Nata per iniziativa di un gruppo di pacifisti
di Taranto e di Livorno, Peacelink è un’associazione
di volontariato dell’informazione,
che si propone di opporre le tecnologie della
pace a quelle della guerra, portando avanti
le sue coraggiose parole contro guerre ed
ingiustizie. Come? Ce lo racconta Carlo Gubitosa,
segretario dell’associazione e giornalista
attento ai temi della pace e dei diritti
umani.
Quando è nata Peacelink?
È nata nel ‘91, nell’era del fax, durante la prima guerra
del Golfo, quando ancora il movimento per la pace comunicava con riviste mensili,
che arrivavano dall’Inghilterra con tempi lunghissimi. Peacelink è nata
nel portatile di un insegnante di lettere, Alessandro Marescotti, che ne è stato
uno dei fondatori e ne è l’attuale presidente. Questo computer viaggiava
nelle classi, Alessandro raccoglieva notizie e ritagli di giornali sulla guerra
nel Golfo, appuntava le impressioni degli studenti, metteva tutto nel computer
e, ogni volta che trovava una stampante, si attaccava e stampava un bollettino.
Dopodiché, nel giro di pochi mesi, incontrò altre due persone,
Marino Marinelli, scout livornese appassionato di telematica, e Giovanni Pugliese,
sindacalista di Taranto, anch’egli appassionato di computer. E fu allora
che Peacelink entrò in rete.
Come descriveresti oggi www.peacelink.it?
Il nostro sito è l’anti-blog,
nel senso che, se il blog è l’esaltazione
dell’ego, dell’individuo, il
nostro sito è una comunità allargata
di utenti, dove i contenuti hanno la prevalenza
sulle firme. Per questo uno dei nostri
volontari, Francesco Iannuzzelli, portavoce
dell’associazione, ha realizzato
un software apposito, PhPeace, che già oggi
viene utilizzato all’interno di diversi
siti. Questo applicativo è basato
sull’idea di cooperazione e realizza
una comunità virtuale, che condivide
testi, eventi e immagini, più in
generale “contenuti”, che vanno
dalla cyber-cultura all’ambientalismo,
dal consumo critico al disarmo. Abbiamo
anche un osservatorio sulle menzogne di
guerra, che si chiama MediaWatch, e diamo
visibilità a tante associazioni,
come Pax Christi e Antenne di pace, che
sono ospitate proprio su Peacelink.
Ci puoi raccontare
qualche esperienza che ha segnato la
vostra attività di
contro-informazione?
Nel ‘99 siamo stati in contatto con
i nostri “nemici”, i serbi
che stavamo bombardando e che per telefono
ci raccontavano delle bombe a grappolo
che cadevano in pieno centro a Nis. In
questa città avevamo un contatto,
il professor Djordje Vidanovic, amico di
Noam Chomsky, che ci parlava di attacchi
in pieno giorno in zone popolate, che poi,
regolarmente, sui giornali del giorno dopo
venivano descritti come bombardamenti notturni
su aeroporti e su luoghi distanti dai centri
abitati.
Un’altra esperienza nel campo dell’informazione è stata
la collaborazione con l’Africa, che
si è concretizzata con la pubblicazione
del bollettino “News from Africa”,
tuttora disponibile sul nostro sito. E’ realizzato
da ragazzi africani che collaborano con
i Padri Comboniani a Nairobi, in particolare
Kizito Sesana, ed è una delle poche
fonti d’informazione sull’Africa
che viene fatta dagli Africani. Questa
collaborazione ha visto anche l’invio
di nostri volontari in Kenya, per realizzare
iniziative di formazione e dare competenze
informatiche, che hanno reso questa redazione
in grado di pubblicare autonomamente il
bollettino.
Si può collaborare
con Peacelink?
La possibilità di realizzare iniziative
all’interno di Peacelink è completamente
libera e aperta a chiunque abbia qualcosa
da proporre. Tra l’altro sul nostro
sito abbiamo pubblicato molte tesi di laurea
sul tema della pace, quindi chi avesse realizzato
un lavoro che riguarda i temi della pace,
dell’immigrazione o dei diritti umani,
può segnalarcelo, così come
ci può contattare chiunque voglia
collaborare a iniziative già in corso
o proporne di nuove.
Stefano Moro
Link
www.peacelink.it
italy.peacelink.org/newsfromafrica
www.phpeace.org
Libri
Telematica per la pace, Gubitosa, Marcandalli, Marescotti
Italian crackdown, Gubitosa
|