A fine gennaio la più grande catena
inglese di distribuzione informatica, PC
World, ha annunciato che non avrebbe più ordinato floppy
disk. Con i suoi 155 punti vendita in
Gran Bretagna e altri 50 nel resto d'Europa,
ha deciso di esaurire le scorte di circa
10.000 dischi e di non ordinarne mai più.
Ci vorranno poche settimane, pochi giorni
forse, secondo Hamish Thompson, portavoce
di PC World, per svuotare i magazzini. E
nelle sue parole, pubblicate da Business
Week il 31 gennaio, era impossibile non leggere
l'epitaffio del floppy disk: “ha avuto
una vita bella, lunga e produttiva, ma nei
fatti è ormai troppo piccolo per contenere
qualunque dato reale, semplicemente non ha
più motivo di esistere”.
È vero, difficile non essere d'accordo con il poco romantico elogio funebre
di Thompson, anche per quelli di noi che si sono affezionati a quel piccolo oggetto
con cui per anni hanno memorizzato e scambiato i loro documenti, le foto o i
programmi. Un'amara coincidenza ha voluto che negli stessi giorni dell'annuncio
di PC World morisse, all'età di 76 anni, Al Shugart, uno dei punti di
riferimento del mondo informatico americano, considerato da molti l'inventore
del floppy disk. Era il 1971 quando fu introdotto da IBM il primo disco da 8
pollici, che conteneva 100 kilobyte, per essere più avanti sostituito
da quello da 5,25, fino ad arrivare, nel 1981, al più noto floppy da 3,5
pollici. Ed il momento di gloria sono stati proprio gli anni '80 e '90, quando
i floppy venivano usati su Olivetti, Apple, Commodore 64, Amiga e poi su tutti
i PC. Venivano utilizzati per tutto, scambiarsi file, fare backup dei dati, distribuire
software e persino far girare il sistema operativo. In quegli anni il floppy
divenne in qualche modo il simbolo della nuova generazione informatica, portare
un dischetto con sé era molto alla moda, ed entrò nell'immaginario
comune come simbolo del salvataggio dei dati, al punto che ancora oggi, dopo
quasi 40 anni, per salvare l'articolo che sto scrivendo devo cliccare su
un'icona che rappresenta un floppy. In quegli anni affascinò anche il
mondo della letteratura e del cinema, contando molte presenze nei libri e nei
film di spionaggio più in voga. Nel 1998 si vendevano addirittura due
miliardi di dischetti, ma proprio in quell'anno la Apple decideva di togliere
i floppy dai suoi computer, segnandone simbolicamente l'inizio del declino. Già solo
distribuire Windows 95 su floppy significava impiegare una decina di dischetti,
e ormai il CD iniziava a farla da padrone, così poco per volta anche altri
costruttori di PC iniziarono a trascurare il floppy, facendone diventare opzionale
il drive, soprattutto sui portatili. Così i numeri di vendita iniziarono
a scendere fino ai soli 700 milioni dello scorso anno e sono ormai in caduta
libera, come evidenzia il Telegraph commentando l'annuncio di PC World.
Ebbene,
forse bisogna ammetterlo, oggi con i suoi 3,5 pollici e 1,44 megabyte il floppy
non è in grado di contenere neppure
un MP3 o una foto di media qualità,
per non parlare di un film o di un qualsiasi
software. E che concorrenti si ritrova! Hard
disk esterni, CD, DVD, schede SD o MMC, per
non parlare della sua rivale più spietata,
la penna USB: piccola, economica e capiente
ben più di 1000 floppy. Ma gli informatici
più trendy non usano neppure
più i supporti fisici, infatti scambiano
e spostano i loro file via e-mail, usufruendo
di caselle di posta con capienze superiori
ai 2 gigabyte. E allora non c'è proprio
nulla da fare, dopo i dischi in vinile, le
autoradio estraibili e le audiocassette,
anche il floppy disk ci lascia.
Stefano Moro
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