In questo numero
ATEISMO DARWINISTA di Carlo Fiore

lL’evoluzione è stata ed è tuttora utilizzata
come arma per difendere
teorie materialiste e positiviste
che nulla hanno a che vedere con la scienza.
Ma il pensiero di Darwin,
se interessante da un punto di vista scientifico,
è inaccettabile da quello sociale
dove solo il più forte deve vivere.

 


La teologia fatta a pezzi”

Charles Robert Darwin fu un insigne naturalista. Le sue originali osservazioni spaziano nei vari rami delle scienze naturalistiche e antropologiche.
È noto il suo itinerario ideologico. Da posizioni creazioniste, espresse nell’opera Le origini della specie del 1858, passò nel 1871 con L’origine dell’uomo a posizione nettamente materialistiche. Per quale motivo? Darwin alla Plinius University aveva seguito un ciclo di lezioni di Comte, un filosofo dell’Ottocento decisamente ateo, convinto che la scienza avrebbe spazzato via la religione. Darwin ne era rimasto conquistato al punto che scriveva a Lyell: “Avete letto l’articolo su Comte apparso in Edinburg Review. È capitale. Vi sono frasi eccellenti sulla essenza stessa della scienza, che sono da diffondere”. È significativo poi quanto scriveva Engels, uno dei padri del materialismo marxista, allo stesso Marx: “Il Darwin che sto leggendo è magnifico: la teologia non era mai stata ancora fatta a pezzi. È quanto sta accadendo adesso”. Il clima culturale dell’Ottocento era materialista e scientista. I progressi notevoli fatti dalla scienza avevano esaltato gli ‘spiriti liberi’ che vedevano nella scienza la vittoria finale sull’oscurantismo dei dogmi e della Chiesa. Siamo sulla scia dell’illuminismo che alzava altari alla Ragione e al Progresso. Dal punto di vista religioso, era di moda professare un certo ’deismo’, un Essere Supremo, il Grande Orologiaio che, fatta la creazione, l’aveva lasciata al suo destino senza più occuparsene.
Non fu dunque per motivi scientifici che Darwin divenne ateo e materialista, ma per motivi filosofici. E non fa meraviglia che le sue opere incontrassero l’appoggio incondizionato di materialisti e positivisti come Thomas Huxley, L. Buchner, Ernst Haekel.
Concretamente l’evoluzionismo darwiniano è stato ed è tuttora utilizzato come arma per difendere teorie materialiste e positiviste che nulla hanno a che vedere con la scienza.

La Chiesa: sì all’evoluzionismo spiritualista
Con Lettera di Giovanni Paolo II del 22 ottobre 1997, la Chiesa ha riconosciuto la validità delle “teorie dell’evoluzione… Esistono infatti letture materialiste e letture spiritualiste dell’evoluzione. Il giudizio, in tal caso, è di competenza della filosofia”.
Letture materialiste: esiste una pura evoluzione biologica. No a un Creatore, no a una Trascendenza, no a un finalismo. Immanenza totale e radicale della spirito umano.
Lettura spiritualiste: sì a un Creatore, sì alla Trascendenza, sì a un processo evolutivo ascendente, sì ai valori spirituali dell’uomo.
Il darwinismo è una lettura materialista dell’evoluzione ed ha fatto da sponda all’affermarsi di un certo ateismo. Ma ci sono pure letture spiritualiste in senso pieno, fatte da studiosi di primo piano. Interessante l’evoluzionismo a sfondo filosofico-teologico di Teilhard de Chardin. Per lo scienziato gesuita l’evoluzione dell’universo è concepita come una ‘montée’, un salire, un lievitare dalla non-vita alla vita all’uomo fino ad innalzarsi a ‘punto omega’ finale: Gesù Cristo, uomo e Dio. Una visione affascinante che però genera seri problemi scientifici e teologici.
Qualche studioso ha avanzato la teoria dell’ ‘emergentismo’ per cui lo spirito umano ‘emergerebbe’ dalle forze vive della materia. Teoria inaccettabile filosoficamente perché dalla materia è impossibile che ‘emerga’ lo spirito.
Oggi assistiamo a un revival del darwinismo, tanto che riviste autorevoli come La Civiltà Cattolica, (tre articoli a firma di Giuseppe de Rosa tra agosto e settembre 2006), Vita e Pensiero dell’Università Cattolica di Milano (Forum di quattro scienziati, 1/2006), e MicroMega (intervista a P. Coyne, ex-direttore della Specola Vaticana (7/2005) ne hanno recentemente parlato.

Il caso e il finalismo
Sono note le grandi linee del pensiero di Darwin. Il motore dell’evoluzione sta nelle variazioni casuali e nella selezione naturale, che premia i forti e così migliora la specie. Il nodo del problema sta appunto in quelle ‘variazioni casuali’, in quell’accento posto sul ‘caso’. Donde tutte le polemiche sul ‘finalismo’. Ne diamo un accenno.
J. Monod, autore de Il caso e la necessità, opera che fece scalpore a suo tempo: “Il puro caso, il solo caso è alla radice del prodigioso edificio della evoluzione: questa nozione centrale della biologia moderna è la sola concepibile, unica compatibile con i fatti dell’osservazione e dell’esperienza (Il caso e la necessità).
Replica F. Facchini, ordinario di Antropologia all’Università di Bologna: “L’enfasi sul caso, quasi fosse un demiurgo che spiega tutto il processo evolutivo, è una implicita ammissione della nostra ignoranza su un argomento di cui pretendiamo di sapere tutto” (Vita e Pensiero).
Ma già Darwin aveva avvertito il problema. “Scriveva in una lettera del 1860: “Sono cosciente di trovarmi in un pantano, senza la minima speranza di uscirne. Non posso credere che il mondo sia il risultato del caso, e tuttavia non posso considerare ogni cosa come il risultato del Disegno”, cioè del disegno di un Dio creatore.
Dire ‘caso’ vuol dire infatti rifiuto di ogni disegno, di un finalismo. Tutte le variazioni nel lungo corso delle generazioni avverrebbero per puro caso. Non c’è un progetto, non un disegno, non una finalità che giustifichi queste variazioni. Non c’è posto per un Creatore.
Rattray Taylor a sua volta scriveva: “Non è stato per caso che gli esseri viventi, nella loro varietà, sono comparsi sulla terra”. Ma soggiunge subito: “E neppure si è trattato della realizzazione di un piano prestabilito di origine divina. La vita cerca forme nuove e più raffinate di espressione a causa di un impulso cieco, di una determinazione interna”. E questo apre a una valutazione più articolata sul problema del caso.

L’Intelligent Design

La battaglia del finalismo contro la pretesa di fare del ’caso’ un elemento fondamentale dell’evoluzione ha assunto in questi ultimi anni una forma nuova: l’Intelligent Design, il Disegno
Intelligente. Che ovviamente esige un Disegnatore Intelligente, Dio. Il quale interverrebbe negli snodi cruciali dell’evoluzione a orientarla sul binario giusto. Snodi come il passaggio dalla non-vita alla vita o dall’animale all’uomo.
L’Intelligent Design è sorto in Stati Uniti quando, per l’intervento di alcuni studiosi anglosassoni, da Huxley ad Hamilton a Dawkins, l'evoluzionismo si è trasformato da teoria scientifica in religione secolare. È interessante quanto osserva P. Coyne, già direttore della Specola Vaticana, americano. “L’Intelligent Design rappresenta per me un movimento politico, sociale e religioso. Il concetto di evoluzione in senso darwiniano è assolutamente neutro, può accettarlo sia un ateo che un credente, senza entrare in discussioni religiose. È il movimento di chi ha paura di perdere il suo Dio” (MicroMega). Osserva a sua volta F. Facchini, scienziato e sacerdote. “Non è metodologicamente corretto invocare interventi esterni per surrogare quello che non conosciamo ancora ma che può rientrare nell’orizzonte della scienza” (Vita e Pensiero).
Nota ancora L. Galliani, Università di Pisa. “Dio non interviene continuamente nella natura facendole superare i vari gradi di complessità e lasciando i segni ben visibili di un ‘disegnatore intelligente’, al contrario lascia che la natura stessa si faccia grazie a meccanismi caratterizzati dall’assenza di un determinismo stretto e dall’emergenza del nuovo non prevedibile. Il segno fondamentale della visione odierna della natura è quello della libertà. Il disegno di Dio non è rilevabile nella formazione delle strutture anche altamente complesse del vivente. Lo è invece nel quadro più generale di un universo che ‘muove verso’ la complessità e la coscienza di un essere pensante che ‘muove verso’ l’alleanza, la redenzione e la salvezza. Questa visione sembra porre alla teologia più il problema del futuro dell’umanità che non quello del passato e delle origini (Vita e Pensiero).

“Dio continua ad accarezzare l’universo”
Qual è, per concludere, il significato profondo dell’evoluzione? E qui si fa il salto dalla scienza alla teologia più ardita.
Per il non credente è la visione di un pianeta tutt’altro che cristallizzato nella sua staticità, raggelato nelle sue strutture e nella sua vita. Un pianeta invece in perpetuo movimento, ‘fertile’ di vita nell’immenso scenario cosmico dove nascono e muoiono stelle, dove ammassi stellari si fanno e si disfanno in una vertiginosa evoluzione che si gioca sul filo dei miliardi di anni.
Per il credente invece l’evoluzione apre uno scenario luminoso dove Dio diventa veramente il protagonista di una avventura incredibile, tutta giocata sull’amore. “Dio è amore – afferma P. Coyne – e per effetto dell’amore ha creato, e ha creato precisamente in un modo evoluzionistico, in quanto voleva un mondo che partecipasse alla sua propria creatività e al suo dinamismo. La creazione non è un fatto ‘puntiforme’ verificatosi in un istante, ma un processo continuo. Dio continua ad accarezzare l’universo, a lavorare insieme ad esso” (MicroMega).
F. Gallieni. “L’uomo non deriva da un pugno di impuro fango, ma è la ricapitolazione di tutta la creazione (come affermò Filippo de Filippi, il primo darwinista italiano che era anche un buon cattolico). Grazie alle indagini di biologia evolutiva, l’imago Dei si arricchisce anche con tutto il carico di dolore, di sofferenza e morte che deriva dall’evoluzione” (Vita e Pensiero).F. Facchini. “Il paradigma evoluzionistico non entra in collisione con la religione se entrambi si muovono nei rispettivi ambiti e competenze. Non è solo questione di ammettere la creazione e una evoluzione secondo i disegni di Dio. La visione evolutiva meglio si inquadra in una economia divina che utilizza per i suoi fini le cause seconde, quelle che regolano i cambiamenti genetici e ambientali, entrambi necessari per l’evoluzione dei viventi. Nella luce dell’evoluzione si coglie un nuovo valore della creazione, come avvenimento che si estende nel tempo, e del rapporto di Dio con la natura. Giovanni Paolo II parla di una creatio continua che si manifesta attraverso l’evoluzione. È una visione dinamica della vita, che coglie la sua dimensione storica sulla quale si innesta l’opera cosciente dell’uomo, quasi come continuazione della creazione realizzata attraverso l’evoluzione“ (Vita e Pensiero).

Carlo Fiore

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