In questo numero
NO FAMIGLIA, NO EUROPA di Carlo Fiore

Per crescere sani e robusti
ci vogliono vitamine e proteine.
Per essere forti nello spirito
ci vuole una buona famiglia
dove si è accolti, compresi, educati.
Una famiglia dove il padre è padre
e la madre è madre.


In una Europa in cui la decadenza e il crollo dell'Impero romano e le invasioni barbariche avevano sconvolto tutte le strutture sociali e familiari, l'influsso della Chiesa e del cristianesimo fu determinante per un ricupero dei valori fondamentali dell'Europa. In primis la famiglia. Lo affermava il Card. Ratzinger in un intervento poco noto. “Il matrimonio monogamico, come cellula fondamentale dell'edificio sociale è stato forgiato a partire dalla fede biblica. Esso ha dato all'Europa occidentale e orientale il suo volto particolare e la sua particolare umanità. L'Europa non sarebbe più l'Europa se questa cellula fondamentale del suo edificio sociale scomparisse o venisse cambiata”.
Il fatto che la famiglia cristiana sia stata consacrata da un vincolo religioso, il sacramento del Matrimonio, ha avuto un’importanza, anche sociale, di altissimo rilievo. Ha dato alla famiglia una maggior solidità, ha accentuato il suo prestigio, l'affermazione dei suoi diritti, la protezione delle leggi, il potenziamento della sua capacità educativa, il rispetto reciproco dell'uomo verso la donna, l'eliminazione progressiva dello sfruttamento della donna da parte dell'uomo. Basterebbe confrontare la realtà della famiglia cristiana, formatasi in Europa sotto l'influenza del cristianesimo con la situazioni concrete delle famiglie nelle culture extraeuropee non cristiane.
E tutto questo si è riflesso beneficamente sulla società umanizzandola profondamente.
È stato un processo lungo, come tutti i processi storici, sono stati necessari secoli perché i nuovi valori emergessero, ma è innegabile l'apporto del cristianesimo alla formazione e valorizzazione della cellula fondamentale della società e della Chiesa.

Non negoziabili
Ha fatto scalpore, soprattutto negli ambienti laicisti, quanto ha affermato, sul tema della famiglia Benedetto XVI il 30 marzo 2006, al Convegni di studio promosso dal Partito Popolare Europeo. Parlando al gruppo parlamentare del PPE in udienza, Benedetto XVI ha detto: “Il vostro sostegno all’eredità cristiana può contribuire in maniera significativa alla sconfitta di una cultura oggi piuttosto diffusa in Europa, che relega alla sfera privata e soggettiva la manifestazione dei propri convincimenti religiosi. Politiche costruite su queste fondamenta non solo comportano il ripudio del ruolo pubblico dei cristianesimo, ma, più generalmente escludono di confrontarsi con la tradizione religiosa dell’Europa, che è così chiara, nonostante le sue diverse confessioni (cattolica, protestante, anglicana, ndr) minacciando così la stessa democrazia, la cui forza dipende dai valori che essa promuove”. Il papa insomma difende lo spazio pubblico della Chiesa nella società, il diritto di intervenire quando fossero in gioco problemi di fede e di morale, contro le teorie che vorrebbero costringere la fede a una assoluta privatizzazione e a un silenzio sui massimi problemi di una società. “Dato che tale tradizione che potremmo chiamare la sua unità polifonica, convoglia valori fondamentali per il bene della società, l’Unione Europea può solo uscire arricchita dal confronto. In questo contesto bisogna riconoscere che una certa intransigenza laica si mostra nemica della tolleranza e di una sana visione laica dello Stato e della società”. Si giunge così al punto nevralgico del discorso, che ha fatto vibrare tutte le corde ghibelline del Paese. “Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, il fulcro dei suoi interventi nell’arena pubblica è la protezione della dignità della persona, e ad essa sta rivolgendo particolare attenzione a principi che non sono negoziabili: tra questi oggi emergono con chiarezza i seguenti:
- protezione della vita in tutti i suoi stadi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale;
- riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia – come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio – e la sua difesa da tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono a destabilizzarla, oscurandone il carattere particolare e l’insostituibile ruolo sociale;
- la protezione del diritto dei genitori a educare i figli”.
E il Papa ha soggiunto per chiarire che questi tre principi non negoziabili non appartengono in esclusiva al campo della Chiesa: “Tali principi non sono verità di fede; sono inscritti nella natura umana e quindi comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutti, prescindendo da qualunque appartenenza religiosa”.

La confusione italiana
Carlo Cardia è docente di diritti ecclesiastico all’Università Roma Tre. È considerato uno dei maggiori studiosi del rapporto Chiesa-Stato. Il suo intervento sul problema aperto dalle dichiarazioni di Benedetto XVI è chiarificatore e autorevole. E parte dal problema della Costituzione europea rifiutata. “Quella bozza di Costituzione ha deluso effettivamente un po’ tutti per il fatto di essere una sterile elencazione di norme, ma anche per l’ispirazione che è fredda, fatta a tavolino, se solo pensiamo a come inizia la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti. Noi abbiamo fatto una Costituzione arida, per questo ha scontentato tutti. Quando la Chiesa parla di radici cristiane, parla anche a nome delle Chiese protestanti e ortodosse, perché questa storia comune interessa tutti, pur nelle divisioni che ci sono state. Il richiamo del Papa a queste radici ha anche un senso ecumenico. Se si studia la legislazione dei Paesi europei, compresi quelli ex-comunisti, tutte tranne due o tre, fanno esplicito riferimento alle radici cristiane, cattoliche o ortodosse. Quanto al polverone sollevato dai ‘principi non negoziabili’, occorre dire questo: abbiamo avuto una deriva che è iniziata da lontano e ha portato pian piano a relativizzare alcuni valori fondamentali. Quello della vita è stato l’ultimo. Chi non vive questo relativismo si trova davanti a fatti sconcertanti. Pensiamo solo a quello che accade in Olanda. Ma dietro c’è un cammino che, giorno dopo giorno, ha fatto abbandonare alcuni principi di fondo che non sono soltanto cattolici o cristiani, ma sono interreligiosi, quasi universali. Il valore della vita è universale, ma dietro c’è questo cammino relativistico. Sono principi ai quali dobbiamo tornare perché facevano parte del nostro patrimonio”.
E quanto al problema della libertà di scegliere la scuola ritenuta consone alla mentalità della famiglia, c’è il solito interrogativo: scuola privata o scuola pubblica? Perché questa tendenza tutta italiana, e tutta laicista, di privilegiare la scuola pubblica? “Mi limito a notare – risponde Cardia – che chi contesta la libertà dell’insegnamento lo fa pensando che tale libertà sia lontana dal liberalismo. Al contrario, fa parte del pensiero classico liberale. Il maggior numero di scuole private si trova in USA, in Inghilterra e in Francia. Sono finanziate dallo Stato e nessuno contesterà le tradizioni liberali di questi Paesi”.
L’ultimo problema affrontato da Cardia è quello della famiglia. Esiste una famiglia, quella tradizionale costituita dall’unione dell’uomo e della donna, o esistono più modelli di famiglie, dalle monoparentali alle omosessuali? “Anche qui – riprende Cardia – il confessionalismo c’entra poco. Nel momento in cui l’ordinamento giuridico riconoscerà due o tre tipi di famiglie, agli occhi delle nuove generazioni non offriamo più una tutela della famiglia che esiste da più di duemila anni, ma offriamo una scelta quasi di mercato di diversi tipi di convivenza con le conseguenze di fragilità e di incertezza che comporta. Questo mio dubbio non è confessionale, ma è laico e di tipo umanistico”.

Il mito dell’angelo del focolare
Concludiamo questa rassegna con un problema caro alle vetero-femministe, ma che oggi ritorna di attualità. Come è noto, il femminismo si è battuto per strappare la donna alla tirannia della casa in cui la donna veniva confinata, tagliata fuori da tutti gli interessi sociali, politici, culturali. Il mito dell’ ‘angelo del focolare’. Oggi alla donna è aperto un vasto campo di azione in tutti i settori della vita moderna. Troviamo donne in politica, nelle professioni liberali (avvocate, notai, ingegneri, arredatrici, scrittrici, ecc.). Ai tempi della rivoluzione del mitico e demitizzato ’68, mentre i maschietti di battevano sulle barricate vere o immaginarie, le femminucce era reclutate a battere e diffondere i messaggi di lotta che erano perfino troppo abbondanti. E nacque il mito dell’ ‘angelo del ciclostile’. Ma torniamo a noi.
Osserva Lucetta Scaraffia, storica e docente universitaria. “E se le femministe avessero torto? Anche Hillary Clinton, decana del femminismo americano, ha applaudito una celebre femminista - Frances K. Goldscheider, docente di sociologia alla Brown University - che ha ammesso pubblicamente come il femminismo abbia sbagliato a svuotare di importanza il ruolo domestico delle donne.
Ormai - prosegue la Scaraffia - non sono solo le cattoliche come Mary Ann Glendon ad accusare il femminismo di avere diffuso l’idea sbagliata secondo cui solamente il lavoro fuori casa, cioè retribuito, conferisca dignità alla donna. Il mea culpa viene dalle femministe stesse, preoccupate di una trasformazione in atto che vede sempre più impallidire le differenze di genere, a favore di una costante, progressiva ‘mascolinizzazione' dell’umanità.
Per le emancipazioniste di fine Ottocento, l’avanzata della donna nei terreni considerati allora esclusivamente maschili dell’istruzione e delle professioni non si doveva affatto accompagnare a un allontanamento dal ruolo materno, al quale invece si voleva dare sempre maggiori valore.
Nella realtà, sappiamo tutti com’è andata. Le donne che lavorano hanno due possibilità. O si affaticano nel tentativo di tenere insieme tutti i ruoli, oppure rinunciano ai figli. Ma sono davvero più felici, queste donne moderne, delle mamme-casalinghe di una volta? I figli, e quindi la società del futuro, non risentono di questa scelta?
Le femministe americane – conclude la Scaraffia – hanno trovato finalmente il coraggio di porsi pubblicamente questa domanda, hanno provato a giudicare un processo di trasformazione sociale in atto in tutto l’Occidente e sul quale, fino a poco tempo fa, in nome di una malintesa politica di correttezza femminista, era addirittura vietato avanzare critiche. E hanno trovato facilmente la risposta” (Io Donna, 1997).
Il vero problema che si pone oggi per molte donne con famiglia è: con un solo stipendio, quello del marito, possiamo andare avanti ? la risposta è che devono affrontare un doppio lavoro: in casa e fuori, con i figli e con il capoufficio. E far quadrare le due cose non è per nulla facile.

Il Papa a Valencia nell’incontro con le famiglie
Nel luglio 2006 papa Ratzinger si è recato a Valencia, in Spagna, per il V Incontro Mondiale della famiglie. Un incontro che gli ha permesso di esprimere il suo pensiero sui tanti problemi delle famiglie oggi, i valori, le gioie, le difficoltà, la responsabilità dell’educazione cristiana e sociale dei figli, la solitudine di tante famiglie di fronte a compiti così impegnativi.
“La famiglia è un bene necessario per i popoli, un fondamento indispensabile per la società e un grande tesoro per gli sposi durante tutta la loro vita. È un bene insostituibile per i figli che devono essere frutto dell’amore, della donazione totale e generosa dei genitori. Proclamare la verità integrale della famiglia, fondata sul matrimonio come Chiesa domestica e santuario della vita, è una grande responsabilità di tutti”.
“Possano i figli sperimentare più i momenti di armonia e di affetto dei genitori che non quelli di discordia o indifferenza, perché l'amore tra il padre e la madre offre ai figli una grande sicurezza e insegna loro la bellezza dell’amore fedele e duraturo”.
“Le sfide della società attuale, segnata dalla dispersione che si genera soprattutto nell’ambito urbano, richiedono la garanzia che le famiglie non siano sole. Un piccolo nucleo familiare può trovare ostacoli difficili da superare se si sente isolato dal resto dei suoi familiari e amici. Perciò la comunità ecclesiale ha la responsabilità di offrire sostegno, stimolo e alimento spirituale che fortifichi la coesione familiare, soprattutto nei momenti critici”
“Quando un bambino nasce, incomincia a far parte di una tradizione familiare che ha radici ancor più antiche. Col dono della vita riceve tutto un patrimonio di esperienza. In riferimento a questo, i genitori hanno il diritto e il dovere inalienabile di trasmetterlo ai figli: educarli alla scoperta della loro identità, introdurli alla vita sociale, all’esercizio responsabile della loro libertà morale e della loro capacità di amare attraverso l’esperienza di essere amati e, soprattutto, nell’incontro con Dio. I figli crescono e maturano umanamente nella misura in cui accolgono con fiducia quel patrimonio”.

Carlo Fiore

www.timeandmind.com