In questo numero
CROSS E SAI COSA VIVI di Stefano Ferrio

A piedi o sui pedali,
esiste uno sport epico
che esalta il contatto fisico
con la natura e concede ben poco
alla vanità della televisione.
Anche se il crescere d’interesse
ha svegliato anche la Rai.


Qualcuno è in cerca di uno sport vero, che sappia di "antico" e trasmetta emozioni forti? Due nomi da annotare sono San Vittore Olona e Spresiano. Il primo è quello del paesino in provincia di Milano dove da tre quarti di secolo si corre la Cinque Mulini, ovvero la più affascinante e prestigiosa corsa campestre del calendario internazionale. Il secondo ci porta invece in Veneto, nel cuore della Marca Trevigiana, dove il 26 e 27 gennaio 2008 si disputeranno i campionati mondiali di ciclocross.
Nonostante la televisione tenda a ignorarle, queste due discipline non sono da considerare come semplici code delle stagioni dell'atletica leggera e del ciclismo, sport che danno il meglio di sé sotto il sole di primavera ed estate. Ciò che gli inglesi chiamano "cross", la corsa in mezzo ai campi sovente fangosi o innevati dell'inverno, si rivela oltremodo avvincente sia nella versione podistica, che in quella da coprire in sella a una bici. A piedi o sui pedali, gli atleti affrontano gare dove l'epicità delle sfide viene accentuata dai contesti in cui si svolgono: scorci di natura incontaminata, ma solo apparentemente ostile, fatta invece per esaltare gli strenui sforzi fisici dei partecipanti.
Quelli della gloriosa e ormai ultracentenaria Unione Sportiva di San Vittore Olona, comune lombardo di nemmeno ottomila abitanti, sono stati fra i primi al mondo a capirlo, ispirati dall'intuizione di un certo Giovanni Malerba. A forza di allenarsi in un circondario ricco di corsi d'acqua, nel 1933 si inventano questa corsa di circa dieci chilometri, il cui tracciato passa per le "macine" usati dai coltivatori della zona.
Dividendosi fra tratti di verde e suggestivi passaggi all'interno di questi antichi poderi, i concorrenti danno così vita a uno spettacolo destinato a restare nel tempo. È il 1933 l'anno della prima Cinque Mulini, vinta da Mario Fiocchi, a cui spetta l'onore di inaugurare un albo d'oro oggi abbellito da nomi che hanno fatto la storia dell'atletica leggera: nel 1968 se la aggiudica il belga Gaston Roelants, oro a Tokyo '64 nei tremila siepi, nel '69 tocca a Kip Keino, fra le leggende del fondo keniano, mentre nel 1973 è la volta dell'americano Frank Shorter, trionfatore l'anno prima nella maratona ai Giochi di Monaco. Altri dei degli stadi, come il finlandese Lasse Viren (doppio oro nei cinquemila e diecimila metri alle Olmpiadi di Monaco e Montreal) o l'inglese Steve Ovett, si sono dovuti accontentare di una semplice partecipazione a una gara divenuta negli ultimi vent'anni dominio quasi incontrastato degli africani, a cominciare dall'etiope Fita Bayesa, unico a farla sua quattro volte di fila, fra il 1992 e il 1995.
Ultimo degli italiani a tagliare per primo il traguardo è stato, nel 1986, un grandissimo come Alberto Cova, campione del mondo e olimpico nei diecimila metri, mentre nel 2007 Stefano Baldini, oro nella maratona di Atene 2004, si è limitato a fare atto di presenza in una competizione esaltata dalla vittoria dell'ucraino Sergei Lebid, che solo sul filo di lana è riuscito a battere il keniano Robert Kipchumba, accreditato dello stesso tempo. D'altra parte, questa decrescente fortuna dei fondisti classici non deve stupire più di tanto: negli ultimi decenni, il "cross" ha infatti conquistato una forte autonomia, ritagliandosi un proprio calendario, fitto di importanti eventi internazionali, a cui partecipa un nucleo sempre più numeroso e agguerrito di specialisti. La stessa federazione internazionale di atletica leggera, la Iaaf, organizza ogni anno una serie di World Cross Country Meetings, di cui la Cinque Mulini fa parte, e un campionato mondiale, che nel 2008 si terrà a Edinburgo, per l'esattezza il 30 marzo. La competizione iridata comprende anche la prova femminile, come succede da tempo a San Vittore Olona, dove l'anno scorso si è imposta una superstar di nome Maryam Jamal, etiope da qualche anno diventata cittadina dell'emirato arabo di Barhain.
Il prossimo 3 febbraio potremo vedere in diretta Rai chi succederà e lei e a Lebid nell'albo d'oro della manifestazione, mentre un mese dopo, il 9 marzo spetterà a Carpi ospitare i campionati nazionali. Un'assegnazione giunta da parte della Fidal alla cittadina emiliana per onorare la memoria del suo atleta più illustre, Dorando Pietri (1885 - 1942), maratoneta che giusto un secolo fa, ai Giochi londinesi del 1908, si rese protagonista di una delle imprese olimpiche più toccanti della storia: primo a tagliare il traguardo, l'italiano viene infatti squalificato a causa dello zelo dei giudici di gara, accorsi a sorreggerlo dopo averlo visto barcollare negli ultimi metri.
Primo sul traguardo dei nostri cuori - l'unico che conta secondo la lezione lasciataci da un maestro di giornalismo come Orio Vergani - Pietri inscrive il suo nome nella memoria collettiva della Provincia italiana allo stesso modo di Renato Longo, nato nel 1937 a Vittorio Veneto. Tocca a lui, corridore forte come le montagne che circondano la sua terra natale, diventare uno dei più grandi specialisti di ciclocross di tutti i tempi. Cinque volte campione del mondo, fra il 1959 e il 1967, e dodici volte d'Italia, Longo ha il merito di far scoprire ai suoi connazionali la bellezza selvaggia di questo ciclismo invernale, dove ci si batte lungo circuiti sterrati, con salite e ostacoli che in certi tratti costringono gli atleti a caricarsi la bicicletta in spalla. Ne vengono fuori sfide massacranti e drammatiche come quella che nel 2007 ha caratterizzato il mondiale corso a Hooglede-Gits, in Belgio. E' il terzo titolo vinto dall'asso di casa Erwin Vervecken, classe 1972, coinvolto nei primi chilometri in un incidente che lo costringe a una fantastica rimonta, culminata nel sorpasso, a pochi metri dal traguardo, dell'americano Jonathan Page. Alle loro spalle, dopo l'eccellente bronzo conquistato dal nostro Enrico Franzoi, mestrino di 25 anni, si piazza un altro fuoriclasse belga, Bart Wellens, capace di arrivare quarto dopo una corsa intera disputata con un polso fratturato.
I nomi sono gli stessi che compaiono tra i favoriti di Spresiano, assieme a quelli dello statunitense Ryan Treborn, e di un terzo campionissimo nato in Belgio, Sven Nijs, trionfatore nella scorsa stagione in tutte e otto le prove del Superprestige internazionale, e mancato clamorosamente solo all'appuntamento con la gara iridata. Uno fra i tanti esagerati del ciclocross, Nijs, come il friulano Daniele Pontoni, classe 1966, due volte campione del mondo nonché vincitore di ben sedici titoli tricolori consecutivi, fra il 1989 e il 2004.
A fine gennaio, sulle strade trevigiane, toccherà a Enrico Franzoi tentare di raccogliere l'eredità di Longo e Pontoni. La Rai ha annunciato venti telecamere piazzate lungo il percorso. Quelle che si merita uno sport "vero" come il cross.

Stefano Ferrio

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