“Prima
di sciogliere questa nostra assemblea,
lasciamo pertanto per un momento l’agorà,
la piazza, ed entriamo idealmente nella
Santa Casa. C’è un legame
reciproco tra la piazza e la casa. La piazza è grande, è aperta, è il
luogo dell’incontro con gli altri,
del dialogo, del confronto; la casa invece è il
luogo del raccoglimento e del silenzio
interiore, dove la Parola può essere
accolta in profondità. Per portare
Dio nella piazza, bisogna averlo prima
interiorizzato nella casa, come Maria nell’Annunciazione.
E viceversa, la casa è aperta sulla
piazza: lo suggerisce anche il fatto che
la Santa Casa di Loreto ha tre pareti,
non quattro: è una Casa aperta,
aperta sul mondo, sulla vita, anche su
questa Agorà dei giovani italiani”:
con questa esortazione conclusiva dell’Angelus
papa Benedetto XVI saluta i giovani incontrati
a Loreto, sollecitandoli a fare proprie
le parole che l’Angelo disse a Maria: “Non
temete! Non abbiate paura! Lo Spirito Santo è con
voi e non vi abbandona mai. A chi confida
in Dio nulla è impossibile. Ciò vale
per chi è destinato alla vita matrimoniale,
ed ancor più per coloro ai quali
Iddio propone una vita di totale distacco
dai beni della terra per essere a tempo
pieno dediti al suo Regno”.
Una
vita non spesa invano
Guardando alla Santa Casa di Loreto, i
giovani devono guardare ad una casa, chiusa
da tre lati con povere pietre, ma dal quarto
lato aperta nella piazza, cioè disposta
ad accogliere l’umanità, perché “la
vita dedicata a Dio non è mai spesa
invano”. Parole semplici, ma impegnative,
che impegnano i giovani a confrontarsi
con il mondo, ma nello stesso tempo a non
abbandonare i propri sogni, come ha affermato
padre Giancarlo Bossi, il missionario rapito
nelle Filippine: “Ciascuno di noi
ha qualche cosa da dire. Non solo con le
parole, c’è anche chi si esprime
con gesti, chi nel silenzio solidale, chi
con un sorriso. L’importante è mantenere
vivo il sogno della vita. L’importante è volare!
Ragazzi, fatevi rapire dai vostri ideali!”,
perché Dio non ti lascia mai solo: “Nelle
difficoltà con forza si sperimenta
la tenerezza di Dio. Ti fa recuperare la
dimensione del tuo essere dono”,
invitando i giovani a scoprire e fare propria
la testimonianza di tutti coloro che agiscono
nel silenzio in nome di Dio. Una testimonianza
ed un impegno reso concreto nella spianata
di Montorso da uno spazio, in cui i giovani
hanno potuto esporre i propri interrogativi;
hanno potuto verificare il proprio impegno
sociale e confrontarsi, perché,
come ha asserito il Papa nell’omelia
della Celebrazione eucaristica domenicale: “Seguire
Cristo, cari giovani, comporta inoltre
lo sforzo costante di dare il proprio contributo
alla edificazione di una società più giusta
e solidale, dove tutti possano godere dei
beni della terra”.
Responsabili del creato
Ed
ecco che questo luogo, denominato ‘Fontane
di Luce’, ha illuminato nella notte
i cuori di molti, come ha affermato mons.
Paolo Tarchi, responsabile della pastorale
ambientale della CEI, vedendo che alla ‘fontana
del Creato’ c’era un continuo ‘andirivieni’ di
giovani: “Noi speriamo che sia occasione
per una maggiore consapevolezza ad assumersi
responsabilità che ciascuno ha nei
confronti del creato. Noi usiamo l’acqua
molto di più della media consentita.
Per una doccia consumiamo 40 litri di acqua,
mentre il tetto massimo di consumo a persona è di
50 litri al giorno. Noi siamo intorno ai
230 litri a persona al giorno, quando ci
sono 2 miliardi di persone che fanno fatica
ad avere l’acqua. Quindi attenzione
a piccoli gesti che devono cambiare i nostri
stili di vita”. Una notte trascorsa
non invano, ma all’insegna di una
ricerca personale con la consueta gioia
giovanile, che per tre giorni ha invaso
le città delle regioni dell’Italia
centrale. Una gioia che si è trasformata
in festa, come ha ben evidenziato l’ ‘educanimatore’ Gigi
Cotichella, che già nella GMG a
Colonia aveva elettrizzato i giovani attraverso
le sue animazioni: “I giovani hanno
una gran voglia di comunicare e di raccontare
la loro voglia di vita. Non ci stanno a
proposte banali, ma vogliono qualcosa di
più; allora, va bene divertirsi,
ma prestano anche grande attenzione alle
testimonianze, quando sono forti. Testimonianze
che potrebbero diventare testimonianze
di vita straordinarie nella normalità.
In questo senso i giovani potrebbero tanto
voler pensare che il loro futuro possa
essere bello e vissuto alla grande”.
La via del coraggio
Perciò questo evento non è stato
solo una manifestazione di pochi giorni,
legata all’avvenimento, ma è stato
un itinerario durato alcuni mesi ed ha coinvolto
per l’ospitalità nelle proprie
case anche le famiglie, che hanno ospitato
i giovani, come è accaduto ad una
famiglia di Tolentino, nelle Marche, Marco
e Stella Scoppolini: “Quello che all’inizio
era un pensierino, è stato motivo
di confronto in famiglia… (L’ospitalità)
fondamentalmente dovrebbe trattarsi di mettere
a disposizione ciò che si ha. Quindi,
non proprio un dare con tante ‘cerimonie’,
né con eccessivi formalismi, né con
troppi ‘complimenti’, ma un dare
con semplicità: sia materialmente,
sia come scambio di idee ed esperienze; insomma
una condivisione, in cui ospite ed ospitante
si confondono nel donarsi reciprocamente.
Una bella esperienza civile che consente,
a chi ha la fortuna di avere qualcosa, di
poterne fare esperienza comune con chi ha
il desiderio di poterne godere a sua volta
(con lo strano risultato che se ne esce tutti
con qualcosina in più...)”.
Simone Baroncia
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