Una figura significativa della Filosofia
del Primo Novecento è certamente il
pensatore Francese Maurice Blondel.
Nato in Francia nel 1861 e deceduto nel 1949, egli si inserisce nel solco dello
Spiritualismo Francese, cioè di quella tipica corrente dell’aerea
culturale francese come del resto l’Empirismo in Inghilterra, il Pragmatismo
negli USA e lo Storicismo nella Germania, il Neoidealismo nell’Italia del
primo Novecento di Croce e Gentile, e così via.
Lo Spiritualismo concepisce la filosofia come riflessione sull’esperienza
e mondo interiore dell’uomo; ed ha le sue radici antiche già in
Socrate e Platone, in Agostino; e più specificatamente in Francia in Cartesio
e Pascal.
L’opera che rese improvvisamente celebre e diede fama a Blondel fu “L’azione.
Saggio di una critica della vita e di una scienza della pratica”, pubblicata
nel 1893. Blondel parte dalla constatazione che il mondo moderno, nato nel Rinascimento
e sviluppatosi con l'Illuminismo e la Prima e Seconda Rivoluzione Industriale, è caratterizzato
soprattutto dal dinamismo, dall’intraprendenza e dall’azione, secondo
la già folgorante intuizione del Faust goethiano: “In principio
era l’azione”. E il dinamismo e il movimento caratterizza già la
vita del bambino, prima ancora che dell’adulto; e costituisce quello che
Blondel denomina il contrasto tra volontà volente e volontà voluta, cioè la
contrapposizione tra le aspirazioni dell’uomo e le sue effettive realizzazioni,
tra quello che potremmo anche denominare l’ideale e il reale. E tutti abbiamo
constatato come ci sia una radicale sproporzione tra quello che sogniamo e a
cui aspiriamo e quello che effettivamente riusciamo a realizzare nella concretezza
della vita e nei traguardi che riusciamo, quando riusciamo, effettivamente a
realizzare. E di qui nascono le delusioni, le depressioni e il senso di sconfitta
e di pessimismo che si insinuano perentoriamente tra le pieghe della vita di
ciascuno di noi.
E il contrasto di fondo tra volontà volente e volontà voluta inizia
dalla famiglia, per estendersi alla società, all’umanità e
a tutto l’orizzonte della vita, dove ciascuno di noi si trova sempre di
fronte, anche nel più ottimistico dei casi, a realizzazioni finite, parziali
e sempre in qualche modo deludenti. E qui si inserisce la possibilità che
solo Dio, l’infinito per eccellenza, possa colmare il cuore e le aspettative
dell’uomo, secondo la visuale, a suo tempo, già affacciata da Sant’Agostino.
Solo, che per sua sfortuna, Blondel formulò e sviluppò questa sua
concezione filosofica, mentre stava diffondendosi in Francia e anche in Italia,
il movimento del Modernismo, che stava sforzandosi di attuare una mediazione
tra credente singolo e fede collegiale, tra canoni della fede cattolica ed evoluzione
storica dell’uomo, incappando nella condanna, nel 1907, del Papa Pio X,
e provocando anche una autentica nuova caccia alle streghe.
Ma ai nostri tempi, placatesi le polemiche e cambiata radicalmente la storia
dell’uomo, il tentativo del credente Maurice Blondel merita ancora veramente
attenzione ed apprezzamento, pur con il rispetto dell’intelligente regola
critica, a suo tempo già formulata, dal grande Aristotele:
“L’amicizia e la verità ci sono entrambe care; ma è cosa
santa onorare di più la verità”.
Per Blondel la vita umana è una metafisica in azione. Ma la filosofia è uno
sforzo sempre incompiuto, perché la riflessione non può esaurire
mai l'attività spontanea e irriflessa, cioè il vissuto. Da qui
il disegno di Blondel di dare all'azione uno statuto metafisico. Reintegrando
l'azione all'interno della ricerca filosofica, Blondel ha allargato il campo
della filosofia: ha fatto pervenire alla coscienza filosofica un settore d'esperienza
che le sfuggiva. Ma se Blondel ha scelto l'azione e non il pensiero astratto,
fu in funzione del fine ultimo che perseguiva. Si trattava di scoprire, nel cuore
stesso dell'uomo, il bisogno del soprannaturale. Ma non si poteva far sorgere
l'idea del soprannaturale da un'analisi del concetto di natura (ovvero di natura
umana). La sola via possibile era scoprire, attraverso un'analisi non psicologica,
ma riflessiva, la logica dell'azione per mettere in luce ciò che essa
non afferma esplicitamente, ma che implica. Blondel ha riassunto un giorno la
sua filosofia in un paragone impressionante. Al Panteon di Agrippa, a Roma, l'immensa
cupola non ha la chiave di volta, ma un'apertura centrale da cui discende tutta
la luce di cui si illumina l'interno. Allo stesso modo, la costruzione della
nostra anima, come un'opera incompiuta, poggia non su un pieno, ma su un vuoto,
un vuoto necessario perché passi l'illuminazione divina, senza la quale
i nostri occhi sarebbero completamente ciechi e noi non potremmo portare a termine
alcun compito. Se nell'uomo c'è un autentico destino che dà senso
alla sua vita, non è possibile che la filosofia se ne disinteressi; se
questo destino è, come afferma il cristianesimo, soprannaturale, non è più possibile
che la filosofia vi giunga con le sue sole forze.
Giovanni Balocco
|