In questo numero
INNAMORARSI SUL WEB di Elena Giordano

Possibile. Facile. Irreale.
È un gioco molto interessante,
e altrettanto delicato:
perché occorre mettere in campo
e donare i propri sentimenti,
senza sapere se la persona
dall’altra parte è disposto ad accettarli.


Innamorarsi sul web? È un po’ come perdere la testa, sentire un forte giramento, una sensazione che scalda dentro e scoprire, al risveglio, di non aver in mano niente.
Benvenuti nel regno del possibile e dell’irreale. Dove, se siete brutti e tristi, potete mostrarvi adoni sempre allegri. Dove le bugie sono leggere come le nuvole, basta che non incontrino mai la realtà.
Andiamo con ordine.
Che i ragazzi italiani amino particolarmente il web è un fatto, supportato da numeri e ricerche: siamo un popolo di chiacchieroni attacca-bottone, viene naturale più che ad altri entrare in contatto diretto con le persone per scambiare contenuti, e parti di sé.
La rete, in questo, assolve a un forte bisogno istintivo e personale: cercare. Risposte, persone, fatti, la propria identità. Una storia. È uno strumento potente, sempre a disposizione: non si stanca mai, non va in ferie, non chiede nulla in cambio. Forse solo di essere padroneggiato con cura.
Questa bella favola può portare all’innamoramento? Davvero un ragazzo può, entrando in contatto con un’altra persona aldilà del monitor, perdere la testa, sballare?
La risposta, incredibile, è sì. Internet è il nuovo locale virtuale, che si può affiancare alla biblioteca, alla discoteca, all’università, ai banchi di scuola. È un luogo-non luogo (tipico concetto dell’età che stiamo vivendo), in cui i ragazzi si possono concretamente incontrare. Senza l’obbligo del confronto o del contraddittorio: mi sei simpatico, bene. Non lo sei, addio, chissenefrega di te.

Come può succedere, di perdere la testa?
Facile, quasi istantaneo. Non occorre un patito del web, uno smanettone. Basta una connessione flat a Internet, e il gioco è fatto. Gli strumenti a disposizione sono i più disparati. E, incredibilmente, proprio come nella vita reale, ciascuno può scegliere quello più rispondente ai propri desideri: i forum di discussione a tema, se si desidera un approccio più soft; gli spazi per gli incontri, gratuiti e a pagamento, in cui lasciare il proprio profilo; le messaggerie; le chat, se ci si vuole esporre. L’e-mail, che prevede però un primo contatto diretto.
La discussione è di solito il “motore” dell’azione. Si inizia a chiacchierare, si scherza, si parla di tutto un po’.
Di solito il “gancio” è costituito dal profilo che si è lasciato sul web. Si chiedono informazioni sugli hobby, sul lavoro, lo studio. E poi si prosegue a chiacchierare.
E proprio a quel punto, per colpa di un commento, un accenno, un quid misterioso, può scattare il colpo di fulmine. In una sola delle due persone. Raramente in entrambe. Ma come, senza nemmeno sapere che viso ha l’interlocutore? Esattamente.
La storia procede, nel senso che i contatti si fanno molto frequenti, piacevoli. La persona “colpita” dalle frecce di cupido vive attendendo che l’altro sia in chat, sia on line. tutto ruota attorno al pc, che diventa un padrone molto esigente.
Poi magari lo scambio del cellulare, e il fatidico “Perché non ci incontriamo?”.

Una fiaba agrodolce
Questo racconto molto rapido dell’innamoramento on line è stato volutamente privato di una variabile, che ora deve prepotentemente entrare in gioco. Internet non fa parte della vita reale. In quanto luogo-non luogo, è la culla di ogni possibile bugia.
Per cui, magari la persona per cui avete perso la testa:

  1. è impegnata e ve lo ha tenuto nascosto
  2. è più grande, o più giovane, del previsto
  3. ha aspettative nei vostri confronti che voi non immaginate
  4. non è del sesso che ha dichiarato
  5. non è interessata a discorsi seri
  6. intrattiene rapporti su Internet con voi e con tante altre persone

Questi fatti non tolgono fascino a un possibile innamoramento sul web, ma pongono dei forti limiti. Se avete deciso di lasciarvi la possibilità di cercare e trovare l’amore su Internet, non dovete pensare che sia più facile, o più banale, che nella vita di tutti i giorni.
Certo, se siete molto timidi, ma altrettanto veloci a scrivere, e vi trovate bene on line, potrete tentare la sorte, ben sapendo però che dall’altra parte non sempre le persone sono come dicono di essere.
Se foste dei bimbi, si potrebbe consigliarvi la lettura del Decalogo che la Polizia Postale ha redatto per informare sui rischi che si corrono in rete. In quanto giovani adulti, voi sapete già che la posta in gioco è molto alta: si tratta del vostro cuore. Più lo esponete, più dovete essere in grado di difenderlo.
Racconta Aldo, di Milano, 25 anni. “Ci siamo conosciuti nelle messaggerie create per cercare l’anima gemella. Quando ci scrivevamo lei appariva gentile, sempre disponibile. Quando ho iniziato a frequentarla, ho scoperto che aveva grossi problemi in famiglia e sul lavoro, e aveva accettato di uscire con me solo perché abitavo lontano e non avrei preteso troppe attenzioni. Ci sono rimasto davvero male”.
Già, una cosa avevamo trascurato: non è assolutamente vero, come molti sostengono, che chi cerca l’anima gemella sul web ha dei problemi di relazione. Magari non ha tempo di uscire, oppure ha una cerchia di amici molto stretta, oppure ancora ha impegni che le impediscono una vita sociale intensa (motore degli incontri). Oppure, banalmente, ha in mente il sesso. O qualcuno che non rompa, e non sia esigente.
C’è poi l’eventualità che la persona di cui vi siete innamorati abbia “omesso” dei particolari, della sua vita. Particolari forti, importanti. Che voi dovrete saper affrontare.
Piero e Alice, invece, si sono sposati. E ora sono felici, e non ricordano nemmeno di essersi incontrati in chat. Non ci tengono a farlo sapere, perché la loro storia è piena. Per loro Internet è stato davvero un mezzo come un altro.
“Quando abbiamo scoperto – racconta Piero – che vivevamo a soli 100 chilometri di distanza, abbiamo voluto incontrarci di persona. È stata una sensazione molto strana, dare un volto a una persona che già si conosceva. Come in un puzzle, abbiamo unito tutti i pezzi”..

Innamorarsi di una proiezione
L’amore su Internet è una grande trovata. A patto che si sia disposti a stare al gioco.
Un esempio, raccontato da Elisa: “Ho iniziato a scrivere a Roberto: erano mail intense, lui mi raccontava del suo passato e del suo presente, i sogni, i desideri. Mi aveva detto di essere robusto ma atletico. E io me l’ero immaginato simile a un giocatore della nazionale di rugby. Quando ci siamo incontrati, una sera di qualche mese fa, ho scoperto che non si era descritto in maniera troppo veritiera. E non mi piaceva per nulla. Non mi piaceva il profumo che indossava, il suo modo di camminare, di tenere la forchetta. Alla fine dell’incontro, solo in quel momento, ho capito che nelle settimane precedenti mi ero legata… a una proiezione. Mi piaceva tanto, ma non era la persona che avevo davanti”. Il meccanismo è molto semplice: quando ci presentiamo in rete, facciamo emergere il meglio, e nascondiamo tratti o peculiarità che non sono il nostro massimo. Dimenticando che, nella vita reale, gli altri ci accettano e ci apprezzano a tutto tondo, consapevoli anche delle nostre brutture.
Ecco perché, moltissime volte, all’innamoramento on line corrisponde una forte delusione.

Davvero ne avete bisogno?
Davvero a 20 anni, giovani, prestanti, vivaci e intelligenti, avete necessità anche del web per conoscere persone e trovare l’amore? La risposta è possibilista: perché no? Solo un consiglio: continuate a cercare anche nella vita reale, senza ansie, senza obiettivi ultimi da raggiungere. Affrontate serenamente le persone che incontrate in rete, consapevoli di chi siete. Alzate sempre un po’ la guardia: se le vostre intenzioni sono positive, non è detto che lo siano quelle degli altri.
Soprattutto, non investite la totalità del vostro sentimento per una persona che non conoscete.
Un ultimissimo consiglio, monito, avvertimento: la rete è piena, zeppa, colma e stracolma di persone (in maggior numero uomini) sposate o impegnate in cerca di avventure; che mentono sull’età, sul sesso; sul luogo in cui abitano. Che hanno pochissimi scrupoli “morali”.

Elena Giordano


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