Diciamo la verità: Vanessa Ferrari,
laureatasi in Danimarca campionessa mondiale
in carica nel concorso completo di ginnastica,
e Igor Cassina, campione olimpico ad Atene
2004 nell'esercizio della sbarra, non sono
due persone "normali". Non c'è nulla
di convenzionale nella vita di una ragazza
di 17 anni e di un uomo di 27 che, feste
a parte, trascorrono almeno sei ore al giorno
nel chiuso di una palestra dove affinare
nei minimi particolari esercizi al cavallo,
alla sbarra, alla trave, o alle parallele.
D'altra parte, come rivela il nome ginnastica
artistica, la disciplina che praticano è un’arte,
e non un semplice sport. L'opera a cui si
dedicano è il proprio corpo: Vanessa
per renderlo simile a quello di una farfalla,
il cui volo leggero ovunque "si posa",
e mai si ferma; Igor per scoprire fin dove è possibile
incarnare un'idea di armonia nata dal movimento
di muscoli e tendini. Sconvolgente è sicuramente
lei, scricciolo di appena un metro e 43 di
altezza, ad Aarhus giunta nemmeno maggiorenne
a un risultato mai ottenuto da altre ginnaste
italiane. Non da meno è però anche
lui, interprete della propria disciplina
con la maniacalità perfezionistica
degna di un antico samurai. Del valore di
entrambi hanno tenuto conto le giurie chiamate,
secondo regolamento, a valutare le performance
degli atleti in lizza.
Ma l'eccezionalità dei casi Ferrari e Cassina non si esaurisce qui. Occorre
infatti ricordare che si tratta di due italiani, in gara per un Paese dove la
ginnastica artistica veleggia fra le discipline più neglette e meno praticate.
I pochi coraggiosi devono fare i conti con scarso seguito di pubblico, carenti
coperture mediatiche, avvilente mancanza di strutture. Al punto che la cara Vanessa
approfitta della visibilità offerta dalla medaglia d'oro appesa al collo
per chiedere la grazia di una palestra nuova dove potersi allenare nella città della
sua società sportiva: una Brescia capoluogo di una delle province più ricche
della nazione.
"Poveri ma belli" si intitola un film di Dino Risi che racconta in
modo esemplare l'Italia agli albori del boom economico. Da quel 1956 è passato
mezzo secolo, e il titolo serve ancora a raccontare la favola dei due atleti
che hanno portato ai vertici assoluti la ginnastica azzurra. Campioni destinati
per questo motivo a contrastare i colossi cinesi, est-europei e americani ai
Mondiali 2007 di Stoccarda (1 - 9 settembre), e ai Giochi Olimpici, in programma
tra un anno nella tana del lupo costituita da una Cina già immaginata
da molti (maligni?) come disposta a "molto" (leggi giurie e doping)
pur di depredare il medagliere.
Se, come dicono i pronostici, si qualificherà per Pechino, Vanessa Ferrari
contenderà ad avversarie come la grande sconfitta di Aarhus, l'americana
Chellsie Memmel - infortunatasi durante le finali - e la beniamina di casa Fei
Cheng, i cinque ori in palio, divisi fra concorso completo, ed esercizi a corpo
libero, alle parallele asimmetriche, alla trave e al volteggio. Nel confronto
la piccola italiana, che vive con la propria famiglia a Genivolta, paesino in
provincia di Cremona, si giova di almeno due riconosciute qualità. Una è la
grinta incrollabile di una ragazza che gareggia con quattro viti conficcate nella
mano destra dopo l'infortunio di cui è stata vittima ai Mondiali juniores
del 2005. L'altra è l'assoluta padronanza di una tecnica sempre in grado
di esaltarne le prestazioni. Lo hanno imparato a loro spese le rivali, che in
Danimarca l'hanno vista prima cadere durante la prova della trave, e subito dopo
riprendersi come nulla fosse successo, portando a conclusione l’esercizio
con una perfetta uscita dall'attrezzo. Dopodichè è venuta la sfida
decisiva nel corpo libero: qui, pur avendo bisogno di una media di 15,225 punti
per conservare il comando della classifica, Vanessa ne ha strappati ai giurati
addirittura 15,500, piroettando come un leggiadro spiritello silvestre sulle
note pucciniane dell'aria "Nessun dorma" tratta dalla Turandot.
Incredibile ma vero, l'Italia si accosta ai due grandi appuntamenti di Stoccarda
e Pechino potendo contare, oltre che sul fenomeno Ferrari, su una squadra femminile
di inedita competitività internazionale, premiata addirittura con l'oro
agli Europei 2006 svoltisi a Volos, in Grecia. Il che fa sperare in altre sorprese,
fornite a livello individuale da ginnaste come Monica Bergamelli, Lia Parolari,
Francesca Benolli e Federica Macrì.
Se si passa al campo maschile, le differenze sono numerose e sensibili. A partire
dall'età media dei ginnasti, che raggiungono livelli ottimali attorno
ai 20 anni, e non nella piena adolescenza delle loro giovanissime colleghe. Più articolata è anche
la gamma degli esercizi, che sono ben sei: cavallo con maniglie, anelli, volteggio,
parallele, sbarra e corpo libero. Infine, restringendo l'obbiettivo all'Italia,
Igor Cassina non costituisce qualcosa di mai visto prima, bensì il nuovo
volto di un'aurea tradizione. Per scoprire la quale non basta risalire ai ripetuti
trionfi di Juri Chechi, toscano di Prato, classe 1969, campione olimpico negli
anelli ad Atlanta '96. Si deve tornare fino alle gloriose squadre prime nei Giochi
di inizio '900 passando per i trionfi pionieristici di Braglia, Neri e Zampori,
oltre che per i fasti di un Franco Menichelli, oro nel corpo libero a Tokyo '64
e del compianto Giovanni Carminucci, argento nelle parallele a Roma '60.
Eppure, con tutto il rispetto dovuto ad atleti straordinari come questi, il ginnasta
classe 1970, lombardo di Meda, emana un carisma ascetico che non trova uguali
nello sport italiano contemporaneo. Una forza interiore capace di sublimarsi
in evoluzioni alla sbarra davvero senza precedenti, fino al "doppio salto
raccolto con doppio avvitamento" escogitato per sbaragliare ogni avversario
ai Giochi di Atene.
Un prodigio tecnico tale da venire immortalato
negli annali della ginnastica artistica come "movimento
Cassina", attuando un privilegio simile
a quello degli astronomi che legano il proprio
nome ai corpi celesti da loro scoperti. Così da
ricordarci, a proposito di immensità fisiche
e spirituali, che anche nel chiuso di una palestra
ragazzi come Igor e Vanessa possono toccare
il cielo. E con tutte le loro dita.
Stefano Ferrio
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