Secondo il Professor Veerabhadran Ramanathan,
scienziato e climatologo tra i più accreditati,
l'accumulo di anidride carbonica e dei nuovi
gas serra hanno avvolto la Terra in una specie
di coperta: «Sotto di essa viene trattenuto
un quarto del calore solare in più rispetto
a 100 anni fa, trasformando gli ultimi trent'anni
nel periodo più caldo mai vissuto
dal pianeta». E tutto questo mentre
i Paesi del Terzo Mondo hanno bisogno di
più energia per supportare il loro
sviluppo. A lui abbiamo posto alcune domande.
Oggi
la minaccia maggiore all’umanità deriva
dal perturbamento del clima?
Le
conseguenze del clima possono considerarsi
i maggiori pericoli per l’umanità,
proprio perché in questi ultimi anni
di sfruttamento dell’ambiente da parte
dell’uomo con l’emissione di
gas nocivi si è dilatato l’effetto
serra. A ciò si aggiungano gli inquinamenti
provocati dalle auto e dalle industrie che
hanno creato una cappa intorno al pianeta
terrestre aumentandone la temperatura e causando
prima di tutto lo scioglimento di ghiacciai
e il surriscaldamento degli oceani, con conseguente
nascita degli uragani e delle tempeste. Ciò è colpa
dell’uomo ed è uno dei principali
problemi che dovremo affrontare. Oggi, poi,
vi sono prove indicanti che la regione del
Golfo Persico viene ormai risucchiata in
un circuito globale d'inquinamento alimentato
soprattutto dagli inurbamenti di Los Angeles,
New Delhi, Bombay, Pechino ed il Cairo.
Cos’è il global
dimming che lei ha reso così famoso?
il global dimming, è l’effetto buio che sta rapidamente
calando sul globo, minacciandolo alla stregua del ben più celebre global
warming, o effetto serra. Queste tenebre avanzano con una media del 2-3
per cento l’anno. Alcune regioni del mondo sono più a rischio di
altre.
Il primato assoluto spetta a Hong Kong, che ha avuto un calo di luminosità del
37% negli ultimi 50 anni. In Europa i «Paesi del buio» sono Italia,
Germania, Austria, Ungheria e Polonia (tutte intorno al 10% negli ultimi trent’anni).
Tra i Paesi che continuano a essere baciati dal sole ci sono invece Spagna, Portogallo,
Norvegia, Grecia, Irlanda e le regioni dell’Africa del Nord, che hanno
registrato una diminuzione di luce quasi impercettibile.
Le implicazioni che il trend rischia di avere sulla meteorologia, l’ambiente
e l’agricoltura sono enormi. Il global dimming è un effetto
di lungo periodo, l’uomo della strada non se ne può accorgere. Dalle
rilevazioni satellitari risulta che la luminosità e intensità dei
raggi solari sono rimaste invariate nel tempo ma che un numero sempre minore
di raggi riesce a penetrare l’atmosfera, raggiungendo la Terra, per colpa
dello smog. L’inquinamento oscura il sole in due modi: nel primo, i raggi
rimbalzano sulle particelle di fuliggine in aria e vengono respinti nello spazio.
Nel secondo, l’inquinamento aumenta la condensazione dell’umidità in
nuvole più spesse e scure che a loro volta impediscono ulteriormente l’irraggiamento.
Non a caso, l’effetto buio è più pronunciato nei giorni di
pioggia.
È vero
che la terra ha soli 50 anni di vita?
Non sono d’accordo. È reale che non è stato fatto nulla per
evitare questi problemi. Siamo in forte ritardo e non sono state mai prese iniziative
per tenersi lontano da questo. In verità la minaccia non è per
il pianeta terra ma per gli esseri umani , la terra continuerà a vivere,
gli umani dovranno cercare altre soluzioni.
Al di là dei facili
allarmismi, quali sono gli elementi
da monitorare?
L’effetto serra e il surriscaldamento
del pianeta è già in atto
e il problema principale è relativo
all’innalzamento delle acque perché da
una parte con questa cappa che riduce le
piogge e riduce il cielo, dall’altra
con lo scioglimento dei ghiacciai, c’è il
rischio che nel giro di un certo numero
di anni il livello degli oceani e delle
acque di alzi di uno o due metri (e quindi
Venezia, il Bangladesh, l’Olanda,
le isole Maldive, quelle coralline vanno
sotto), per cui, in base a queste previsioni,
gli uomini si dovranno adattare a nuove
situazioni, entrando nell’ottica
di modificare le proprie abitudini di vita.
Di certo l’umanità, per l’innalzamento
delle acque, che interesserà tutte
le zone costiere del mondo, prevedibilmente
sposterà le sue abitazioni sui monti
e nelle zone interne.
Allora, il
mare è il
nostro nemico?
Noi e non il mare siamo i colpevoli.
Quanto è responsabile
il potere economico del degrado ambientale?
Il potere economico ha condotto solo affari. Il poco futuro del pianeta dipenderà dalla
collaborazione internazionale.
La causa principale di tale trasmutazione che ormai tutti conoscono è il
fatto che il mondo occidentale e le Americhe hanno molto prodotto e molto inquinato.
Ed oggi, vi è l’India e la Cina che stanno battendo tutte le tappe
per l’incremento industriale, sicché la situazione sarà peggiore
fra 20 anni.
E’ pertanto indispensabile attuare nuove tecnologie per sorreggere l’ambiente
in modo più corretto.
Sarà fondamentale la cooperazione internazionale, altrimenti vi sarà il
disastro completo.
Cosa si può fare adesso?
Non si può tornare indietro e mantenere
il progresso attuale. Bisogna sfruttare
le fonti di energia alternative come ha
detto il vostro Rubbia: l’energia
solare che è il modo più pulito
per ottenerla. Il principale nemico della
terra, ma soprattutto dell’uomo, è l’industria
petrolifera, perché a loro conviene
che il petrolio venga usato.
I politici e le lobby
del greggio, non hanno cuore per ciò che
stanno provocando?
I politici si adeguano a ciò che la gente vuole e pretende. Il guaio è che
ancora non si è al corrente di questo. Bisogna sensibilizzare adeguatamente,
ma senza sensazionalismi, scandali e terrorismo psicologico, perché sarebbe
inutile. È necessario innescare un sistema d’informazione costante
che aiuti a capire che il problema è serio, così chi comanda dovrà inevitabilmente
cambiare rotta.
Qual è il suo consiglio?
Quello che in modo attivo si può fare è moderare
gli sprechi ed i rifiuti, avendo un comportamento
più morigerato, eliminando le cose
superflue e superficiali, perché più rifiuti
si creano, più si innesca un meccanismo
perverso di danneggiamento all’ambiente.
Maria De Falco Marotta
Ore
8 e 16 minuti del 6 agosto 1945:
Hiroshima è bombardata. L’ordigno
nucleare, denominato Little Boy, è stato
lanciato da un B-29 (chiamato Enola
Gay), comandato dal colonnello
Paul Tibbets (ancora in vita), a
capo di un equipaggio di 11 uomini.
Little Boy pesava 4 mila e 400 kili
ed era lunga 3 metri; dotata di una
potenza esplosiva superiore a 15
mila tonnellate di tritolo. Furono
trucidate in un istante: 70 mila
abitanti (87 mila, secondo le stime
fatte allora dal governo nipponico).
Il fungo successivo al lancio e allo
scoppio si elevò nel cielo
fino a un’altezza di 13 mila
km. Ed era visibile a occhio nudo
a più di 500 km di distanza.
Il 9 agosto toccava identica sorte
a Nagasaki. La bomba, battezzata
con il soprannome di Fat man (la
sua forma ricordava le fattezze di
Wiston Churchill), prima di essere
sganciata diede qualche pensiero
ai piloti americani. Il carburante
infatti sembrava risultare agli sgoccioli.
L’obiettivo iniziale era la
città di Kokura. Ma nuvole
e fumo ne impedirono l’avvistamento.
Approfittando di una schiarita, i
piloti americani decisero di lanciare
la bomba sul primo centro abitato
che avrebbero localizzato: e fu avvistata
Nagasaki. Il 15 agosto del 1945 il
Giappone firmava la resa incondizionata,
determinando così la fine
della seconda guerra mondiale. 4
mesi dopo le vittime dell’esplosione
atomica salirono a oltre 140 mila.
Il numero superò poi le 200
mila vittime. Cifra destinata a crescere
ancora nel corso degli anni e decenni
successivi. Ancora oggi, si contano
numerose vittime delle radiazioni,
e sono i discendenti dei sopravvissuti.
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