In questo numero
LEGGERE (ZZA) di Susanna Conti
Divertirsi risparmiando energia
Libri senza “scheda di analisi”


Il modo migliore per leggere un libro (di narrativa) è quello di aiutare lo scrittore a scriverlo. Pensa a quello che fai quando ascolti musica che ti piace: metti addosso gli auricolari e ti immergi, come se il mondo fuori non ci fosse. Il benpensante che ti vede mentre collabori con le percussioni (ovvero mentre suoni anche tu fra te e te, muovendo le mani e la testa) ovviamente pensa che tu sia un po’ matto, ma (peggio per lui) non sa quello che si perde: tu sei sul palco in un concerto live e, mentre senti il pubblico entusiasta, c’è un passaggio che ti lascia stupefatto, perché non te ne ricordavi, perché non l’avevi ancora colto negli ascolti precedenti, perché è davvero troppo bello. E allora vorresti avere il numero di cellulare del bassista, perché quello è davvero un tuo amico, visto che ti ha fatto divertire.
Con un libro può essere la stessa cosa, purché tu possa leggerlo immergendoti dentro e non facendolo a brani per trovare il narratore esterno, il narratore interno e il punto di vista. Il punto di vista sarà il tuo: quello dal palco, non quello dalle gradinate.

Leggere scrivendo un libro
Naturalmente non serve il lettore di MP3. Bastano pagine di carta, eventualmente il rassicurante casino (si può dire?) della tua stanza e il telefono staccato o scarico. E poi una cosa indispensabile: la disponibilità a sognare a vuoto, non per qualcosa da ottenere, ma solo così per esserci.
L’esempio più stupefacente è sognare con I Promessi Sposi e aiutare Manzoni a scrivere il romanzo. E’ stupefacente perché quello è un romanzo che si legge a scuola: quello che si fa a scuola è noioso per definizione e in più “scrivere” I Promessi Sposi evoca terribili interminabili schede di analisi e prove scritte a risposta aperta o a risposta chiusa. Però è un esempio utile perché più o meno tutti sanno che cosa sia, anche se la verità può essere che lo conoscano da un riassunto o dai sommari di fine capitolo delle edizioni scolastiche.
Primo punto: Quel ramo del lago di Como. Nessuno ti impedisce di pensare a George Clooney, poi vedremo che parte fargli giocare. Intanto te lo devi immaginare, questo posto, e immaginarlo come ti pare meglio. Vedi che stai scrivendo con Manzoni? Importa poco che lui approvi come stai immaginando la scena: quando ha pubblicato il romanzo, Manzoni sapeva benissimo che glielo avrebbero in parte scritto i lettori.*
Secondo punto: arriva don Abbondio. Gli devi dare una faccia, una statura, un’andatura, magari la fisionomia di un tipo che conosci e che non ti è troppo simpatico, ma nemmeno troppo antipatico.
Terzo punto: i Bravi. Quali facce di Incantesimo o di Orgoglio possiamo dare loro? Non vorrai sprecare Clooney con i Bravi… E nemmeno ti devi scandalizzare: in fin dei conti, un regista fa proprio così quando deve scegliere il cast di un film. Ecco dunque una buona idea: leggere un romanzo sognando di essere il regista del film che se ne può trarre.
Quarto punto: ma come saranno mai questi due che si vogliono sposare e che qualcuno non vuole far sposare? Lui di sicuro è Clooney (truccato da giovane, si capisce), lei sarà di certo un tipo affascinante: la moglie di Totti può starci. E se ti immergi, immagini chissà quali avventure da Medici in prima linea edizione 2006. Ma è qua che Manzoni è grande. Vai avanti e scopri che né lui né lei sono personaggi fatali. Sono normalissimi ragazzi (del 1628). E allora ricicli tutto, metti in frigo Clooney e a Renzo dai la faccia del tuo amico Paolo, a Lucia vedi un po’ tu. Attento però: non si sa mai che cosa riserva il futuro del romanzo.

Leggere giocando una partita
Uno a zero per Manzoni? Va in goal chi riesce a dire qualche cosa di inaspettato, di nuovo, di inedito. Certo i protagonisti di un romanzo d’amore presi tra la gente normale di tutti i giorni sono qualche cosa di eccezionale. E allora si va avanti così: si cerca di giocare d’anticipo rispetto all’autore per non farsi prendere allo sprovvista. Senza doping, cioè senza andare a leggere i riassunti. Uno arriverà anche veloce in area doppandosi, ma senza nessun gusto, senza gioco.
La cosa più stupefacente è che nella partita fra autore e lettore, il lettore si diverte se perde, cioè se succedono nel romanzo cose inattese. Insomma, il bello è non stare mai tranquilli, aspettarsi sempre un’azione improvvisa, non si sa se sulla destra o sulla sinistra, se da parte dei personaggi o da parte degli avvenimenti.
Da parte dei personaggi: Azzeccagarbugli che difende i colpevoli e non gli innocenti, padre Cristoforo che, con quello che ha da pensare, sale al castello di don Rodrigo e gli dice quel che si merita, Lucia che dà una mano alla Provvidenza e accelera la conversione di quel bestione dell’Innominato, Renzo che all’osteria si rivela ben più stupido di quel che sembrava. A proposito, perché non diamo un nome all’Innominato? Quello di uno che gli somiglia… O meglio che somiglia all’Innominato che ci siamo raffigurati noi.
Da parte degli avvenimenti: pensa solo alla notte degli imbrogli. Capitano così tante cose che sembrano un pressing in area da non tirare neanche il fiato.
Ma tu che cosa avresti fatto al posto di Renzo? O tu al posto di Lucia o della monaca o di don Rodrigo?

Leggere da protagonisti
E’ la terza strada ideale per leggere divertendosi, insieme a quella del regista e a quella del terzino. E’ quella del grande attore. Si fa così: uno si mette nei panni di Renzo o di Lucia o del Griso o del Nibbio e prima che capiti qualche cosa, la fa capitare lui o lei, magari strana, magari diversa, tale che il romanzo cambierebbe del tutto. Poi si pensa a come andrebbe il romanzo, a come finirebbe.
Oppure uno si mette sempre nei panni di uno personaggio e prova a pensare tutto quello che penserebbe lui (o lei), tutto quello che non è scritto, anche quello che non si potrebbe dire…
Oppure, ancora, facendo Renzo o Lucia o qualcun altro, uno prova a pensare come vestirsi, come muoversi, come truccarsi, con che tono di voce parlare nelle diverse circostanze: insomma, a recitare.
In questo modo (facendo il regista, il terzino o l’attore) leggere un romanzo (anche quello scolasticamente più noioso) diventa una grande avventura nella quale sono proibite tutte le paure, tanto i rischi sono solo di carta.
Leggere un romanzo diventa anche tradurre un romanzo.** “Tradurre” è una parola ad alto rischio scolastico, soprattutto perché prevede che ci sia una sola soluzione esatta. Tradurre un romanzo, invece, vuol dire tradurselo a propria misura, dilatando le parti che ci piacciono e accorciando quelle che non ci piacciono, usando le parole quotidiane e quelle importanti invece solo quando ci sembra il caso, aggiungendo le proprie descrizioni dei posti e dei protagonisti. Giusto e sbagliato non ci sono: anche se uno non ricorda alla perfezione la storia dell’assedio di Casale e di tutte le guerre del Seicento, può tradurre il proprio romanzo con gusto, con inventiva e con un bel po’ di “approssimazione storica”.

La conclusione è temporanea: non è che tutti i romanzi siano in grado di evocare il regista, il terzino e l’attore che c’è in noi. Il mese prossimo, pertanto, troverete un elenco di libri coi i quali vale la pena di “provarci”.***
Per temporanea che sia, la conclusione è comunque di Italo Calvino: La scuola e l’università dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d’un libro dice più del libro in questione; invece fanno di tutto per far credere il contrario (con apparati critici, schede di analisi, analisi delle analisi e verifiche a risposta chiusa). Un buon libro è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dossoLa scuola è tenuta a darti degli strumenti per esercitare una scelta; ma le scelte che contano sono quelle che avvengono fuori e dopo ogni scuola. Tutto questo non toglie valore alla scuola: la carica anzi di una grande e positiva responsabilità.
Resta da vedere quale parte dare a Gorge Clooney. Ma dopo quello che abbiamo detto, è evidente che ciascuno sceglierà come gli pare.

Susanna Conti

* Forse il fatto lo ha un po’ urtato, tant’è vero che dopo il primo romanzo, Manzoni non ne ha scritto un secondo.
** Lo ha detto uno che se ne intendeva moltissimo: Italo Calvino.
*** E' una pista di lettura a cura di un grande lettore e scrittore, Daniel Pennac.


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