In questo numero
L'ULTIMO APPRODO di Maria De Falco Marotta 

Tifoni e uragani imperversano nel mondo
e gli scienziati ne attribuiscono
quasi unanimemente
la colpa al riscaldamento del clima,
determinato soprattutto dall'attività umana.
Non solo. Sulle nostre teste pende
anche la minaccia del buio.

Foto di E. Marotta


Secondo il Professor Veerabhadran Ramanathan, scienziato e climatologo tra i più accreditati, l'accumulo di anidride carbonica e dei nuovi gas serra hanno avvolto la Terra in una specie di coperta: «Sotto di essa viene trattenuto un quarto del calore solare in più rispetto a 100 anni fa, trasformando gli ultimi trent'anni nel periodo più caldo mai vissuto dal pianeta». E tutto questo mentre i Paesi del Terzo Mondo hanno bisogno di più energia per supportare il loro sviluppo. A lui abbiamo posto alcune domande.

Oggi la minaccia maggiore all’umanità deriva dal perturbamento del clima?
Le conseguenze del clima possono considerarsi i maggiori pericoli per l’umanità, proprio perché in questi ultimi anni di sfruttamento dell’ambiente da parte dell’uomo con l’emissione di gas nocivi si è dilatato l’effetto serra. A ciò si aggiungano gli inquinamenti provocati dalle auto e dalle industrie che hanno creato una cappa intorno al pianeta terrestre aumentandone la temperatura e causando prima di tutto lo scioglimento di ghiacciai e il surriscaldamento degli oceani, con conseguente nascita degli uragani e delle tempeste. Ciò è colpa dell’uomo ed è uno dei principali problemi che dovremo affrontare. Oggi, poi, vi sono prove indicanti che la regione del Golfo Persico viene ormai risucchiata in un circuito globale d'inquinamento alimentato soprattutto dagli inurbamenti di Los Angeles, New Delhi, Bombay, Pechino ed il Cairo.

Cos’è il global dimming che lei ha reso così famoso?
il global dimming, è l’effetto buio che sta rapidamente calando sul globo, minacciandolo alla stregua del ben più celebre global warming, o effetto serra. Queste tenebre avanzano con una media del 2-3 per cento l’anno. Alcune regioni del mondo sono più a rischio di altre.
Il primato assoluto spetta a Hong Kong, che ha avuto un calo di luminosità del 37% negli ultimi 50 anni. In Europa i «Paesi del buio» sono Italia, Germania, Austria, Ungheria e Polonia (tutte intorno al 10% negli ultimi trent’anni). Tra i Paesi che continuano a essere baciati dal sole ci sono invece Spagna, Portogallo, Norvegia, Grecia, Irlanda e le regioni dell’Africa del Nord, che hanno registrato una diminuzione di luce quasi impercettibile.
Le implicazioni che il trend rischia di avere sulla meteorologia, l’ambiente e l’agricoltura sono enormi. Il global dimming è un effetto di lungo periodo, l’uomo della strada non se ne può accorgere. Dalle rilevazioni satellitari risulta che la luminosità e intensità dei raggi solari sono rimaste invariate nel tempo ma che un numero sempre minore di raggi riesce a penetrare l’atmosfera, raggiungendo la Terra, per colpa dello smog. L’inquinamento oscura il sole in due modi: nel primo, i raggi rimbalzano sulle particelle di fuliggine in aria e vengono respinti nello spazio. Nel secondo, l’inquinamento aumenta la condensazione dell’umidità in nuvole più spesse e scure che a loro volta impediscono ulteriormente l’irraggiamento. Non a caso, l’effetto buio è più pronunciato nei giorni di pioggia.

È vero che la terra ha soli 50 anni di vita?
Non sono d’accordo. È reale che non è stato fatto nulla per evitare questi problemi. Siamo in forte ritardo e non sono state mai prese iniziative per tenersi lontano da questo. In verità la minaccia non è per il pianeta terra ma per gli esseri umani , la terra continuerà a vivere, gli umani dovranno cercare altre soluzioni.

Al di là dei facili allarmismi, quali sono gli elementi da monitorare?
L’effetto serra e il surriscaldamento del pianeta è già in atto e il problema principale è relativo all’innalzamento delle acque perché da una parte con questa cappa che riduce le piogge e riduce il cielo, dall’altra con lo scioglimento dei ghiacciai, c’è il rischio che nel giro di un certo numero di anni il livello degli oceani e delle acque di alzi di uno o due metri (e quindi Venezia, il Bangladesh, l’Olanda, le isole Maldive, quelle coralline vanno sotto), per cui, in base a queste previsioni, gli uomini si dovranno adattare a nuove situazioni, entrando nell’ottica di modificare le proprie abitudini di vita.
Di certo l’umanità, per l’innalzamento delle acque, che interesserà tutte le zone costiere del mondo, prevedibilmente sposterà le sue abitazioni sui monti e nelle zone interne.

Allora, il mare è il nostro nemico?
Noi e non il mare siamo i colpevoli.

Quanto è responsabile il potere economico del degrado ambientale?
Il potere economico ha condotto solo affari. Il poco futuro del pianeta dipenderà dalla collaborazione internazionale.
La causa principale di tale trasmutazione che ormai tutti conoscono è il fatto che il mondo occidentale e le Americhe hanno molto prodotto e molto inquinato. Ed oggi, vi è l’India e la Cina che stanno battendo tutte le tappe per l’incremento industriale, sicché la situazione sarà peggiore fra 20 anni.
E’ pertanto indispensabile attuare nuove tecnologie per sorreggere l’ambiente in modo più corretto.
Sarà fondamentale la cooperazione internazionale, altrimenti vi sarà il disastro completo.

Cosa si può fare adesso?

Non si può tornare indietro e mantenere il progresso attuale. Bisogna sfruttare le fonti di energia alternative come ha detto il vostro Rubbia: l’energia solare che è il modo più pulito per ottenerla. Il principale nemico della terra, ma soprattutto dell’uomo, è l’industria petrolifera, perché a loro conviene che il petrolio venga usato.

I politici e le lobby del greggio, non hanno cuore per ciò che stanno provocando?
I politici si adeguano a ciò che la gente vuole e pretende. Il guaio è che ancora non si è al corrente di questo. Bisogna sensibilizzare adeguatamente, ma senza sensazionalismi, scandali e terrorismo psicologico, perché sarebbe inutile. È necessario innescare un sistema d’informazione costante che aiuti a capire che il problema è serio, così chi comanda dovrà inevitabilmente cambiare rotta.

Qual è il suo consiglio?
Quello che in modo attivo si può fare è moderare gli sprechi ed i rifiuti, avendo un comportamento più morigerato, eliminando le cose superflue e superficiali, perché più rifiuti si creano, più si innesca un meccanismo perverso di danneggiamento all’ambiente.

Maria De Falco Marotta

Ore 8 e 16 minuti del 6 agosto 1945: Hiroshima è bombardata. L’ordigno nucleare, denominato Little Boy, è stato lanciato da un B-29 (chiamato Enola Gay), comandato dal colonnello Paul Tibbets (ancora in vita), a capo di un equipaggio di 11 uomini. Little Boy pesava 4 mila e 400 kili ed era lunga 3 metri; dotata di una potenza esplosiva superiore a 15 mila tonnellate di tritolo. Furono trucidate in un istante: 70 mila abitanti (87 mila, secondo le stime fatte allora dal governo nipponico). Il fungo successivo al lancio e allo scoppio si elevò nel cielo fino a un’altezza di 13 mila km. Ed era visibile a occhio nudo a più di 500 km di distanza. Il 9 agosto toccava identica sorte a Nagasaki. La bomba, battezzata con il soprannome di Fat man (la sua forma ricordava le fattezze di Wiston Churchill), prima di essere sganciata diede qualche pensiero ai piloti americani. Il carburante infatti sembrava risultare agli sgoccioli. L’obiettivo iniziale era la città di Kokura. Ma nuvole e fumo ne impedirono l’avvistamento. Approfittando di una schiarita, i piloti americani decisero di lanciare la bomba sul primo centro abitato che avrebbero localizzato: e fu avvistata Nagasaki. Il 15 agosto del 1945 il Giappone firmava la resa incondizionata, determinando così la fine della seconda guerra mondiale. 4 mesi dopo le vittime dell’esplosione atomica salirono a oltre 140 mila. Il numero superò poi le 200 mila vittime. Cifra destinata a crescere ancora nel corso degli anni e decenni successivi. Ancora oggi, si contano numerose vittime delle radiazioni, e sono i discendenti dei sopravvissuti.

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