Dieci
minuti forse non sono nemmeno dieci.
Forse sono solo sei o sette e sono i
minuti che uno studente ha a disposizione
all’inizio della prova orale dell’Esame
di Stato. A disposizione nel
senso che, di solito, in quei minuti
lo studente può parlare di quello
che vuole. Ovviamente deve voler parlare
della tesina ovvero del percorso ovvero
dello schema ovvero della mappa concettuale.
Su un tema che ha scelto lui o perché gli
piaceva o perché lo hanno consigliato
bene i prof oppure (ma forse non si dovrebbe
dire…) perché su quel tema
c’era una bella tesina da scaricare
gratis in uno dei numerosi siti che qui
non verranno elencati.
Dieci minuti per partire
In molte scuole i dieci minuti si chiamano start. Vediamo a che cosa
non serve lo start.
Lo start non serve
- a comunicare informazioni nuove su
un argomento. Questo è quasi scontato
a scuola: su qualunque argomento (scolastico)
i prof sanno tutto e un po’ di
più
- a catturare l’attenzione attraverso
contenuti molto originali. I programmi
svolti sono chiari e definiti: non è che
uno possa presentare una tesina sui miti
autoctoni della Terra del Fuoco…
- a dimostrare capacità straordinarie
nel lavoro di ricerca. A scuola si trovano
e si riorganizzano contenuti già svolti
da altri più competenti: la ricerca
vera è una cosa seria e richiede
tempi lunghi di ipotesi, di tentativi
e di verifiche
- a dimostrare personalissime capacità critiche.
A scuola si studiano le analisi svolte
dagli studiosi: uno studente fa benissimo
a dire quello che pensa, solo che uno
studente deve sapere almeno un po’ su
parecchi argomenti, mentre uno studioso
di Montale o del neutrino sa tutto quello
che c’è da sapere su Montale
o sul neutrino.
A questo punto sembra che lo start non
serva a niente, se non a permettere al
candidato di partire da dove vuole. Scaduti
i dieci minuti comincia l’esame vero.
Invece non è così. Quei dieci
minuti possono diventare contemporaneamente
difficili e divertenti. Infatti sono quasi
uno spot in cui il candidato presenta
la sua capacità di comunicare.
Dieci minuti per una strategia
Il paragone con una campagna elettorale funziona. Il protagonista si chiama candidato sia
alle elezioni sia agli esami. Nell’una e nell’altra situazione si
riceve (o no) un voto soddisfacente.
Lo start degli esami è come un appello agli elettori (ai professori).
Alcune caratteristiche sono dunque molto “televisive”:
- è indispensabile organizzare
bene il tempo. “Sforare” è pericolosissimo
perché si può venire
interrotti. Se succede, non si può concludere
il discorso e si resta disorientati
- si deve essere sintetici al
massimo. Quante più sfumature
si aggiungono, tanti più sono
i dubbi che si consegnano agli ascoltatori
- si deve essere chiari al massimo.
Altrimenti gli ascoltatori si possono
convincere che uno “ci giri intorno” perché non è sicuro
e sincero in quello che dice.
I professori sono avvantaggiati rispetto
agli ascoltatori: finito lo spot (lo start),
i professori possono intervenire…
Il modo più efficace per organizzare
i dieci minuti è quello di costruire
una presentazione in PowerPoint oppure
sui lucidi con la lavagna luminosa. Ci
sono almeno due vantaggi rispetto alla
mappa o alla “scaletta ragionata” sulla
carta: spesso a scuola non si consente
agli studenti di parlare leggendo appunti
(anche se questi contengono solo un indice).
La scaletta su carta, poi, viene consegnata
subito alla Commissione. La presentazione
in PowerPoint o su lucidi, invece, consente
al candidato di gestire le diapositive,
evitando che i prof, com’è loro
inveterata abitudine, si mettano a leggere
per correggere non appena si dà loro
in mano un foglio di carta.*
Insomma,
non s’è mai visto un candidato
alle elezioni che consegni agli ascoltatori
il testo del suo intervento, prima di effettuarlo…
Usare PowerPoint è semplice: basta
provare. Mentre si costruiscono le diapositive,
compaiono le istruzioni necessarie. Qui
si tratta di capire come costruire diapositive
efficaci sul piano comunicativo, una per
una e nella loro sequenza. Se si fanno
i lucidi, è lo stesso. Sarebbe bello
che la scuola abituasse a comunicare in
questo modo nell’arco del corso di
studi e non solo nei dieci minuti all’esame
finale. Alcuni consigli possono servire
comunque:
- per una presentazione di dieci minuti
occorrono circa dieci-undici
diapositive. È meglio
tenersi un minuto da parte per eventuali
imprevisti e ritardi: così uno
non ha l’ansia di non riuscire
a finire
- la presentazione è un supporto
per il discorso e, a chi parla, serve
come guida e aiuto per i dati che non
bisogna dimenticare. Questo vuol dire
che non basta leggere quello
che sta scritto sulle diapositive:
bisogna discuterlo ampliandolo un po’
- la prima diapositiva dovrà presentare il
nome, il cognome, l’anno scolastico,
il titolo e il sottotitolo del discorso. È quella
che serve anche per presentare se stessi
e dire buongiorno agli ascoltatori
- la presentazione non ha lo scopo di
trattare un argomento, ma di convincere
i prof che il candidato lo sa proporre
e padroneggiare: perciò bisogna
mettere in rilievo i punti di
forza e i dati irrinunciabili,
selezionando le informazioni e sintetizzandole.
Interpretazioni e particolari (non troppi)
si dicono a voce
- perciò è efficace scrivere
quasi degli slogan (senza
esagerazioni e senza aggettivi), facili
da leggere e da ricordare. Se si scrive
troppo, gli ascoltatori si mettono
a leggere e non ascoltano più.
La misura efficace è al massimo
cinque-sei righe per ogni diapositiva,
con una sola idea centrale. Sono utili
gli elenchi puntati: non i numeri,
perché confondono
- è consigliabile eliminare
aggettivi e avverbi; bene
i segni e i simboli logici, per esempio
le frecce; è utile usare i grafici
(così uno non deve ricordarseli
a mente) purché non siano troppo
complicati
- la presentazione non è una pubblicità:
perciò piano con i caratteri strani
e divertenti, con i disegnini buffi e
con troppi effetti speciali. Al massimo due
font in corpo ben leggibile,
niente sottolineature né corsivi
(che confondono la lettura) o parole “urlate” in
maiuscolo
- si deve scegliere con attenzione il
colore dello sfondo e quello del testo.
Di solito chi fa le presentazioni per
mestiere sceglie fondo blu e
scritte in giallo o bianco
- durante la presentazione, per attirare
l'attenzione dei prof sui punti voluti,
si può impiegare la freccia
del mouse o il puntatore luminoso,
oppure cerchiare in rosso i particolari
scelti
- è opportuno non imparare
a memoria il proprio discorso,
per evitare di bloccarsi. Serve invece
sincronizzare il discorso con la successione
delle diapositive, senza fermarsi su
una schermata. Altrimenti si dà l’impressione
di essersi “impanicati” e
di non saper andare avanti
- bisogna organizzare molto bene
il discorso. Con chiarezza
e semplicità e in modo coerente.
Ad esempio:
- introduzione. Titolo e sottotitolo,
più una domanda (Il problema
del tempo. Un concetto “relativo”.
Come cambia la percezione del tempo
in epoche diverse?)
- esposizione. Sintesi del problema
del suo sviluppo (tempo ciclico
e tempo lineare, la storia come ricorso
o la storia come speranza, la relatività e
il relativismo, …, con
esempi tratti dalle diverse discipline)
- argomentazione. Scelta di una
tesi (ad esempio il relativismo) e
ragioni che portano a sostenerla (ovviamente
tratte dagli autori e dalle discipline
e non “create” dal candidato)
- conclusione. In una diapositiva
finale sintesi del discorso ed eventuali
indicazioni di possibili linee di approfondimento.
Dieci minuti per “dire delle cose”
A questo punto, uno potrebbe credere che
allo start (come in tutto il resto, in questo mondo di immagine)
basti saper comunicare bene: i contenuti conterebbero meno e, magari,
conterebbe anche meno l’onestà del discorso, ovvero
se il candidato sia davvero preparato o no. Se si aggiunge che il
discorso esteso della tesina si può facilmente copiare in
Internet o da qualunque parte, c’è da domandarsi se
la scuola non finisca per chiedere (in quei dieci minuti) di vendere
fumo.
I Romani (gente competente nella costruzione
dei discorsi) dicevano
rem tene verba sequentur
Vuol dire: “Tu vedi di conoscere bene l’argomento e le
parole ti verranno da sole.” Non è proprio così:
le parole devono essere organizzate bene. Tant’è vero
che i Romani andavano proprio a scuola di retorica (l’arte di
organizzare le parole). Ma la cosa importante è rem tene: uno
può essere un grande comunicatore, ma se parla sul nulla presto
o tardi gli altri se ne accorgono. I professori alla fine dei dieci
minuti. È una bella garanzia che a scuola l’immagine
conti meno che la sostanza.
Susanna Conti
* Proprio
per questa ragione, è “strategico” non
consegnare subito ai prof la stampata
dei lucidi o della presentazione. Altrimenti
quelli si mettono subito a leggerla
(a correggerla) e ascoltano con minore
attenzione. Per evitare che la chiedano,
si può dire che, finita la presentazione,
se ne darà loro una copia.
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