In questo numero
PECHINO PARIGI: SOLA ANDATA di Lorenzo Boschetto

Credito fotografico: Archivio Museo
dell'Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia”, Torino


La Parigi-Dakar? Uno scherzo, in confronto alla Pechino-Parigi. Se oggi il raid tra la Francia e il Senegal richiede doti non comuni e riserva sorprese di ogni genere, figuriamoci che cosa è stato cent’anni fa percorrere quasi il doppio dei chilometri, senza una strada asfaltata anzi, talora senza strada, senza assistenza tecnica, senza pronto soccorso, senza gps, senza tv a riprendere i passaggi “più”, senza conoscere una parola di cinese o di altri paesi attraversati. Cent’anni fa, bisognava essere quasi pazzi per compiere un’impresa del genere. Eppure l’equipaggio formato da un principe, un meccanico e un giornalista italiani, ha vinto quella sfida ed è entrato nella storia dell’automobilismo.
Un passo indietro. Il 31 gennaio 1907, il quotidiano parigino “Le Matin” lancia la sfida: un raid tra la capitale del Celeste Impero e la Ville Lumière. Si iscrivono in ventidue, ma al via, il 10 giugno, si contano soltanto cinque vetture: due De Dion-Bouton e una Contal francesi, una Spyker olandese e una italiana, l’Itala 35-45 HP. Sì, soli 45 cavalli di potenza. E come non bastasse, di serie, a parte due grandi serbatoi laterali da 150 litri l’uno, per la benzina. A bordo, il principe Scipione Borghese, appassionato di competizioni, che investe una fortuna nell’impresa, poi il meccanico Ettore Guizzardi, al quale si deve in gran parte il risultato, e infine l’inviato speciale del “Corriere della Sera” Luigi Barzini, diventato famoso per le corrispondenze trasmesse con i mezzi più impensati. Per tutti, i resoconti rimbalzano sui fili del telegrafo da Pechino a Hong-Kong, da Singapore ad Aden, da Malta a Gibilterra, da Londra a Milano, dove sono subito impaginati.
Qualche aneddoto. Prima del via, il principe ispeziona a cavallo i primi 500 km, e con una canna di bambù lunga quanto è larga la Itala, misura mulattiere e sentieri da percorrere. Sulle montagne cinesi, poi, l’auto deve essere spesso trainata o spinta da decine di uomini. Nel deserto di Gobi, si percorrono tratti attorno ai 90 km/h, una velocità incredibile per l’epoca e, soprattutto, su quelle piste. In una successiva zona paludosa, però, la vettura deve essere smontata per essere tirata fuori dal fango.
Nell’allora impero russo, dopo aver circumnavigato il lago Baikal, non ci sono mulattiere percorribili. Così, l’Itala viaggia a fianco o sui binari della Transiberiana, e per evitare incidenti, accoglie a bordo anche un funzionario della ferrovia. Poi, traversate su chiatte, impantanamenti, crolli di ponti e vicino a Perm, la ricostruzione di una ruota, eseguita in sole sette ore da un falegname del posto. Quando raggiungono Nowgorod, i nostri sono finalmente su una strada “buona”. Giungono a Mosca il 27 luglio. L’anticipo rispetto agli altri è tale che il principe decide una deviazione di mille km, sino a San Pietroburgo, per assistere a un ballo.
L’Itala arriva a Parigi, il 10 agosto, con venti giorni d’anticipo sulla Spyker di Charles Goddard. Gli oltre 16 mila km sono stati percorsi in 60 giorni, dei quali soltanto 44 di effettivo viaggio. Un trionfo. Come già in molte tappe intermedie, anche in Italia non si contano i festeggiamenti, soprattutto a Torino, dove l’Itala è stata costruita.
Qualche mese dopo, Borghese osserva con ironia: “C’è chi dice che il nostro viaggio una sola cosa ha dimostrato, cioè: che non si può andare in automobile da Pechino a Parigi”. No comment. Barzini raccoglie fatti e impressioni nel libro “La metà del mondo vista da un’automobile”, pubblicato all’epoca in undici lingue e ancor oggi ristampato (l’ultima volta, l’anno scorso, a cura del Touring Club). Guizzardi continua ad essere uomo di fiducia di Borghese, e lo accompagna in altri viaggi automobilistici, anche in Asia (muore a quasi 83 anni, nel 1963, semplice com’è sempre stato).
E l’Itala? “Passata la festa, gabbato lo santo”, verrebbe da dire. L’azienda non sfrutta a fondo il successo. L’auto finisce in fondo a un magazzino. La riscopre, quasi per caso, Carlo Biscaretti di Ruffia, che la riporta all’originaria bellezza. Nel 1987, poi, la Fiat, che ha acquisito il marchio negli anni Trenta, l’ha completamente revisionata per la riedizione del raid. E per l’occasione, le Poste hanno emesso uno speciale francobollo.
Oggi la mitica Itala 35-45 HP è un fiore all’occhiello del “Museo dell’Automobile” di Torino, intitolato proprio a Biscaretti. Soprattutto, funziona perfettamente. Per questo, Trekking International - famosa per i viaggi “Overland”, compiuti in tutto il mondo dai camion arancioni dell’Iveco - sta preparando una riedizione del raid, in senso inverso Come anticipato sul sito http://www.overland.org/itala.php, si prevede la partenza da Torino, il passaggio a Roma e da qui, a Parigi, da dove si partirà per Belgio, Germania, Polonia, Bielorussia, Russia, Mongolia e Cina. E non è escluso che da Pechino anzi da Beijing come si scrive oggi, l’Itala arrivi via nave in America, per proseguire il tour negli “States”.
Questa iniziativa, ovviamente, non è l’unica in programma a livello internazionale (per tutte, vedere http://www.peking-to-paris2007.com/index.html), ma come osservano alla Trekking International, è un’occasione “per ricordare al mondo, e agli italiani, che l'industria del nostro Paese in questi cento anni è cresciuta dai semi gettati con l’avventura di allora, all’insegna della creatività, dell’entusiasmo e dell’ innovazione”.

di Lorenzo Boschetto

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