In questo numero
PEACELINK: UNA TELEMATICA PER LA PACE di Stefano Moro    


Nata per iniziativa di un gruppo di pacifisti di Taranto e di Livorno, Peacelink è un’associazione di volontariato dell’informazione, che si propone di opporre le tecnologie della pace a quelle della guerra, portando avanti le sue coraggiose parole contro guerre ed ingiustizie. Come? Ce lo racconta Carlo Gubitosa, segretario dell’associazione e giornalista attento ai temi della pace e dei diritti umani.

Quando è nata Peacelink?
È nata nel ‘91, nell’era del fax, durante la prima guerra del Golfo, quando ancora il movimento per la pace comunicava con riviste mensili, che arrivavano dall’Inghilterra con tempi lunghissimi. Peacelink è nata nel portatile di un insegnante di lettere, Alessandro Marescotti, che ne è stato uno dei fondatori e ne è l’attuale presidente. Questo computer viaggiava nelle classi, Alessandro raccoglieva notizie e ritagli di giornali sulla guerra nel Golfo, appuntava le impressioni degli studenti, metteva tutto nel computer e, ogni volta che trovava una stampante, si attaccava e stampava un bollettino. Dopodiché, nel giro di pochi mesi, incontrò altre due persone, Marino Marinelli, scout livornese appassionato di telematica, e Giovanni Pugliese, sindacalista di Taranto, anch’egli appassionato di computer. E fu allora che Peacelink entrò in rete.

Come descriveresti oggi www.peacelink.it?
Il nostro sito è l’anti-blog, nel senso che, se il blog è l’esaltazione dell’ego, dell’individuo, il nostro sito è una comunità allargata di utenti, dove i contenuti hanno la prevalenza sulle firme. Per questo uno dei nostri volontari, Francesco Iannuzzelli, portavoce dell’associazione, ha realizzato un software apposito, PhPeace, che già oggi viene utilizzato all’interno di diversi siti. Questo applicativo è basato sull’idea di cooperazione e realizza una comunità virtuale, che condivide testi, eventi e immagini, più in generale “contenuti”, che vanno dalla cyber-cultura all’ambientalismo, dal consumo critico al disarmo. Abbiamo anche un osservatorio sulle menzogne di guerra, che si chiama MediaWatch, e diamo visibilità a tante associazioni, come Pax Christi e Antenne di pace, che sono ospitate proprio su Peacelink.

Ci puoi raccontare qualche esperienza che ha segnato la vostra attività di contro-informazione?
Nel ‘99 siamo stati in contatto con i nostri “nemici”, i serbi che stavamo bombardando e che per telefono ci raccontavano delle bombe a grappolo che cadevano in pieno centro a Nis. In questa città avevamo un contatto, il professor Djordje Vidanovic, amico di Noam Chomsky, che ci parlava di attacchi in pieno giorno in zone popolate, che poi, regolarmente, sui giornali del giorno dopo venivano descritti come bombardamenti notturni su aeroporti e su luoghi distanti dai centri abitati.
Un’altra esperienza nel campo dell’informazione è stata la collaborazione con l’Africa, che si è concretizzata con la pubblicazione del bollettino “News from Africa”, tuttora disponibile sul nostro sito. E’ realizzato da ragazzi africani che collaborano con i Padri Comboniani a Nairobi, in particolare Kizito Sesana, ed è una delle poche fonti d’informazione sull’Africa che viene fatta dagli Africani. Questa collaborazione ha visto anche l’invio di nostri volontari in Kenya, per realizzare iniziative di formazione e dare competenze informatiche, che hanno reso questa redazione in grado di pubblicare autonomamente il bollettino.

Si può collaborare con Peacelink?
La possibilità di realizzare iniziative all’interno di Peacelink è completamente libera e aperta a chiunque abbia qualcosa da proporre. Tra l’altro sul nostro sito abbiamo pubblicato molte tesi di laurea sul tema della pace, quindi chi avesse realizzato un lavoro che riguarda i temi della pace, dell’immigrazione o dei diritti umani, può segnalarcelo, così come ci può contattare chiunque voglia collaborare a iniziative già in corso o proporne di nuove.

Stefano Moro

Link
www.peacelink.it
italy.peacelink.org/newsfromafrica
www.phpeace.org

Libri
Telematica per la pace, Gubitosa, Marcandalli, Marescotti
Italian crackdown, Gubitosa

www.timeandmind.com