In una Europa in cui la decadenza e il crollo
dell'Impero romano e le invasioni barbariche
avevano sconvolto tutte le strutture sociali
e familiari, l'influsso della Chiesa e del
cristianesimo fu determinante per un ricupero
dei valori fondamentali dell'Europa. In primis
la famiglia. Lo affermava il Card. Ratzinger
in un intervento poco noto. “Il matrimonio
monogamico, come cellula fondamentale dell'edificio
sociale è stato forgiato a partire
dalla fede biblica. Esso ha dato all'Europa
occidentale e orientale il suo volto particolare
e la sua particolare umanità. L'Europa
non sarebbe più l'Europa se questa
cellula fondamentale del suo edificio sociale
scomparisse o venisse cambiata”.
Il fatto che la famiglia cristiana sia stata consacrata da un vincolo religioso,
il sacramento del Matrimonio, ha avuto un’importanza, anche sociale, di
altissimo rilievo. Ha dato alla famiglia una maggior solidità, ha accentuato
il suo prestigio, l'affermazione dei suoi diritti, la protezione delle leggi,
il potenziamento della sua capacità educativa, il rispetto reciproco dell'uomo
verso la donna, l'eliminazione progressiva dello sfruttamento della donna da
parte dell'uomo. Basterebbe confrontare la realtà della famiglia cristiana,
formatasi in Europa sotto l'influenza del cristianesimo con la situazioni concrete
delle famiglie nelle culture extraeuropee non cristiane.
E tutto questo si è riflesso beneficamente sulla società umanizzandola
profondamente.
È stato un processo lungo, come tutti i processi storici, sono stati necessari
secoli perché i nuovi valori emergessero, ma è innegabile l'apporto
del cristianesimo alla formazione e valorizzazione della cellula fondamentale
della società e della Chiesa.
Non negoziabili
Ha fatto
scalpore, soprattutto negli ambienti laicisti,
quanto ha affermato, sul tema della famiglia
Benedetto XVI il 30 marzo 2006, al Convegni
di studio promosso dal Partito Popolare
Europeo. Parlando al gruppo parlamentare
del PPE in udienza, Benedetto XVI ha detto: “Il vostro sostegno
all’eredità cristiana può contribuire
in maniera significativa alla sconfitta
di una cultura oggi piuttosto diffusa in
Europa, che relega alla sfera privata e
soggettiva la manifestazione dei propri
convincimenti religiosi. Politiche costruite
su queste fondamenta non solo comportano
il ripudio del ruolo pubblico dei cristianesimo,
ma, più generalmente escludono di
confrontarsi con la tradizione religiosa
dell’Europa, che è così chiara,
nonostante le sue diverse confessioni (cattolica,
protestante, anglicana, ndr) minacciando
così la stessa democrazia, la cui
forza dipende dai valori che essa promuove”.
Il papa insomma difende lo spazio pubblico
della Chiesa nella società, il diritto
di intervenire quando fossero in gioco
problemi di fede e di morale, contro le
teorie che vorrebbero costringere la fede
a una assoluta privatizzazione e a un silenzio
sui massimi problemi di una società. “Dato
che tale tradizione che potremmo chiamare
la sua unità polifonica, convoglia
valori fondamentali per il bene della società,
l’Unione Europea può solo
uscire arricchita dal confronto. In questo
contesto bisogna riconoscere che una certa
intransigenza laica si mostra nemica della
tolleranza e di una sana visione laica
dello Stato e della società”.
Si giunge così al punto nevralgico
del discorso, che ha fatto vibrare tutte
le corde ghibelline del Paese. “Per
quanto riguarda la Chiesa cattolica, il
fulcro dei suoi interventi nell’arena
pubblica è la protezione della dignità della
persona, e ad essa sta rivolgendo particolare
attenzione a principi che non sono negoziabili:
tra questi oggi emergono con chiarezza
i seguenti:
- protezione della vita in tutti i suoi
stadi, dal primo momento del concepimento
fino alla morte naturale;
- riconoscimento e promozione della struttura
naturale della famiglia – come unione
tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio – e
la sua difesa da tentativi di renderla
giuridicamente equivalente a forme radicalmente
diverse di unione che, in realtà,
la danneggiano e contribuiscono a destabilizzarla,
oscurandone il carattere particolare e
l’insostituibile ruolo sociale;
- la protezione del diritto dei genitori
a educare i figli”.
E il Papa ha soggiunto per chiarire che
questi tre principi non negoziabili non
appartengono in esclusiva al campo della
Chiesa: “Tali principi non sono verità di
fede; sono inscritti nella natura umana
e quindi comuni a tutta l’umanità.
L’azione della Chiesa nel promuoverli
non ha dunque carattere confessionale,
ma è rivolta a tutti, prescindendo
da qualunque appartenenza religiosa”.
La confusione italiana
Carlo
Cardia è docente di diritti
ecclesiastico all’Università Roma
Tre. È considerato uno dei maggiori
studiosi del rapporto Chiesa-Stato. Il
suo intervento sul problema aperto dalle
dichiarazioni di Benedetto XVI è chiarificatore
e autorevole. E parte dal problema della
Costituzione europea rifiutata. “Quella
bozza di Costituzione ha deluso effettivamente
un po’ tutti per il fatto di essere
una sterile elencazione di norme, ma anche
per l’ispirazione che è fredda,
fatta a tavolino, se solo pensiamo a come
inizia la dichiarazione di indipendenza
degli Stati Uniti. Noi abbiamo fatto una
Costituzione arida, per questo ha scontentato
tutti. Quando la Chiesa parla di radici
cristiane, parla anche a nome delle Chiese
protestanti e ortodosse, perché questa
storia comune interessa tutti, pur nelle
divisioni che ci sono state. Il richiamo
del Papa a queste radici ha anche un senso
ecumenico. Se si studia la legislazione
dei Paesi europei, compresi quelli ex-comunisti,
tutte tranne due o tre, fanno esplicito
riferimento alle radici cristiane, cattoliche
o ortodosse. Quanto al polverone sollevato
dai ‘principi non negoziabili’,
occorre dire questo: abbiamo avuto una
deriva che è iniziata da lontano
e ha portato pian piano a relativizzare
alcuni valori fondamentali. Quello della
vita è stato l’ultimo. Chi
non vive questo relativismo si trova davanti
a fatti sconcertanti. Pensiamo solo a quello
che accade in Olanda. Ma dietro c’è un
cammino che, giorno dopo giorno, ha fatto
abbandonare alcuni principi di fondo che
non sono soltanto cattolici o cristiani,
ma sono interreligiosi, quasi universali.
Il valore della vita è universale,
ma dietro c’è questo cammino
relativistico. Sono principi ai quali dobbiamo
tornare perché facevano parte del
nostro patrimonio”.
E quanto al problema della libertà di
scegliere la scuola ritenuta consone alla
mentalità della famiglia, c’è il
solito interrogativo: scuola privata o
scuola pubblica? Perché questa tendenza
tutta italiana, e tutta laicista, di privilegiare
la scuola pubblica? “Mi limito a
notare – risponde Cardia – che
chi contesta la libertà dell’insegnamento
lo fa pensando che tale libertà sia
lontana dal liberalismo. Al contrario,
fa parte del pensiero classico liberale.
Il maggior numero di scuole private si
trova in USA, in Inghilterra e in Francia.
Sono finanziate dallo Stato e nessuno contesterà le
tradizioni liberali di questi Paesi”.
L’ultimo problema affrontato da Cardia è quello
della famiglia. Esiste una famiglia, quella
tradizionale costituita dall’unione
dell’uomo e della donna, o esistono
più modelli di famiglie, dalle monoparentali
alle omosessuali? “Anche qui – riprende
Cardia – il confessionalismo c’entra
poco. Nel momento in cui l’ordinamento
giuridico riconoscerà due o tre
tipi di famiglie, agli occhi delle nuove
generazioni non offriamo più una
tutela della famiglia che esiste da più di
duemila anni, ma offriamo una scelta quasi
di mercato di diversi tipi di convivenza
con le conseguenze di fragilità e
di incertezza che comporta. Questo mio
dubbio non è confessionale, ma è laico
e di tipo umanistico”.
Il mito dell’angelo
del focolare
Concludiamo questa rassegna
con un problema caro alle vetero-femministe,
ma che oggi ritorna di attualità. Come è noto,
il femminismo si è battuto per strappare
la donna alla tirannia della casa in cui
la donna veniva confinata, tagliata fuori
da tutti gli interessi sociali, politici,
culturali. Il mito dell’ ‘angelo
del focolare’. Oggi alla donna è aperto
un vasto campo di azione in tutti i settori
della vita moderna. Troviamo donne in politica,
nelle professioni liberali (avvocate, notai,
ingegneri, arredatrici, scrittrici, ecc.).
Ai tempi della rivoluzione del mitico e
demitizzato ’68, mentre i maschietti
di battevano sulle barricate vere o immaginarie,
le femminucce era reclutate a battere e
diffondere i messaggi di lotta che erano
perfino troppo abbondanti. E nacque il
mito dell’ ‘angelo del ciclostile’.
Ma torniamo a noi.
Osserva Lucetta Scaraffia, storica e docente
universitaria. “E se le femministe
avessero torto? Anche Hillary Clinton,
decana del femminismo americano, ha applaudito
una celebre femminista - Frances K. Goldscheider,
docente di sociologia alla Brown University
- che ha ammesso pubblicamente come il
femminismo abbia sbagliato a svuotare di
importanza il ruolo domestico delle donne.
Ormai - prosegue la Scaraffia - non sono
solo le cattoliche come Mary Ann Glendon
ad accusare il femminismo di avere diffuso
l’idea sbagliata secondo cui solamente
il lavoro fuori casa, cioè retribuito,
conferisca dignità alla donna. Il mea
culpa viene dalle femministe stesse,
preoccupate di una trasformazione in atto
che vede sempre più impallidire
le differenze di genere, a favore di una
costante, progressiva ‘mascolinizzazione'
dell’umanità.
Per le emancipazioniste di fine Ottocento,
l’avanzata della donna nei terreni
considerati allora esclusivamente maschili
dell’istruzione e delle professioni
non si doveva affatto accompagnare a un
allontanamento dal ruolo materno, al quale
invece si voleva dare sempre maggiori valore.
Nella realtà, sappiamo tutti com’è andata.
Le donne che lavorano hanno due possibilità.
O si affaticano nel tentativo di tenere
insieme tutti i ruoli, oppure rinunciano
ai figli. Ma sono davvero più felici,
queste donne moderne, delle mamme-casalinghe
di una volta? I figli, e quindi la società del
futuro, non risentono di questa scelta?
Le femministe americane – conclude
la Scaraffia – hanno trovato finalmente
il coraggio di porsi pubblicamente questa
domanda, hanno provato a giudicare un processo
di trasformazione sociale in atto in tutto
l’Occidente e sul quale, fino a poco
tempo fa, in nome di una malintesa politica
di correttezza femminista, era addirittura
vietato avanzare critiche. E hanno trovato
facilmente la risposta” (Io Donna,
1997).
Il vero problema che si pone oggi per molte
donne con famiglia è: con un solo
stipendio, quello del marito, possiamo
andare avanti ? la risposta è che
devono affrontare un doppio lavoro: in
casa e fuori, con i figli e con il capoufficio.
E far quadrare le due cose non è per
nulla facile.
Il Papa a
Valencia nell’incontro
con le famiglie
Nel luglio 2006
papa Ratzinger si è recato
a Valencia, in Spagna, per il V Incontro
Mondiale della famiglie. Un incontro che
gli ha permesso di esprimere il suo pensiero
sui tanti problemi delle famiglie oggi,
i valori, le gioie, le difficoltà,
la responsabilità dell’educazione
cristiana e sociale dei figli, la solitudine
di tante famiglie di fronte a compiti così impegnativi.
“La famiglia è un bene necessario per i popoli, un fondamento
indispensabile per la società e un grande tesoro per gli sposi durante
tutta la loro vita. È un bene insostituibile per i figli che devono
essere frutto dell’amore, della donazione totale e generosa dei genitori.
Proclamare la verità integrale della famiglia, fondata sul matrimonio
come Chiesa domestica e santuario della vita, è una grande responsabilità di
tutti”.
“Possano i figli sperimentare più i momenti di armonia e di affetto
dei genitori che non quelli di discordia o indifferenza, perché l'amore
tra il padre e la madre offre ai figli una grande sicurezza e insegna loro
la bellezza dell’amore fedele e duraturo”.
“Le sfide della società attuale, segnata dalla dispersione che
si genera soprattutto nell’ambito urbano, richiedono la garanzia che
le famiglie non siano sole. Un piccolo nucleo familiare può trovare
ostacoli difficili da superare se si sente isolato dal resto dei suoi familiari
e amici. Perciò la comunità ecclesiale ha la responsabilità di
offrire sostegno, stimolo e alimento spirituale che fortifichi la coesione
familiare, soprattutto nei momenti critici”
“Quando un bambino nasce, incomincia a far parte di una tradizione familiare
che ha radici ancor più antiche. Col dono della vita riceve tutto un
patrimonio di esperienza. In riferimento a questo, i genitori hanno il diritto
e il dovere inalienabile di trasmetterlo ai figli: educarli alla scoperta della
loro identità, introdurli alla vita sociale, all’esercizio responsabile
della loro libertà morale e della loro capacità di amare attraverso
l’esperienza di essere amati e, soprattutto, nell’incontro con
Dio. I figli crescono e maturano umanamente nella misura in cui accolgono con
fiducia quel patrimonio”.
Carlo Fiore
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