In questo numero
BEN RADICATI di Carlo Fiore

Le polemiche sulle radici cristiane dell’Europa,
in relazione al Proemio della Costituzione europea,
per il momento sembrano accantonate.
Come accantonata è la stessa Costituzione
europea dopo le cocenti bocciature ricevute.


Edgar Morin: ‘Maiali olandesi contro maiali francesi’

Però il discorso non è chiuso. E la concezione radicalmente laicista che era emersa nella prime formulazioni, deve essere rimessa sul tavolo. Pena quel che scrive Edgar Morin: “L’Europa oggi è burro eccedente, quote di latte, lotta fratricide tra maiali olandesi e francesi, riunioni interminabili in cui ci si strappa all’alba uno 0,01 di aumento o di diminuzione sulla barbabietola, valige diplomatiche che viaggiano da Bruxelles a Strasburgo, indici di produzione, tassi comparati di inflazione… Bisogna sperare soprattutto che i politici si dedichino sempre più al destino comune. Ma per questo bisogna che spunti il nuovo spirito europeo, che dà la coscienza della comunità di destino” (Pensare l’Europa, Feltrinelli 1988).
Commenta G. Reale: ‘Pertanto anche la Carta costituzionale rischierà di essere fondata non su roccia, ma sulla sabbia, e quindi risulterà fragile, se gli ‘uomini europei’ non ricupereranno anche alcuni di quei fondamenti culturali e spirituali dai quali l’Europa è nata”, fondamenti che, piaccia o non piaccia, sono spirituali e, più precisamente, cristiani.
Si cita, a questo fine, la famosa frase di Croce nel suo articolo del 1942 ‘Perché non possiamo non dirci cristiani’. Oltre al titolo sarà bene ricordare quanto scrisse nel corso dell’articolo. “Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda , così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto, un diretto interventi di Dio nelle cose umane… Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono il suo confronto, parendo rispetto a lei particolari limitate (…). La ragione è che la rivoluzione cristiana operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale, e parve che le acquistasse una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fin allora era mancata all’umanità”.
Nona caso lo storico Federico Chabod, autore della Storia dell’idea d’Europa annota: “Noi siamo cristiani, e non possiamo non esserlo: lo ha luminosamente provato, or è poco, Benedetto Croce. Non possiamo non esserlo, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile. Anche i cosiddetti ‘liberi pensatori’, anche gli ‘anticlericali’ non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo”.

Le Goff : ‘Vediamo bene cosa accade nei Paesi teocratici’
Jacques Le Goff è uno dei più autorevoli medievalisti a livello internazionale. La sua testimonianza: “ Il Cristianesimo è il principale fondamento ideologico dell’Europa. Certo, vi sono stati altri elementi che hanno contribuito alla creazione dell’idea europea, e che spesso il cristianesimo ha fatto suoi. Penso al pensiero greco, all’importanza attribuita all’etica, alla democrazia. Penso al diritto romano, che è uno degli elementi fondanti dell’Europa”. Quanto al problema della laicità osserva: “L’Europa deve far funzionare le sue diverse eredità, in particolare quella cristiana e quella laica, che le viene un po’ dal Rinascimento e in gran parte dall’Illuminismo. L’Europa ha potuto progredire in campo economico, scientifico e tecnico, come in quello morale e politico, perché la Chiesa ha lasciato spazio alla laicità. Vediamo bene cosa accade nei Paesi teocratici in cui non esiste separazione tra Stato e Chiesa”. Vedi l’Islam, teocratico fin nelle radici.

Massimo Cacciari: il monachesimo alla base dell’Europa.
Si presenta subito. “No, non sono credente. Per un cristiano credere significa credere che questuo uomo, Gesù, sia il Cristo, il Figlio di Dio, Dio egli stesso. E questo io non credo. Ma ciò nulla toglie al fatto che non è concepibile una Europa fuori del cristianesimo. Ma il punto sul quale Cacciari fa leva è il monachesimo.
 Apro una parentesi: Qualche anno fa l’editrice Einaudi ha pubblicato nella sua collana più prestigiosa “I millennii” due volumi sorprendenti per una editrice laica a livello internazionale: Regole monastiche d’Occidente , 602 pagine, E Regole monastiche femminili, 480 pagine, curate da specialisti, prefazione di Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose. Che senso ha una tale pubblicazione in un mondo culturalmente secolarizzato come il nostro? Perché questo interesse? Chiusa la parentesi, torniamo a Cacciari.
“Non si capisce nulla dell’Europa – afferma lo studioso veneziano – senza il contributo dei grandi Ordini monastici, a partire da Benedetto. Tra il VI e il XIX secolo, in una Europa vicina allo sfascio, assalita a sud dalla marea islamica e divisa e inordinata a nord, in un mondo in cui tutti i contesti urbani e comunitari erano spezzati, è decisiva la presenza di queste comunità monastiche, di questo vivere associato, ordinato, regolato. La Regola è la grande invenzione occidentale, essa vale dappertutto, ha quindi un grande valore di unificazione culturale, sociale, linguistica e politica. Un ‘esercito’ sterminato di monaci che vivono in philia, in amicizia, sparso in tutta Europa, costruiscono monasteri, chiese, ospedali, ospizi… Altro che la globalizzazione di adesso. L’idea corrente del monaco che fugge dalla società è aberrante, ci viene dalla feroce polemica protestante e illuminista. Non ci sarebbe l’Europa senza il monachesimo”.
Aggiungo un rilievo. Sono stati i monaci a salvare la cultura classica, latina, greca, araba, nei loro scriptorium in cui trascrivevano testi dei Padri della Chiesa ma anche opere del più puro classicismo. Grandi monasteri, come Montecassino e Bobbio hanno salvato il De Repubblica di Cicerone e il Virgilio mediceo, le opere di Orazio e Ovidio, di Rutilio Namaziano e di tanti altri autori minori, noti solo agli specialisti. La cultura attuale ha un immenso debito verso questo opera di salvataggio di autori che sarebbero stati irrimediabilmente perduti. Non a caso Umberto Eco, fine conoscitore del Medio Evo, ambienta Il nome della rosa in un monastero medioevale nel quale lo scriptorium e la misteriosa biblioteca labirintica sono l’ambiente in cui si colloca il nucleo dell’azione.

Le ‘radici cristiane’ dell’Illuminismo?
Queste sono le radici cristiane dell’Europa. Non sottovalutiamo affatto il contributo dell’Illuminismo. A proposito del quale ci pare opportuno fare una domanda. Poteva l’Illuminismo nascere su un terreno non cristiano? Perché non è sorto un Illuminismo islamico, del quale gli studiosi musulmani denunciano la mancanza e che avrebbe dato una diversa svolta alla religione e alla società del Profeta? Forse è giunto il tempo di parlare di radici cristiane dell’Illuminismo. Anche per la laica Francia.

Carlo Fiore

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