In questo numero
TURISTI IN PUNTA DI PIEDI di Gianluca Marasco

Estate alle porte, valige pronte,
pensiero già ad un’assolata costa.
Ma non dimenticate cuore
e cervello sul comodino,
potrete fare una vacanza
che fa bene tre volte.
A voi, a chi vi accoglie
e ai luoghi che visiterete.


Avete presente un parco ricoperto di un verde prato? E avete presente quelle zone in cui il calpestio di migliaia di passi nel tempo ha rovinato l’erbetta fino a mostrare la nuda terra? Ecco! Forse sono riuscito a trovare la giusta immagine per parlare di turismo nel mondo contemporaneo.
A voi sarebbero venute in mente altre visioni, probabilmente: paradisi tropicali, le risate con gli amici in treno, rovine di civiltà antichissime, piatti esotici dall’aspetto strano ma dal sapore accattivante o, al più, voi seduti sulla valigia stracolma nel tentativo di chiuderla a pressione.
Giuste! Ma la mia può servire a descrivere gli effetti del modo attuale di fare vacanza.

Il golf nel deserto
Se presto farete un viaggio, seppur breve, rientrerete tra i 5 miliardi di turisti che annualmente lasciano le proprie abitazioni verso innumerevoli mete, alimentando il fatturato dell’industria del turismo che seconda solo a quella petrolifera, supera i 4000 miliardi di dollari prodotti nei dodici mesi. I numeri mentono un po’ perché l’80% dei viaggiatori ha casa in uno dei venti Paesi del Nord del mondo. Chi è povero difficilmente passa il ferragosto in montagna e le sue spiagge sono off-limits.
Al turista ricco e straniero, invece, non si dice mai no e, per accontentare ogni sua richiesta, amene località vengono trasformate in “paradisi artificiali” (e fittizi), dei quali massima espressione sono i villaggi vacanza: posti inaccessibili alle popolazioni locali, se non per svolgere mansioni di servizio, in cui i rapporti umani restano tra occidentali, cioè tra persone di culture sostanzialmente affini, e il contatto con la realtà dei luoghi che si visitano rimane alla curiosità di pochi esterofili e dei coraggiosi.
Farci sentire “come se fossimo a casa nostra” a migliaia di chilometri di distanza dalle nostre quattro mura vuol dire impiantare in altri Paesi modelli di vita totalmente diversi, che rispondono ai gusti di europei e americani: non si rinuncia mica alla piadina o a un bel hamburger solo perché si sta in Thailandia, vero? O perchè privarsi del golf su un bel prato inglese in un’area desertica?
Ciò che tutto questo provoca è un effetto di straniamento: i territori vengono snaturati, spesso aggrediti da cemento e ferro che si accumulano per offrire nuovi alloggi a due passi dalle attrazioni.
Secondo Chiara Meriani, giornalista ed esperta di turismo etico, «il turismo, com’è stato concepito e realizzato fino ad ora, ha spesso mangiato, consumato, modificato i luoghi dove ha messo piede; ha creato false aspettative, conoscenza fittizia, immagini stereotipate».
L’adattamento di molte città alle economie turistiche trasforma spesso l’anima dei luoghi e quella delle persone che da sempre li abitano, fino a sfilacciarne l’identità culturale, le tradizioni preesistenti e i sistemi di vita. Non è un caso che siano forti le sirene della criminalità per chi vedendo tanta ricchezza in casa propria non ne può partecipare. Peggio è quando attorno alle stravaganze e ai vizi dei turisti si organizzano mercati illegali: quello più grave della prostituzione minorile e quello del commercio di specie animali esotiche anche in via di estinzione, solo per fare due esempi.
Spesso in tasca alla popolazioni indigene entra ben poco: specie nei pacchetti all-inclusive, la maggior parte dei proventi del turismo, fino a toccare punte del 70 - 80%,vanno ai tour operator che hanno le loro sedi nei paesi di origine dei flussi turistici.
Ma senza andare troppo lontano il problema è sentito anche dalle nostre parti e la salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico di molte aree richiede azioni di sensibilizzazione non solo di recupero (avete anche voi visto antiche pitture murarie rovinate da incisioni tipo “Kikka e Jenny sono state qui!”?!).

Il turista ha sempre torto
La presa di coscienza delle conseguenze di un turismo che consuma è stata favorita da amanti del vero turismo, che credono che il viaggio è un’esperienza dello spirito e non solo corporea: hanno proposto iniziative concrete che mirano oggi a costruire un modello alternativo di viaggio.
Già negli anni ’90 il Touring Club italiano si occupa della questione e propone il Comitato Etico Internazionale Turismo e Ambiente. Ad esso fanno seguito l’associazione Ram (Roba dell’Altro Mondo) e il Centro di Attenzione al Turismo, da cui si svilupperà il Forum italiano del turismo responsabile.
Le parole d’ordine diventano rispetto e conoscenza reciproca. «Quello che si può ottenere - dice ancora Chiara Meriani - è rendere il turista un cittadino del mondo rispettoso delle altre culture. Inoltre, si possono sensibilizzare i viaggiatori alla realtà socio-economica dei paesi meta delle vacanze e rendere il loro comportamento il più corretto possibile».
Il rispetto va rivolto alle località che si visitano in cui si è ospiti e come tali si gode di ciò che offrono senza sentirsene padroni e pretendere i comfort cui siamo abituati. Altrimenti avremo strade lastricate d’oro, ma l’oro è pur sempre un metallo su cui non cresce neanche un filo d’erba.
Anche con le popolazioni locali si ipotizza una relazione diversa: una relazione reale di scambio e conoscenza reciproca, di arricchimento, che consenta lo sviluppo dell’economia locale senza violarla e chiederle di aderire alle proprie esigenze. Relazioni di reciproco riconoscimento invece che di tipo commerciale in cui “il cliente ha sempre ragione”.

Le Istituzioni e i numeri del turismo responsabile
L’importanza di questo ambito dell’economia è tale che l’Unione europea sta valutando la possibilità di creare un “Marchio del Turismo Responsabile” per viaggi a basso impatto ambientale. Sono invece già redatte e utilizzate come riferimento varie Carte e codici, tra cui la Carta di Identità per Viaggi Sostenibili dell’AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile) e quella di Lanzarote dell’Assembela della World Conference on Sustainable Tourism, il Code of Ethics for Tourists del North America Coordinating Center for Responsible Tourism e soprattutto il Codice mondiale di etica del turismo redatto dall’OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) nel 1999.
Tutte le organizzazioni coinvolte in questo progetto hanno come punti cardine: la salvaguardia degli ambienti originari dagli eco-mostri e dalla cementificazione, una ricaduta anche per le popolazioni locali dei vantaggi economici derivanti dal turismo, la condivisione delle tradizioni e delle culture presenti nelle mete turistiche senza trasformarle in esibizioni folkloristiche ad uso e consumo dei paganti e delle loro macchine fotografiche ma comprendendone il senso, il viaggio come apertura mentale a nuovi mondi e non solo periodo di relax con il cervello in standby.
Insomma, non mancano i riferimenti per poter scegliere di uscire fuori dai soliti pacchetti turistici. In Italia 15mila persone hanno adottato uno stile responsabile nel programmare le proprie vacanze e con il passar del tempo crescono le occasioni per scoprire questa nuova frontiera del turismo: aumentano gli spazi espositivi, nonché i tour operator che ne promuovono gli ideali nelle Borse internazionali del Turismo.
Afferma ancora Chiara Meriani: «Si incomincia a prendere in considerazione la regola, elaborata in ambiente anglosassone, delle tre E: Economy, Ethics ed Environment secondo la quale economia, etica ed ambiente devono avere pari considerazione».
La speranza che accompagna i promotori del turismo etico è che questo non sia una moda per “sentirsi a posto” o che permetta alle agenzie di viaggi di attrarre nuovi clienti con l’illusione di esperienze autentiche ma aiuti le diversità a conoscersi ed apprezzarsi tra loro.
Spesso le esperienze, i luoghi che si vivono, si divorano senza gustarli fino in fondo e senza capirne il vero valore. Sottrarle alla logica dell’usa e getta, del “mi serve per la mia felicità”, trattarle con cura, come doni preziosi, come realtà belle e irripetibili, è un buon consiglio per chi parte…ma anche per chi resterà a casa.

Gianluca Marasco

www.timeandmind.com