In questo numero
L’IDENTITÀ, LA SESSUALITÀ E IL CICLO DELLA VITA di Sergio Cherubini


Secondo lo psicologo statunitense Erik Erikson il compito centrale dell’esistenza di ogni essere umano è la ricerca dell’identità. In precedenza abbiamo già visto come la costruzione dell’identità personale, al centro della quale emerge come nucleo strutturante l’identità sessuale, rappresenti un processo lungo, complesso, difficilmente lineare. La psicologia del ciclo di vita ci spiega come l’intera vita sembra essere caratterizzata da un’alternanza di fasi di stabilità e di instabilità; nelle prime noi riusciamo a realizzare un determinato equilibrio sia sul versante personale (interiore) che su quello interpersonale (relazionale),per cui le tensioni emotive e i conflitti appaiono ridotti. Ma tale periodo di tranquillità è comunque sempre relativo, in quanto, al suo interno, incominciano ad affiorare gradualmente alcuni elementi “perturbanti” che pian piano diventano veri e propri fattori di instabilità. Sono proprio questi ultimi che, aumentando di intensità, finiscono per essere difficilmente tollerabili e che spingono l’individuo a cambiare la propria condizione di vita per poter raggiungere una nuova condizione di equilibrio. Ne sono esempio il vissuto di dipendenza familiare che spinge l’adolescente a cercare nuovi percorsi di relazione o nuovi modelli di riferimento al fine di “riconfezionare” una nuova immagine di sé, così come le posizioni di stallo del giovane adulto impossibilitato a vivere pienamente un ruolo “forte”(lavorativo, genitoriale, etc.).
Entrare in crisi, ma non troppo…, significa sostanzialmente acquisire una possibilità di mutamento e di crescita personale. Illuminante a proposito si rivela l’accattivante brano di Morgan e i Bluvertigo intitolato per l’appunto “La crisi”; particolarmente significativi risultano essere i seguenti versi: “molto spesso una crisi è tutt’altro che folle, è un eccesso di lucidità… sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi resta qualche traccia…”. Ne viene fuori bene il carattere trasformativo e ristrutturativo dell’identità che si modifica senza annullarsi.
Tornando ad Erikson, l’intero sviluppo umano, dalla primissima infanzia alla cosiddetta età senile, si struttura attraverso otto tappe fondamentali, contenenti ognuna un dilemma specifico da risolvere, una sorta di contrasto tra forze antagoniste tali da determinare appunto le crisi psicosociali del soggetto. Se il conflitto non viene risolto ci sarà una ripercussione sullo sviluppo successivo. Esemplificando, prima di poter sperimentare il non semplice compito adolescenziale della stabile acquisizione del senso di identità, il bambino dovrà precedentemente impadronirsi di un senso di fiducia di fondo (grazie ad un rapporto iniziale positivo con la madre si impara, sulla base della soddisfazione dei bisogni primari, ad avere fiducia negli altri e in se stessi), di un senso di autonomia (l’indipendenza fisica e psicologica se accolta adeguatamente dai genitori permette di affrontare la paura di separazione e la mancanza di stima in sé di fronte ai primi piccoli insuccessi), di uno spirito di iniziativa e di industriosità (se le spinte all’autoaffermazione, anche colorate di una certa aggressività, vengono tollerate, contenute e positivamente indirizzate attraverso la relazione e l’educazione, più difficilmente si svilupperanno sentimenti di colpa e di aggressività). Chiaramente questo lavoro di crescita e di maturazione, anche nel migliore dei casi, sarà caratterizzato da fatica, ostacoli, fermate e regressioni momentanee.
Essendo imperfetti di natura possiamo sopportarlo…
È però altrettanto vero che se il percorso evolutivo non ha comportato eccessivi traumi e conflitti, si approda alla decisiva prova dell’adolescenza più preparati e meglio “attrezzati” psicologicamente.
E’ proprio da qui che ripartiremo nella prossima puntata, cercando di confrontare l’identità dell’adolescente con quella del giovane adulto.

Sergio Cherubini

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