In questo numero
LA RICONCILIAZIONE di Maria Poetto


Nei tre articoli precedenti abbiamo trattato il tema del perdono, un processo personale che conduce alla disponibilità a fare pace. Abbiamo visto, la volta scorsa, come chi offre e chi riceve il perdono possano coincidere, nel caso del perdonare se stessi.
Quando è rivolto verso altre persone, specie se in una relazione importante, è auspicabile (benché non sempre possibile) che questo processo possa sfociare nella riconciliazione. Mentre il perdono è un atto interiore, che riguarda solo la persona che lo compie, la riconciliazione coinvolge le due persone: l’offeso e colui che ha offeso.
Nell’ambito della psicologia sociale E. Worthington (oltre ad autori come Enright, Subkoviak, Wu e Gassin) si è occupato di questi due fenomeni e del loro rapporto. Worthington considera il perdono come un dono offerto (al di là di meriti, pentimenti e cambiamenti di chi ha offeso), la riconciliazione come un dono conquistato, frutto della disponibilità e dell’impegno di tutte e due le persone. E’ soprattutto quando la relazione è significativa, ritenuta importante, che si desidera da entrambe le parti approdare a una riconciliazione che permetta di ricominciare ristabilendo la fiducia reciproca.
Come il perdono, anche la riconciliazione è un processo costituito da elementi concatenati conseguentemente tra loro. Il punto di partenza è la volontà di entrambe le persone di riconciliarsi, considerando la relazione un bene da recuperare e che merita uno sforzo congiunto. Si passa allora a rivedere insieme l’accaduto, comprenderne le cause, individuando ciascuno il proprio grado di responsabilità (anche la vittima, con atteggiamenti ad es. di passività, eccessiva dipendenza o provocazione, potrebbe aver contribuito a quanto avvenuto).
La vera riconciliazione non è un semplice voltar pagina, riprendere le cose come prima, come se nulla fosse accaduto (con la probabilità che ciò che si è verificato e ha fatto soffrire si ripeta), ma riflettere e imparare anche da questa dolorosa esperienza per compiere un passo in avanti, sia nella comprensione che nel comportamento.
La vera riconciliazione si traduce in atti concreti, segno di una volontà effettiva di ricomporre il rapporto attraverso un cambiamento necessario.
Simone a volte aggredisce, è capitato anche che fosse violento, perdendo quasi il controllo con Francesca la quale lo ha perdonato, non ha interrotto la relazione ma ha chiesto a Simone di rivolgersi a uno psicologo, dopo aver valutato insieme la situazione e non riuscendo a modificarla da soli. Simone ha accettato riconoscendo come sia in gioco il bene proprio e quello di Francesca, a cui vuole bene e non vuole perdere.
La riconciliazione trova allora come protagonisti entrambe le persone coinvolte nell’impegno comune di realizzare un riavvicinamento effettivo, perché la relazione che hanno a cuore possa ristabilirsi, migliorarsi e crescere in una stima e un affetto rinnovati.

Maria Poetto

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