libri e nei film di spionaggio più in voga. Nel 1998 si vendevano addirittura due miliardi di dischetti, ma proprio in quell'anno la Apple decideva di togliere i floppy dai suoi computer, segnandone simbolicamente l'inizio del declino. Già solo distribuire Windows 95 su floppy significava impiegare una decina di dischetti, e ormai il CD iniziava a farla da padrone, così poco per volta anche altri costruttori di PC iniziarono a trascurare il floppy, facendone diventare opzionale il drive, soprattutto sui portatili. Così i numeri di vendita iniziarono a scendere fino ai soli 700 milioni dello scorso anno e sono ormai in caduta libera, come evidenzia il Telegraph commentando l'annuncio di PC World.
Ebbene, forse bisogna ammetterlo, oggi con i suoi 3,5 pollici e 1,44 megabyte il floppy non è in grado di contenere neppure un MP3 o una foto di media qualità, per non parlare di un film o di un qualsiasi software. E che concorrenti si ritrova! Hard disk esterni, CD, DVD, schede SD o MMC, per non parlare della sua rivale più spietata, la penna USB: piccola, economica e capiente ben più di 1000 floppy. Ma gli informatici più trendy non usano neppure più i supporti fisici, infatti scambiano e spostano i loro file via e-mail, usufruendo di caselle di posta con capienze superiori ai 2 gigabyte. E allora non c'è proprio nulla da fare, dopo i dischi in vinile, le autoradio estraibili e le audiocassette, anche il floppy disk ci lascia.

Stefano Moro

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