In questo numero
GOOGLE BOMBING di Stefano Moro    


Miserable failure, incapace, basso di statura... sono solo alcune delle celebri google bombs che negli ultimi anni hanno divertito e fatto arrabbiare sulla rete. Se la ricerca su Google di miserable failure conduceva, come primo risultato, alla biografia di George Bush, il corrispondente italiano miserabile fallimento oppure il più ironico basso di statura portavano, pochi mesi dopo, alla biografia di Silvio Berlusconi sul sito ufficiale di Palazzo Chigi. E così via, passando per l'ex-ministro Giuliano Urbani puntato dalla ricerca di incapace e www.unicef.it puntato dalla ricerca della parola regali a dicembre del 2005. Bombe a scopo sociale dunque, oltre a quelle a scopo politico e a scopo goliardico.
I più avranno pensato a chissà quali misteri informatici o diavolerie da hacker dietro queste google bombs, tuttavia il trucco è molto semplice e sfrutta né più né meno le caratteristiche di Google. Un motore di ricerca sonda periodicamente il mare di Internet con un programma che si chiama spider (o crawler), allo scopo di trovare tutte le pagine web esistenti. Le pagine vengono in seguito catalogate, in vario modo, sulla base di parole chiave (keyword) che vengono trovate nel testo delle pagine stesse. Ultimo e fondamentale passo è la risposta alle richieste dei navigatori, che viene effettuata ordinando i risultati secondo un fattore, denominato rilevanza, che è calcolato in modo molto diverso a seconda del motore di ricerca che si sta usando. L'algoritmo che utilizza Google, e che ne ha fatto la sua indiscussa fortuna, è il cosiddetto PageRank, inizialmente concepito come tesi di laurea e poi modificato negli anni dai due fondatori del colosso di Mountain View Larry Page e Sergey Brin. Tale algoritmo, basato sulla teoria matematica dei processi di Markov, calcola quante pagine web contengano un link verso la pagina in esame e le assegna un “grado di popolarità ”, che tiene conto anche del grado di popolarità delle pagine referenti. In pratica più una pagina è linkata da altre pagine più sarà in alto nell'elenco dei risultati presentati da Google. E' proprio su questo che si basano le google bombs, infatti è sufficiente che molti blogger e contestatori di Bush si mettano d'accordo per mettere su tutti i loro siti la frase miserable failure con un link alla biografia ufficiale del Presidente USA, perché nel giro di poco diventi uno dei primi risultati della ricerca. Geniale, ma anche molto facile se alle spalle c'è una comunità di persone che sono molto attive sul web e condividono battaglie politiche e sociali o semplicemente si vogliono divertire con una burla al potente di turno.
Google è intervenuta ad inizio 2007 per sconfiggere il fenomeno, modificando leggermente l'algoritmo di PageRank, tuttavia sono tuttora in piedi molte bombe. Ad esempio è ancora attiva la google bomb di cui abbiamo parlato il mese scorso, organizzata dal Partito Pirata per far puntare le ricerche della parola WiMax alla pagina che contiene l'appello alla “liberazione del WiMax” in Italia. Non solo, è anche andata a segno la bomba contro il tanto contestato portale www.italia.it, verso cui si è indirizzati digitando su Google una poco elegante parola di cinque lettere. Per qualcuno il tentativo di abbattere il fenomeno è fallito, ma l'ideatore dell'iniziativa sul WiMax afferma, dalle pagine di Punto Informatico, che probabilmente le modifiche segrete all'algoritmo non avevano lo scopo di eliminare quelle bombe che rappresentavano reali azioni politiche di gruppi di cittadini, ma piuttosto quelle che erano frutto di trucchi come la creazione di siti fantasma pieni di link dedicati a questo scopo.
In conclusione, se è vero che la facilità con cui si riesce ad ingannare un colosso come Google rende alquanto simpatiche alcune google bombs, tuttavia desta preoccupazione l'importanza che sempre più assume il posizionamento nei risultati del motore di ricerca, quasi una garanzia di veridicità e affidabilità, in grado forse di muovere opinioni e voti.

Stefano Moro

www.timeandmind.com