Ne sentiremo parlare sempre di più nei
prossimi mesi. Si tratta di una tecnologia
che permette di trasferire dati via radio
fino ad una velocità di 70 Mbit/s
e con una portata di svariati chilometri.
In questo si distingue nettamente dal fratello
minore WiFi, abbreviazione di Wireless
Fidelity, che ha una portata più “casalinga” dell'ordine
dei centinaia di metri e, soprattutto, una
qualità di segnale che decade pesantemente
in presenza di muri, alberi o altre barriere.
Acronimo di Worldwide Interoperability
for Microwave Access, il WiMax è un
marchio di certificazione per prodotti che
rispettano i protocolli standard della famiglia
IEEE 802.16 e operano in bande tra 2 GHz
e 11 Ghz. Queste caratteristiche tecniche
consentono al WiMax di dare una forte accelerata
alla diffusione della rete nelle aree finora
non coperte. La possibilità in particolare
di connettere punti non a vista sarebbe alla
base delle speranze che si accompagnano a
tale tecnologia nell'ottica di un superamento
del digital divide, che ad oggi
taglia fuori dalla rete diverse aree (rurali
e non) nei Paesi industrializzati e vaste
zone dei Paesi in via di sviluppo. Oggi l'Africa
conta soltanto 3 milioni di connessioni internet
a banda larga ed il WiMax, dal punto di vista
tecnologico, potrebbe essere una valida soluzione.
Ci sono inoltre buone ragioni per pensare
che le reti senza fili di questo tipo possano
anche rivoluzionare il campo della telefonia
mobile, andando in futuro a sostituire gli
attuali telefoni cellulari, sebbene ci siano
ancora alcuni limiti tecnici da superare.
Certo in quest'ottica il mercato della telefonia
e della connettività sarebbero obbligati
a convergere definitivamente, in quanto le
telefonate, sia fisse che mobili, potrebbero
essere effettuate gratuitamente con software
tipo Skype.
Tuttavia, sebbene scenari così rosei siano ragionevolmente realizzabili
dal punto di vista tecnologico, il problema sono le leggi ed i regolamenti, che
ne dovrebbero salvaguardare tutte le potenzialità, garantendo un equo
accesso ai benefici prodotti. In Italia e nel resto d'Europa si sta sperimentando
il WiMax e si sta procedendo con alcune scelte tecniche e legislative che hanno
già suscitato reazioni molto forti e negative nella comunità internet.
Dalla rete sta emergendo sempre più forte, ad esempio, la richiesta che
una parte dello spettro radio disponibile per il WiMax venga destinata all'uso
libero e senza fini di lucro di cittadini e associazioni. Questo è, in
sintesi, il senso della petizione di Andrea Rodriguez che sta circolando sul
web in questi mesi ed è sottoscrivibile sul sito www.wimaxlibero.org.
E proprio quest'uso senza licenza di una porzione di spettro radio è al
centro della battaglia che il famoso professore di Stanford Lawrence Lessig,
già promotore del progetto Creative Commons contro il Copyright, sta portando
avanti negli Stati Uniti. Stanno inoltre circolando su blog e siti italiani molte
critiche e proposte riguardanti le scelte tecniche, la gestione delle licenze
e la regolamentazione delle antenne sui palazzi, come testimonia il google
bombing sferrato dal cosiddetto Partito Pirata (www.partito-pirata.it) allo
scopo di far incappare tutti i navigatori alla ricerca di informazioni sul WiMax
in una pagina del sito, che contiene l'appello alla “liberazione del WiMax”.
Intanto una nuova versione del WiMax sta puntando a raggiungere entro il 2009
la velocità astronomica di 1 Gigabit al secondo. Ancora una volta la tecnologia
corre veloce e dà la possibilità di fare qualche piccolo passo
verso il miglioramento della vita e il superamento di diseguaglianze come il
digital divide, ma per questo è fondamentale che sia accompagnata da decisioni
tecnico-politiche competenti e adeguate. In bocca al lupo.
Stefano Moro
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