Perché Omero
e Virgilio e non la Bibbia?
Mentre la polemica
su Darwin e la sua collocazione nei programmi
scolastici si surriscaldava, i giornali diedero
in poche righe la notizia di un intervento
non clamoroso, non polemico, che aveva già fatto
capolino nel dibattito sui programmi della
scuola italiana: perché ai nostri
ragazzi facciamo leggere Omero, Virgilio,
l’Odissea, l’Iliade e l’Eneide,
e non facciamo aprire neppure una pagina
della Bibbia, che pure è alla base
della cultura europea? Già Don Dilani
aveva avanzato con la sua verve polemica
l’obiezione nella “scuola di
Barbiana”.
Veniamo alla notizia. “Milano, 11
novembre 2005, ore 11.40. Gad Lerner, Salvatore
Natoli, Gianfranco Ravasi presenteranno
ufficialmente ai mass-media l’appello
di Bibbia nella scuola italiana”.
E chiedevano firme di appoggio alla richiesta.
Biblia è una “Associazione
laica di cultura biblica”, con sede
Firenze. Del tutto autonoma, accoglie ebrei,
cristiani, credenti e non credenti, mossi
tutti dall’idea che la Bibbia sia
un libro che non deve mancare nella scuola
italiana, trattandosi di un libro fondante
della dignità europea, una identità fin
troppo discussa tra litigi, scomuniche,
proposte. Vedi Preambolo Costituzione europea.
“Nel dibattito sulla riforma dei programmi della scuola italiana – prosegue
il documento di Biblia – permane una attenzione inadeguata nei confronti
della Bibbia e della sua influenza diretta e indiretta sulla storia dell’Occidente.
Si tratta di una carenza storica, già più volte denunciata, della
scuola italiana.
Tale carenza – prosegue il documento
- incide negativamente sulla comprensione
della letteratura, dell’arte, della
musica, della politica, del diritto, dell’economia
e, in genere, della storia culturale dell’Occidente.
Il vasto e millenario influsso di temi
e simboli che hanno la loro origine nella
Bibbia permane nello spazio come nel tempo, è decisivo
fino alla crisi del sacro nella cultura
moderna, e resta ancora oggi fonte primaria
di un processo culturale ineludibile”.
Tullio De Mauro: “Una
bomba di conoscenza”
Interessante è pure la posizione
di Tullio De Mauro, già ministro
dell’Istruzione e autore del Grande
Dizionario Italiano dell’uso in sei
volumi. In una intervista De Mauro afferma: “Se
fosse per me, imporrei la Bibbia come libro
di testo, la Sacra Scrittura, non confinata
in qualche ora periferica snobbata dai
ragazzi, ma come testo scolastico a pieno
diritto. Non avevo il potere di decidere
sui libri di testo – prosegue l’ex
ministro – ma dal punto di vista
didattico è una bomba di conoscenze.
Non si capisce la nostra storia e neppure
la nostra arte senza la Bibbia. Il jazz?
Il rock? La musica sacra? Diventano più comprensibili
con la Bibbia; ma soprattutto l’arte,
la letteratura, l’etica e tutta la
cultura occidentale non possono prescindere
dalla conoscenza del Libro dei Libri.
Del resto lo stesso Umberto Eco si chiede “perché i
ragazzi devono sapere tutto degli eroi
di Omero e nulla di Mosè? Perché la
Divina Commedia sì e il Cantico
dei Cantici no? Quando poi – precisa – si
sa bene che la Divina Commedia, per essere
decifrata, ha bisogno della Bibbia. Del
resto William Blake vedeva nella Bibbia
il “Grande Codice” per decifrare
tutte le espressioni culturali dell’Occidente.
E la figura biblica di Giobbe ha interessato
perfino Jung, lo psicoanalista, e il nostro
Baccelli”. Le radici bibliche sono
continuamente presenti in tanti grandi
autori
Il libro del passato e del futuro dell'Europa
Vogliamo
concludere ancora con le parole del Card.
Martini, troppo autorevoli per essere dimenticate. “La Bibbia è dunque
il libro del passato dell’Europa,
ma è anche il libro del nostro presente.
Ed è il libro del passato dell’Europa,
ma è anche il libro del nostro presente.
Ed è il libro del futuro dell’Europa,
perché nelle sue pagine noi riconosceremo
sempre più le nostre radici e potremo
trovare in esse le motivazioni per camminare
insieme come grande popolo europeo”.
E qui il Cardinale accenna ai valori umani
e cristiani di derivazione biblica. “Sarà dunque
sempre più necessario che vi siano
in Europa uomini e donne che rendano testimonianza
della gratuità, del dono di sé,
del servizio fatto senza interesse proprio,
dell’amore al bene comune al di là del
bene dei singoli e dei gruppi, della necessità del
perdono. E’ su questi pilastri che
riposa una società giusta, capace
di aiutare i più deboli, una società che
renda possibili relazioni di amicizia vera
che vadano al di là delle relazioni
in cui giocano soltanto l’interesse
e il calcolo. La Bibbia non è un
libro calato dal cielo. E’ un libro
in cui ciascuno può specchiarsi
e ritrovarsi, in cui vi sono pagine per
tutte le situazioni di sofferenza e di
gioia per cui passa ogni creatura umana.
Per questo è un libro che parla
anche alle generazioni future. La Chiesa
deve poter entrare nel nuovo millennio
con in mano il libro della Bibbia. E’ il
libro delle radici europee e sarà anche
il libro del suo futuro”.
Giriamo il tutto al Parlamento di Bruxelles,
alle sue scomuniche e ai suoi giochino
di potere, che pensavamo lontani da così nobile
e illustre consesso. Ci sbagliavamo. Sulla
roulette continua a girare la Pallina del
laicismo.
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Carlo Fiore
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