In questo numero
IN PRINCIPIO FU L’OBIEZIONE… di Cristina Mustari

Il servizio civile è un modo per dare concretezza
alla responsabilità dei giovani.
Per rendersi utili e sentirsi protagonisti
e partecipi delle sorti della propria comunità.


Flavia ha iniziato perché le serviva un sostegno economico per continuare gli studi. Stefania voleva mettere in pratica le conoscenze universitarie sull’assistenza ai ragazzi svantaggiati. Alex aveva fatto una scommessa con se stesso. Motivazioni e storie diverse, stesso entusiasmo a fine servizio.
Sono migliaia ormai i giovani che hanno deciso di svolgere il Servizio Civile Nazionale. Dodici mesi di impegno in diversi ambiti (assistenza, educazione, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico, ecc…), che consentono esperienze professionali, di relazioni nuove, di volontariato.
Uno strumento a disposizione dei ragazzi, per crescere, responsabilizzarsi e arricchirsi, se non economicamente (il compenso c’è ma non è elevatissimo!), di sicuro dal punto di vista umano e professionale.
Quella del servizio civile è una storia di coraggio e sacrificio che i giovani hanno costruito nel tempo con grande determinazione e contro una lettura riduttiva delle leggi dello Stato. Ciò che oggi ci appare scontato, infatti, è in realtà frutto di lunghe e faticose battaglie sostenute da chi ci ha preceduto.

C’era una volta…
Fino agli anni sessanta l’obbligo del servizio militare sembrava incontestabile. La “naia” era inevitabile per tutti i ragazzi in buona salute, che avessero compiuto la maggiore età. Spediti spesso a centinaia di chilometri da casa, erano costretti, anche contro voglia, a imbracciare le armi.
Oggi sembra assurdo, ma chi si opponeva a questo obbligo pagava addirittura con il carcere la propria scelta! All’inizio degli anni sessanta il numero di questi coraggiosi che, per motivi religiosi, filosofici e morali, si battono per l’obiezione di coscienza, inizia ad aumentare a dismisura: chiedono di poter assolvere gli obblighi verso il proprio Paese attraverso un impegno civile, e aprono, con la loro tenacia, una nuova pagina nella lunga storia dell’impegno per la pace.
Nel 1972 viene approvata la prima legge che consente di optare per l’obiezione di coscienza. Non una scorciatoia rispetto al servizio militare; inizialmente, infatti, dura più a lungo e prevede compiti duri e gravosi per chi opera tale scelta.
Molti enti accolgono l’impegno e l’entusiasmo degli obiettori, che non svolgono solo mansioni di routine ma sono messi alla prova nella loro capacità di relazione con soggetti difficili e di impegno nei confronti di persone svantaggiate.
Nel novembre del 2000 il Parlamento approva la legge attraverso cui il nostro paese si doterà di un esercito di professionisti su base volontaria. Viene sospeso l’obbligo di leva: a partire dal 2007 i maschi italiani non saranno più obbligati a svolgere né il servizio militare, né l’obiezione di coscienza. Ma il numero degli enti che accoglie obiettori è nel frattempo cresciuto. Per questo motivo nel 2001 viene istituito il Servizio Civile Nazionale, inizialmente destinato alle sole ragazze, dal 2005 rivolto anche ai ragazzi di età compresa tra i 18 e i 28 anni. Un’esperienza unica nel contesto europeo, a disposizione dei giovani del nostro Paese: in nessun altro stato del Vecchio Continente è presente una proposta giovanile così definita e articolata.
Dall’anno della sua istituzione il numero dei volontari in servizio civile non ha mai cessato di crescere: il suo sviluppo è stato straordinario, dai 181 giovani impegnati nel 2001 si è passati agli oltre 50.000 del 2006.
Nei primi sei anni di applicazione della nuova legge, sono stati oltre 150.000 i volontari che hanno deciso di impegnarsi per un periodo della propria vita, al servizio degli altri e del bene comune, con un numero ogni anno crescente di progetti e di adesioni.

Tanti i vantaggi
Molti dei ragazzi che hanno svolto il servizio civile lo considerano un’esperienza importante anche dal punto di vista professionale e per l’ingresso nel mondo del lavoro sia per le competenze acquisite che per le relazioni personali che il servizio contribuisce a costruire.
Non è tutto. Il servizio civile è una modalità per dare concretezza a quanto don Lorenzo Milani diceva con l’espressione: non siamo più sudditi, ma cittadini e cittadini sovrani, cittadini responsabili e per questo consapevoli e critici. In altre parole consente di rendersi utili di sentirsi protagonisti e partecipi delle sorti della propria comunità. I volontari sono vere e proprie risorse poiché con il loro impegno possono rispondere ai bisogni della comunità, in termini sia di problemi sociali, sia di costruzione della cittadinanza.
Non è un caso se quest’anno, nei momenti in cui la situazione a Napoli era più dura e difficile dal punto di vista della legalità, uno degli strumenti messi in campo dallo Stato per incidere sui problemi è stato proprio quello del servizio civile. Un progetto speciale per la città per favorire solidarietà e legalità necessarie al processo di ricostruzione del tessuto sociale, un servizio civile pensato come “bene pubblico”, che, “cambia la vita” perché dà la possibilità di sperimentare direttamente forme di impegno mai conosciute prima.
“La nostra scelta è quella di proporre ai giovani che svolgono il servizio civile nelle nostre strutture, esperienze significative dal punto di vista umano e professionale, dove i giovani possano sperimentare la gioia e la difficoltà dell’incontro dell’altro. Quindi i progetti vengono pensati, elaborati ed attuati per offrire al giovane un’esperienza di maturazione e di crescita personale. In altri termini, per noi il servizio civile prima che un dovere dei giovani nei nostri confronti, è un servizio che noi dobbiamo rendere a loro.”- dice Andrea Sebastiani, segretario della Federazione SCS/CNOS, uno degli enti che accoglie volontari di servizio civile in tutta Italia e nelle sedi estere.

Cristina Mustari

www.timeandmind.com