In questo numero
IL MEETING DELLE MIGRAZIONI di Simone Baroncia

Recupero della spiritualità,
attenzione ai più deboli,
salvaguardia della cultura.
Sono alcune delle preoccupazioni emerse a Loreto
al IX Incontro Internazionale
sui problemi delle migrazioni.

 


“Il complesso fenomeno dell’immigrazione esige una riflessione attenta e consapevole affinché la coesistenza dei popoli e culture diverse diventi fonte di arricchimento e di crescita, nel segno del multiculturalismo, della solidarietà e dell’accoglienza”: con la lettura di questo telegramma, inviato dal Presidente della Repubblica - Giorgio Napolitano, si è aperto a Loreto il IX Meeting Internazionale sulle Migrazioni: Il peso politico dei migranti: una democrazia di tutti e per tutti. Nella giornata inaugurale padre Beniamino Rossi, presidente dell’ASCS (Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo) ha evidenziato che “la diversità culturale delle società europee è contrassegnata dalla storia delle loro stesse emigrazioni. Questo esodo ha accomunato i Paesi europei dall’Atlantico agli Urali e dalla Scandinavia al Mediterraneo…”.

In ascolto della diversità
Il Meeting Internazionale delle Migrazioni ha permesso il confronto e l’ascolto tra politici, religiosi, volontari ed immigrati, che hanno raccontato le loro testimonianze: Romina Menighetti, giovane volontaria a Cape Town, in Sudafrica, presta servizio in un orfanotrofio che accoglie 23 bambini rifugiati, provenienti dal Congo e dall’Angola: “I bambini, prima dell’apertura dell’orfanotrofio si trovavano in un carcere minorile senza una struttura in grado di seguirli, dove alcuni di loro sono stati soggetti a violenze… Il mio compito più importante è stabilire con loro una relazione; il migrante, sia il bambino che l’adulto ha bisogno di relazioni personali profonde, di qualcuno che gli stia vicino, lo ascolti e lo valorizzi”.
Da una ragazza che parte per fare l’emigrante ad un ragazzo che arriva per fare l’immigrato: Eldin Delmiragic, proveniente dalla Bosnia-Erzegovina e consigliere aggiunto al comune di Loreto: “Decidemmo di partire non solo per salvaguardare la nostra integrità fisica, ma anche quella culturale”. Eldin ha raccontato la guerra a Mostar ed ha parlato della difficoltà del suo inserimento nel nostro Paese: “Inizialmente è difficile perché si creano forme di chiusura del migrante rispetto alla popolazione autoctona: ci si rifiuta di imparare la lingua, di socializzare, ma poi con il passare del tempo si impara ad accettare il posto in cui si vive”.
Per Santino Spinelli, professore di cultura Romanì all’Università di Trieste, lo strumento dell’interculturalità “è un mezzo per avvicinare e vivere una cultura diversa”. E la musica è un mezzo importante: “cantare in altra lingua significa entrare nella sensibilità di un altro popolo e quindi è un mezzo straordinario per promuovere interculturalità, perché è un linguaggio che arriva al cuore. Quindi è facile far superare le barriere linguistiche e razziali”.
Le testimonianze hanno dato il tono a questo Meeting, che è stato un laboratorio in cui si sono messe a confronto le nuove ‘strategie’ di accoglienza, con il confronto con le politiche migratorie di Germania e Spagna: Steffen Angenendt, presidente di German Council on Foreign Relations, ha illustrato la politica tedesca nei confronti dell’immigrato, precisando che con la Cancelleria della Merkel la politica nei confronti dell’immigrato è dettata dalla sicurezza: “La nuova legge migratoria ha portato in Germania diversi cambiamenti. Dopo 18 mesi dall’attuazione di tale legge posso dire che la visione che incorpora è parzialmente negativa”.
Joaquin Arrango, professore all’Università Complutense di Madrid, ha tracciato la storia della legge spagnola sull’immigrazione, precisando che non esiste ancora una politica organica dell’integrazione. Padre Graziano Battistella, preside del Scalabrini International Migration Institute di Roma, ha precisato che “tra le politiche pubbliche quelle migratorie sono le meno efficaci. La complessità di tale tema è data dal rapporto complesso tra etica e politica e dal fatto che allo Stato viene data competenza sulle decisioni inerenti l’ingresso e alla permanenza degli immigrati”. Il problema dell’integrazione è anche un fattore che intreccia la sfera del religioso con la sfera del politico. Quindi Nelide Ancora, esperta di Cooperazione allo Sviluppo di Italia Lavoro ha rimesso al centro della società civile l’azione della politica: “Dopo l’11 settembre, nasce la necessità di una nuova politica che sia in grado di recuperare ciò che negli ultimi due secoli era stato soffocato: il valore della spiritualità e conseguentemente della religione, quale elemento qualificante dell’agire politico”. E padre Beniamino Rossi precisa che “gli Stati europei dovranno ripensare il significato sociale della religione e il suo possibile ruolo nella formazione e nell’espressione pubblica, riconoscendo sul piano ‘istituzionale’, giuridico ed educativo, il ‘religioso’ come fatto sociale”. Per il presidente della Fondazione E. Tarantelli, Savino Pezzotta, il problema è anche economico: “L’unico modo per rilanciare l’economia del Paese è operare con equità. Gli interventi nel campo della politica migratoria devono evidenziare le potenzialità e le risorse delle migrazioni. Non è possibile fare un discorso politico, sociale ed economico all’interno della nostra società civile senza considerare le migrazioni come una risorsa di cui non si può fare a meno”. Pezzotta ha criticato la legge sull’immigrazione ‘Bossi-Fini’: “Due sono i passi da fare in questo momento: un processi di rinnovo della legge ‘Bossi-Fini’ ed un’educazione alla flessibilità verso la soggettività dell’altro”. Ed il prof. Vassallo Paleologo, docente all’Università di Palermo, ha ribadito che “bisogna che i diritti fondamentali della persona umana vengano riconosciuti a tutti, con una particolare attenzione per i più deboli, come i minori”. A conclusione del Meeting Internazionale delle Migrazioni è stato redatto un documento, che è stato consegnato alle autorità politiche del nostro Paese, rilevando che occorre un profondo ripensamento su due questioni fondamentali: il diritto di cittadinanza ed il diritto di voto amministrativo, previsto dalla Convenzione di Strasburgo e non ratificato dall’Italia, auspicando che “non vengano ridotti, ma addirittura potenziati i finanziamenti nei settori della formazione e della partecipazione”.

Simone Baroncia

www.timeandmind.com