In questo numero
L’AGORÀ DI LORETO di Simone Baroncia

Un grande successo di giovani

 


“Prima di sciogliere questa nostra assemblea, lasciamo pertanto per un momento l’agorà, la piazza, ed entriamo idealmente nella Santa Casa. C’è un legame reciproco tra la piazza e la casa. La piazza è grande, è aperta, è il luogo dell’incontro con gli altri, del dialogo, del confronto; la casa invece è il luogo del raccoglimento e del silenzio interiore, dove la Parola può essere accolta in profondità. Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo prima interiorizzato nella casa, come Maria nell’Annunciazione. E viceversa, la casa è aperta sulla piazza: lo suggerisce anche il fatto che la Santa Casa di Loreto ha tre pareti, non quattro: è una Casa aperta, aperta sul mondo, sulla vita, anche su questa Agorà dei giovani italiani”: con questa esortazione conclusiva dell’Angelus papa Benedetto XVI saluta i giovani incontrati a Loreto, sollecitandoli a fare proprie le parole che l’Angelo disse a Maria: “Non temete! Non abbiate paura! Lo Spirito Santo è con voi e non vi abbandona mai. A chi confida in Dio nulla è impossibile. Ciò vale per chi è destinato alla vita matrimoniale, ed ancor più per coloro ai quali Iddio propone una vita di totale distacco dai beni della terra per essere a tempo pieno dediti al suo Regno”.
           
Una vita non spesa invano
Guardando alla Santa Casa di Loreto, i giovani devono guardare ad una casa, chiusa da tre lati con povere pietre, ma dal quarto lato aperta nella piazza, cioè disposta ad accogliere l’umanità, perché “la vita dedicata a Dio non è mai spesa invano”. Parole semplici, ma impegnative, che impegnano i giovani a confrontarsi con il mondo, ma nello stesso tempo a non abbandonare i propri sogni, come ha affermato padre Giancarlo Bossi, il missionario rapito nelle Filippine: “Ciascuno di noi ha qualche cosa da dire. Non solo con le parole, c’è anche chi si esprime con gesti, chi nel silenzio solidale, chi con un sorriso. L’importante è mantenere vivo il sogno della vita. L’importante è volare! Ragazzi, fatevi rapire dai vostri ideali!”, perché Dio non ti lascia mai solo: “Nelle difficoltà con forza si sperimenta la tenerezza di Dio. Ti fa recuperare la dimensione del tuo essere dono”, invitando i giovani a scoprire e fare propria la testimonianza di tutti coloro che agiscono nel silenzio in nome di Dio. Una testimonianza ed un impegno reso concreto nella spianata di Montorso da uno spazio, in cui i giovani hanno potuto esporre i propri interrogativi; hanno potuto verificare il proprio impegno sociale e confrontarsi, perché, come ha asserito il Papa nell’omelia della Celebrazione eucaristica domenicale: “Seguire Cristo, cari giovani, comporta inoltre lo sforzo costante di dare il proprio contributo alla edificazione di una società più giusta e solidale, dove tutti possano godere dei beni della terra”.
           

Responsabili del creato
Ed ecco che questo luogo, denominato ‘Fontane di Luce’, ha illuminato nella notte i cuori di molti, come ha affermato mons. Paolo Tarchi, responsabile della pastorale ambientale della CEI, vedendo che alla ‘fontana del Creato’ c’era un continuo ‘andirivieni’ di giovani: “Noi speriamo che sia occasione per una maggiore consapevolezza ad assumersi responsabilità che ciascuno ha nei confronti del creato. Noi usiamo l’acqua molto di più della media consentita. Per una doccia consumiamo 40 litri di acqua, mentre il tetto massimo di consumo a persona è di 50 litri al giorno. Noi siamo intorno ai 230 litri a persona al giorno, quando ci sono 2 miliardi di persone che fanno fatica ad avere l’acqua. Quindi attenzione a piccoli gesti che devono cambiare i nostri stili di vita”. Una notte trascorsa non invano, ma all’insegna di una ricerca personale con la consueta gioia giovanile, che per tre giorni ha invaso le città delle regioni dell’Italia centrale. Una gioia che si è trasformata in festa, come ha ben evidenziato l’ ‘educanimatore’ Gigi Cotichella, che già nella GMG a Colonia aveva elettrizzato i giovani attraverso le sue animazioni: “I giovani hanno una gran voglia di comunicare e di raccontare la loro voglia di vita. Non ci stanno a proposte banali, ma vogliono qualcosa di più; allora, va bene divertirsi, ma prestano anche grande attenzione alle testimonianze, quando sono forti. Testimonianze che potrebbero diventare testimonianze di vita straordinarie nella normalità. In questo senso i giovani potrebbero tanto voler pensare che il loro futuro possa essere bello e vissuto alla grande”.
           
La via del coraggio
Perciò questo evento non è stato solo una manifestazione di pochi giorni, legata all’avvenimento, ma è stato un itinerario durato alcuni mesi ed ha coinvolto per l’ospitalità nelle proprie case anche le famiglie, che hanno ospitato i giovani, come è accaduto ad una famiglia di Tolentino, nelle Marche, Marco e Stella Scoppolini: “Quello che all’inizio era un pensierino, è stato motivo di confronto in famiglia… (L’ospitalità) fondamentalmente dovrebbe trattarsi di mettere a disposizione ciò che si ha. Quindi, non proprio un dare con tante ‘cerimonie’, né con eccessivi formalismi, né con troppi ‘complimenti’, ma un dare con semplicità: sia materialmente, sia come scambio di idee ed esperienze; insomma una condivisione, in cui ospite ed ospitante si confondono nel donarsi reciprocamente. Una bella esperienza civile che consente, a chi ha la fortuna di avere qualcosa, di poterne fare esperienza comune con chi ha il desiderio di poterne godere a sua volta (con lo strano risultato che se ne esce tutti con qualcosina in più...)”.

Simone Baroncia

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