Ci eravamo lasciati con la difficile questione
relativa al termine dell’adolescenza
e all’ingresso nell’età adulta:
quando smettiamo di essere davvero degli
inguaribili ragazzi?
Naturalmente la risposta è complessa e si presta ad una miriade di sfaccettature.
Basti pensare che esistono molteplici modelli di comprensione inerenti il percorso
e il processo adolescenziale, ognuno dei quali pone l’accento su aspetti
particolari di questo fenomeno.Ad esempio, il modello fisiologico descrive le
trasformazioni somatiche e biologiche a partire dalla pubertà, privilegiando
l’esposizione dei grandi e “stravaganti” cambiamenti quali
il salto della crescita, la comparsa dei primi flussi mestruali e della prima
eiaculazione, il manifestarsi dei caratteri sessuali secondari (come lo sviluppo
del seno nelle ragazze, la peluria sul volto e sul corpo e un tono di voce più basso
nei ragazzi). Il modello sociologico spiega invece come l’adolescenza varia
in base alla cultura, alle epoche, agli ambienti sociali e in particolare si
sofferma sul fatto che la stessa non è un fenomeno universale (non esiste
in certe parti del mondo, così come gli antropologi culturali hanno riscontrato
dai loro studi), tende ad essere correlata al livello di complessità di
una determinata società (più la società è complessa,come
la nostra, più l’adolescenza tende a protrarsi e ad esprimere conflittualità)
e infine esiste, così come noi ce la rappresentiamo, soltanto da un secolo
o poco più, invenzione recente del mondo industriale, capitalistico, moderno,
in continua trasformazione e inizialmente riguardante, più che altro,
i giovani maschi della buona borghesia. Prima di allora si racconta che il bambino
transitava dalle sottane femminili della sua famiglia all’universo degli
adulti, vestito come uno di loro e confuso in mezzo agli uomini e alle donne,
bruciando inesorabilmente le tappe della propria adolescenza che invece ai tempi
dei Romani si protraeva fino ai trent’anni di età.
Se è vero che la storia presenta un incessante avvicendamento di cicli
e ricicli, per cui gli eventi tendono a ripetersi, si può dunque affermare
che anche oggi è così: l’estendersi dell’adolescenza
ad età anagrafiche sempre più avanzate è percepibile come
un vero e proprio fenomeno di massa, ma per motivi alquanto diversi dai nostri
antenati latini… Forse è banale, e in fondo anche un po’ noioso,
soffermarsi a descrivere il cospicuo numero di fenomeni sociali implicati in
questo ritardo. Basterà citare a titolo esemplificativo la prolungata
dipendenza economica da papà e mamma connessa alla difficoltà di
accedere in tempi fisiologici ad un mondo lavorativo sempre più avanzato
e specializzato tecnologicamente. Più interessante, mi pare, sottolineare
che esiste un rapporto tra l’esercizio della sessualità e il protrarsi
dell’età adolescenziale: se l’utilizzo degli anticoncezionali
e il raggiungimento di determinate forme di libertà sessuale possono essere
considerati in senso progressivo rispetto ad una visione sessuofobica e repressiva
secolarizzata presente fino a pochi decenni fa in ambito culturale, religioso,
sociale e scientifico, è altrettanto vero che ciò ha ridotto in
modo considerevole la spinta a separarsi dalla propria famiglia di origine. Aspirare
al pieno possesso dell’esercizio della sessualità coincideva, il
più delle volte, con la realizzazione di un nuovo nucleo familiare, con
nuovi impegni e responsabilità. Naturalmente non voglio dire che l’unico
motivo fosse quello, però incideva ed assumeva un ruolo propulsivo rispetto
alla concretizzazione dell’autonomia personale e relazionale.
Per libera associazione di pensieri e di note… mi viene in mente Franco
Battiato che, all’interno del suo ultimo lavoro musicale, così canta
e recita in “The game is over”: “Dov’è che stiamo
andando nel succedersi del tempo? Avrai un progetto o no per la tua vita? Adesso”.
Credo
che sia pertinente al tentativo di approfondire ulteriormente il nostro caro
tema della costruzione dell’identità.
Sergio Cherubini
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