In questo numero
POVERI MA BELLI  di Stefano Ferrio   

Atleti d’eccellenza per uno sport
che non richiede molti soldi.
Solo un po’ più d’attenzione
da parte dei politici.
Perché le glorie dell’Italia
non si fermano solo negli stadi.
Per di più chiusi.


Diciamo la verità: Vanessa Ferrari, laureatasi in Danimarca campionessa mondiale in carica nel concorso completo di ginnastica, e Igor Cassina, campione olimpico ad Atene 2004 nell'esercizio della sbarra, non sono due persone "normali". Non c'è nulla di convenzionale nella vita di una ragazza di 17 anni e di un uomo di 27 che, feste a parte, trascorrono almeno sei ore al giorno nel chiuso di una palestra dove affinare nei minimi particolari esercizi al cavallo, alla sbarra, alla trave, o alle parallele. D'altra parte, come rivela il nome ginnastica artistica, la disciplina che praticano è un’arte, e non un semplice sport. L'opera a cui si dedicano è il proprio corpo: Vanessa per renderlo simile a quello di una farfalla, il cui volo leggero ovunque "si posa", e mai si ferma; Igor per scoprire fin dove è possibile incarnare un'idea di armonia nata dal movimento di muscoli e tendini. Sconvolgente è sicuramente lei, scricciolo di appena un metro e 43 di altezza, ad Aarhus giunta nemmeno maggiorenne a un risultato mai ottenuto da altre ginnaste italiane. Non da meno è però anche lui, interprete della propria disciplina con la maniacalità perfezionistica degna di un antico samurai. Del valore di entrambi hanno tenuto conto le giurie chiamate, secondo regolamento, a valutare le performance degli atleti in lizza.
Ma l'eccezionalità dei casi Ferrari e Cassina non si esaurisce qui. Occorre infatti ricordare che si tratta di due italiani, in gara per un Paese dove la ginnastica artistica veleggia fra le discipline più neglette e meno praticate. I pochi coraggiosi devono fare i conti con scarso seguito di pubblico, carenti coperture mediatiche, avvilente mancanza di strutture. Al punto che la cara Vanessa approfitta della visibilità offerta dalla medaglia d'oro appesa al collo per chiedere la grazia di una palestra nuova dove potersi allenare nella città della sua società sportiva: una Brescia capoluogo di una delle province più ricche della nazione.
"Poveri ma belli" si intitola un film di Dino Risi che racconta in modo esemplare l'Italia agli albori del boom economico. Da quel 1956 è passato mezzo secolo, e il titolo serve ancora a raccontare la favola dei due atleti che hanno portato ai vertici assoluti la ginnastica azzurra. Campioni destinati per questo motivo a contrastare i colossi cinesi, est-europei e americani ai Mondiali 2007 di Stoccarda (1 - 9 settembre), e ai Giochi Olimpici, in programma tra un anno nella tana del lupo costituita da una Cina già immaginata da molti (maligni?) come disposta a "molto" (leggi giurie e doping) pur di depredare il medagliere.
Se, come dicono i pronostici, si qualificherà per Pechino, Vanessa Ferrari contenderà ad avversarie come la grande sconfitta di Aarhus, l'americana Chellsie Memmel - infortunatasi durante le finali - e la beniamina di casa Fei Cheng, i cinque ori in palio, divisi fra concorso completo, ed esercizi a corpo libero, alle parallele asimmetriche, alla trave e al volteggio. Nel confronto la piccola italiana, che vive con la propria famiglia a Genivolta, paesino in provincia di Cremona, si giova di almeno due riconosciute qualità. Una è la grinta incrollabile di una ragazza che gareggia con quattro viti conficcate nella mano destra dopo l'infortunio di cui è stata vittima ai Mondiali juniores del 2005. L'altra è l'assoluta padronanza di una tecnica sempre in grado di esaltarne le prestazioni. Lo hanno imparato a loro spese le rivali, che in Danimarca l'hanno vista prima cadere durante la prova della trave, e subito dopo riprendersi come nulla fosse successo, portando a conclusione l’esercizio con una perfetta uscita dall'attrezzo. Dopodichè è venuta la sfida decisiva nel corpo libero: qui, pur avendo bisogno di una media di 15,225 punti per conservare il comando della classifica, Vanessa ne ha strappati ai giurati addirittura 15,500, piroettando come un leggiadro spiritello silvestre sulle note pucciniane dell'aria "Nessun dorma" tratta dalla Turandot.
Incredibile ma vero, l'Italia si accosta ai due grandi appuntamenti di Stoccarda e Pechino potendo contare, oltre che sul fenomeno Ferrari, su una squadra femminile di inedita competitività internazionale, premiata addirittura con l'oro agli Europei 2006 svoltisi a Volos, in Grecia. Il che fa sperare in altre sorprese, fornite a livello individuale da ginnaste come Monica Bergamelli, Lia Parolari, Francesca Benolli e Federica Macrì.
Se si passa al campo maschile, le differenze sono numerose e sensibili. A partire dall'età media dei ginnasti, che raggiungono livelli ottimali attorno ai 20 anni, e non nella piena adolescenza delle loro giovanissime colleghe. Più articolata è anche la gamma degli esercizi, che sono ben sei: cavallo con maniglie, anelli, volteggio, parallele, sbarra e corpo libero. Infine, restringendo l'obbiettivo all'Italia, Igor Cassina non costituisce qualcosa di mai visto prima, bensì il nuovo volto di un'aurea tradizione. Per scoprire la quale non basta risalire ai ripetuti trionfi di Juri Chechi, toscano di Prato, classe 1969, campione olimpico negli anelli ad Atlanta '96. Si deve tornare fino alle gloriose squadre prime nei Giochi di inizio '900 passando per i trionfi pionieristici di Braglia, Neri e Zampori, oltre che per i fasti di un Franco Menichelli, oro nel corpo libero a Tokyo '64 e del compianto Giovanni Carminucci, argento nelle parallele a Roma '60.
Eppure, con tutto il rispetto dovuto ad atleti straordinari come questi, il ginnasta classe 1970, lombardo di Meda, emana un carisma ascetico che non trova uguali nello sport italiano contemporaneo. Una forza interiore capace di sublimarsi in evoluzioni alla sbarra davvero senza precedenti, fino al "doppio salto raccolto con doppio avvitamento" escogitato per sbaragliare ogni avversario ai Giochi di Atene.
Un prodigio tecnico tale da venire immortalato negli annali della ginnastica artistica come "movimento Cassina", attuando un privilegio simile a quello degli astronomi che legano il proprio nome ai corpi celesti da loro scoperti. Così da ricordarci, a proposito di immensità fisiche e spirituali, che anche nel chiuso di una palestra ragazzi come Igor e Vanessa possono toccare il cielo. E con tutte le loro dita.

Stefano Ferrio

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