Miserable failure, incapace, basso
di statura... sono solo alcune delle
celebri google bombs che negli ultimi
anni hanno divertito e fatto arrabbiare sulla
rete. Se la ricerca su Google di miserable
failure conduceva, come primo risultato,
alla biografia di George Bush, il corrispondente
italiano miserabile fallimento oppure
il più ironico basso di statura portavano,
pochi mesi dopo, alla biografia di Silvio
Berlusconi sul sito ufficiale di Palazzo
Chigi. E così via, passando per l'ex-ministro
Giuliano Urbani puntato dalla ricerca di incapace e
www.unicef.it puntato dalla ricerca della
parola regali a dicembre del 2005.
Bombe a scopo sociale dunque, oltre a quelle
a scopo politico e a scopo goliardico.
I più avranno pensato a chissà quali misteri informatici o diavolerie
da hacker dietro queste google bombs, tuttavia il trucco è molto
semplice e sfrutta né più né meno le caratteristiche di
Google. Un motore di ricerca sonda periodicamente il mare di Internet con un
programma che si chiama spider (o crawler), allo scopo di trovare
tutte le pagine web esistenti. Le pagine vengono in seguito catalogate, in vario
modo, sulla base di parole chiave (keyword) che vengono trovate nel
testo delle pagine stesse. Ultimo e fondamentale passo è la risposta alle
richieste dei navigatori, che viene effettuata ordinando i risultati secondo
un fattore, denominato rilevanza, che è calcolato in modo molto diverso
a seconda del motore di ricerca che si sta usando. L'algoritmo che utilizza Google,
e che ne ha fatto la sua indiscussa fortuna, è il cosiddetto PageRank,
inizialmente concepito come tesi di laurea e poi modificato negli anni dai due
fondatori del colosso di Mountain View Larry Page e Sergey Brin. Tale algoritmo,
basato sulla teoria matematica dei processi di Markov, calcola quante pagine
web contengano un link verso la pagina in esame e le assegna un “grado
di popolarità ”, che tiene conto anche del grado di popolarità delle
pagine referenti. In pratica più una pagina è linkata da
altre pagine più sarà in alto nell'elenco dei risultati presentati
da Google. E' proprio su questo che si basano le google bombs, infatti è sufficiente
che molti blogger e contestatori di Bush si mettano d'accordo per mettere
su tutti i loro siti la frase miserable failure con un link alla biografia
ufficiale del Presidente USA, perché nel giro di poco diventi uno dei
primi risultati della ricerca. Geniale, ma anche molto facile se alle spalle
c'è una comunità di persone che sono molto attive sul web e condividono
battaglie politiche e sociali o semplicemente si vogliono divertire con una burla
al potente di turno.
Google è intervenuta ad inizio 2007 per sconfiggere il fenomeno, modificando
leggermente l'algoritmo di PageRank, tuttavia sono tuttora in piedi molte bombe.
Ad esempio è ancora attiva la google bomb di cui abbiamo parlato
il mese scorso, organizzata dal Partito Pirata per far puntare le ricerche della
parola WiMax alla pagina che contiene l'appello alla “liberazione del WiMax” in
Italia. Non solo, è anche andata a segno la bomba contro il tanto contestato
portale www.italia.it, verso cui si è indirizzati digitando su Google
una poco elegante parola di cinque lettere. Per qualcuno il tentativo di abbattere
il fenomeno è fallito, ma l'ideatore dell'iniziativa sul WiMax afferma,
dalle pagine di Punto Informatico, che probabilmente le modifiche segrete all'algoritmo
non avevano lo scopo di eliminare quelle bombe che rappresentavano reali azioni
politiche di gruppi di cittadini, ma piuttosto quelle che erano frutto di trucchi
come la creazione di siti fantasma pieni di link dedicati a questo scopo.
In conclusione,
se è vero che la facilità con
cui si riesce ad ingannare un colosso come
Google rende alquanto simpatiche alcune google
bombs, tuttavia desta preoccupazione
l'importanza che sempre più assume
il posizionamento nei risultati del motore
di ricerca, quasi una garanzia di veridicità e
affidabilità, in grado forse di muovere
opinioni e voti.
Stefano Moro
|