Flavia ha iniziato perché le serviva
un sostegno economico per continuare gli
studi. Stefania voleva mettere in pratica
le conoscenze universitarie sull’assistenza
ai ragazzi svantaggiati. Alex aveva fatto
una scommessa con se stesso. Motivazioni
e storie diverse, stesso entusiasmo a fine
servizio.
Sono migliaia ormai i giovani che hanno deciso di svolgere il Servizio Civile
Nazionale. Dodici mesi di impegno in diversi ambiti (assistenza, educazione,
protezione civile, ambiente, patrimonio artistico, ecc…), che consentono
esperienze professionali, di relazioni nuove, di volontariato.
Uno strumento a disposizione dei ragazzi, per crescere, responsabilizzarsi e
arricchirsi, se non economicamente (il compenso c’è ma non è elevatissimo!),
di sicuro dal punto di vista umano e professionale.
Quella del servizio civile è una storia di coraggio e sacrificio che i
giovani hanno costruito nel tempo con grande determinazione e contro una lettura
riduttiva delle leggi dello Stato. Ciò che oggi ci appare scontato, infatti, è in
realtà frutto di lunghe e faticose battaglie sostenute da chi ci ha preceduto.
C’era una volta…
Fino agli anni sessanta l’obbligo
del servizio militare sembrava incontestabile.
La “naia” era inevitabile per
tutti i ragazzi in buona salute, che avessero
compiuto la maggiore età. Spediti
spesso a centinaia di chilometri da casa,
erano costretti, anche contro voglia, a
imbracciare le armi.
Oggi sembra assurdo, ma chi si opponeva
a questo obbligo pagava addirittura con
il carcere la propria scelta! All’inizio
degli anni sessanta il numero di questi
coraggiosi che, per motivi religiosi, filosofici
e morali, si battono per l’obiezione
di coscienza, inizia ad aumentare a dismisura:
chiedono di poter assolvere gli obblighi
verso il proprio Paese attraverso un impegno
civile, e aprono, con la loro tenacia,
una nuova pagina nella lunga storia dell’impegno
per la pace.
Nel 1972 viene approvata la prima legge
che consente di optare per l’obiezione
di coscienza. Non una scorciatoia rispetto
al servizio militare; inizialmente, infatti,
dura più a lungo e prevede compiti
duri e gravosi per chi opera tale scelta.
Molti enti accolgono l’impegno e
l’entusiasmo degli obiettori, che
non svolgono solo mansioni di routine ma
sono messi alla prova nella loro capacità di
relazione con soggetti difficili e di impegno
nei confronti di persone svantaggiate.
Nel novembre del 2000 il Parlamento approva
la legge attraverso cui il nostro paese
si doterà di un esercito di professionisti
su base volontaria. Viene sospeso l’obbligo
di leva: a partire dal 2007 i maschi italiani
non saranno più obbligati a svolgere
né il servizio militare, né l’obiezione
di coscienza. Ma il numero degli enti che
accoglie obiettori è nel frattempo
cresciuto. Per questo motivo nel 2001 viene
istituito il Servizio Civile Nazionale,
inizialmente destinato alle sole ragazze,
dal 2005 rivolto anche ai ragazzi di età compresa
tra i 18 e i 28 anni. Un’esperienza
unica nel contesto europeo, a disposizione
dei giovani del nostro Paese: in nessun
altro stato del Vecchio Continente è presente
una proposta giovanile così definita
e articolata.
Dall’anno della sua istituzione il
numero dei volontari in servizio civile
non ha mai cessato di crescere: il suo
sviluppo è stato straordinario,
dai 181 giovani impegnati nel 2001 si è passati
agli oltre 50.000 del 2006.
Nei primi sei anni di applicazione della
nuova legge, sono stati oltre 150.000 i
volontari che hanno deciso di impegnarsi
per un periodo della propria vita, al servizio
degli altri e del bene comune, con un numero
ogni anno crescente di progetti e di adesioni.
Tanti i vantaggi
Molti dei ragazzi che hanno svolto il servizio
civile lo considerano un’esperienza
importante anche dal punto di vista professionale
e per l’ingresso nel mondo del
lavoro sia per le competenze acquisite
che per le relazioni personali che il
servizio contribuisce a costruire.
Non è tutto. Il servizio civile è una
modalità per dare concretezza a
quanto don Lorenzo Milani diceva con l’espressione: non
siamo più sudditi, ma cittadini
e cittadini sovrani, cittadini responsabili
e per questo consapevoli e critici.
In altre parole consente di rendersi utili
di sentirsi protagonisti e partecipi delle
sorti della propria comunità. I
volontari sono vere e proprie risorse poiché con
il loro impegno possono rispondere ai bisogni
della comunità, in termini sia di
problemi sociali, sia di costruzione della
cittadinanza.
Non è un caso se quest’anno,
nei momenti in cui la situazione a Napoli
era più dura e difficile dal punto
di vista della legalità, uno degli
strumenti messi in campo dallo Stato per
incidere sui problemi è stato proprio
quello del servizio civile. Un progetto
speciale per la città per favorire
solidarietà e legalità necessarie
al processo di ricostruzione del tessuto
sociale, un servizio civile pensato come “bene
pubblico”, che, “cambia la
vita” perché dà la
possibilità di sperimentare direttamente
forme di impegno mai conosciute prima.
“La nostra scelta è quella di
proporre ai giovani che svolgono il servizio
civile nelle nostre strutture, esperienze
significative dal punto di vista umano e
professionale, dove i giovani possano sperimentare
la gioia e la difficoltà dell’incontro
dell’altro. Quindi i progetti vengono
pensati, elaborati ed attuati per offrire
al giovane un’esperienza di maturazione
e di crescita personale. In altri termini,
per noi il servizio civile prima che un dovere
dei giovani nei nostri confronti, è un
servizio che noi dobbiamo rendere a loro.”-
dice Andrea Sebastiani, segretario della
Federazione SCS/CNOS, uno degli enti che
accoglie volontari di servizio civile in
tutta Italia e nelle sedi estere.
Cristina Mustari
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