In questo numero
EDITH STEIN di Giovanni Balocco

Santa, copatrona d’Europa,
donna luminosa e forte,
la più grande filosofa del Novecento.
Ha insegnato alla donna la sua dignità,
al politico il suo dovere,
all’uomo il suo destino.

 

 


Potente e drammatica ed “incompiuta” risulta la figura della pensatrice ebraico-tedesca Edith Stein. Nata a Breslavia, da famiglia ebraica, il 12 Ottobre 1891 (all’inzio della cosiddetta era “Guglielmina” del secondo Reich Tedesco, dell’ultimo Kaiser, Guglielmo II Hohenzollern), va a studiare a Gottinga, dove incontra una notevole personalità filosofica nel suo insegnante, Edmund Husserl, che fonderà una concezione filosofica nuova, la Fenomenologia, caratterizzata anzitutto da un grande rigore razionale di ricerca.
Siamo negli anni della follia della Prima Guerra Mondiale, e la giovane Edith è affascinata dal suo maestro Husserl (anche lui di origine ebrea), nel cui pensiero e serietà professionale vede una intelligente reazione all’irrazionalità dilagante. Quando Husserl passa ad insegnare nella prestigiosa Università di Friburgo, Edith Stein lo segue. Siamo negli anni difficili e tempestosi del primo Dopoguerra, nella Germania umiliata assurdamente dai trattati di Versailles, ed Edith Stein, curiosa divoratrice di libri, si imbatte nella lettura della vita di quella donna energica ed affascinante, che era stata Santa Teresa d’Avila. Ne rimane folgorata.
Anche Edith Stein continua a porsi una domanda: qual è il senso della storia e a cosa serve l'esistenza individuale? Né la ricerca filosofica, né i modelli idealistici potevano darle una risposta. Era stata crocerossina e aveva lottato per i diritti delle donne, ma le rimase insoluto il mistero del dolore. Colpita dalla testimonianza cristiana della moglie di un suo amico, il professor Reinach, che era stata capace di trarre dalla contemplazione del Crocefisso la forza di superare il dolore, affascinata dalle lezioni di un altro pensatore, Scheler, oltre che da varie letture, fra cui la Vita di Santa Teresa d'Avila, giunse infine al Cattolicesimo.
Così, nel Capodanno del 1922 viene battezzata. Continua la sua brillante carriera universitaria; ma nel 1933 l’ascesa di Hitler al potere ha una drammatica conseguenza: Edith Strein viene sospesa dall’insegnamento. Proseguendo nella sua ricerca spirituale, e lottando contro la sua stessa famiglia, decide di farsi suora di clausura, forse anche come omaggio alla dimensione contemplativa della vita, che le era stata documentata dal suo maestro Husserl. Prende il nuove nome di Theresia Benedicta a Cruce, ed entra nel Carmelo di Colonia nell’ottobre 1933.
Nel Monastero continuò la sua attività, scrivendo una autobiografia degli anni giovanili, Vita di una famiglia ebraica, tesa a dimostrare come gli ebrei non fossero il cancro della Germania come la propaganda nazista sosteneva, ma vivessero pienamente integrati nella società, costituendone una parte vivissima. Produsse inoltre Potenza e atto, un tentativo di confronto elaborato tra il pensiero medioevale e la fenomenologia, anche sotto l'influsso dell'allora emergente pensiero di Heidegger.
Ma nel 1938 la situazione degli Ebrei nel Terzo Reich Hitleriano, colle leggi di Norimberga e poi la “notte dei cristalli” del 1938, si aggrava sempre di più. Per questo viene, nottetempo, trasferita nel Carmelo di Echt in Olanda. Ma il 2 Agosto 1942 gli agenti della Gestapo vengono ad arrestarla (una vicenda che richiama l’affascinante figura di Anna Frank ad Amsterdam), e viene deportata nel famigerato lager di Auschwitz, dove, con la sorella Rosa, viene uccisa in una camera a gas il 9 Agosto 1942.
La sua prima opera significativa, come tematica di fondo, è “Il problema dell’empatia”, che nasce dal rapporto fondamentale che tutti abbiamo con gli altri. Possiamo veramente entrare in rapporto con gli altri, con il loro mondo interiore, quando anzitutto riusciamo a cogliere, attraverso quel procedimento conoscitivo particolare, che si chiama empatia o sintonizzazione profonda, riusciamo a cogliere il problema, lo stato d’animo, la dimensione interiore di chi ci sta di fronte. In secondo luogo, quando ci sentiamo coinvolti nello stato d’animo dell’amico; e infine, quando raggiungiamo la piena sintonia con l’amico. È l’empatia e solo essa che ci permette una esperienza veramente singolare ed essenziale.
Nella sua opera principale Essere finito ed eterno, del 1936, in un clima permeato da una forte simpatia per il Romanticismo, la Stein affronta il problema già fortemente sentito da Sant’Agostino e dai pensatori Medioevali, del rapporto cioè tra l’uomo finito e legato al tempo e l’infinito e l’eterno, a cui l’uomo anela, anche se deve sempre riconoscere che la sua finitudine gli rende impossibile cogliere veramente l’Infinito, a cui ci possiamo solo accostare, nel buio e nell’incertezza della nostra vita, con la fede, che suggestivamente la Stein denomina “Luce oscura”, nel senso che è un grande arricchimento di vita, ma che si trova sempre di fronte al mistero e allo scandalo del male.
Questo movimento di pensiero che dall'io del singolo si rivolge all'essere, giunge infine al Creatore e ridiscendere verso l’uomo che riguadagna così un nuovo senso, l’unico possibile per la sua esitenza, illuminato dalla luce della Trinità.
Per superare lo scandalo del male, Edith Stein non vede altra strada che lo scandalo della Croce di Cristo, a cui ha dedicato la sua ultima opera, incompiuta, La scienza della Croce. Studio su San Giovanni della Croce, iniziata nel 1941 e continuata nel 1942.
Qui manifesta la convinzione che la Croce di Cristo è la vera scienza poiché è il vero amore ma anche che "non si può aver scienza della Croce senza viverla in prima persona", per questo la Stein si offrì nella preghiera quale vittima di espiazione dell'odio e di riconciliazione, desiderando assumere misticamente su di sé il dolore della sua famiglia e dei popoli, offrendosi per la pace e la conversione dei peccatori. In questa sua donazione alla pace e all’amore, affrontò anche lei la sua croce personale nell’inferno di Auschwitz. Con Edith Stein siamo di fronte all’estremo tentativo di percorrere la via della conoscenza, illuminata dalla “luce oscura” di Cristo, quale modello ed aiuto per ogni uomo che vive il mistero del dolore e della vita.

Giovanni Balocco

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