In questo numero
INCONTRI RAVVICINATI COL PIANETA UOMO di Sergio Cherubini


Gli uomini non cambiano, prima parlano d’amore e poi ti lasciano, da sola…, gli uomini non cambiano, fanno i soldi per comprarti e poi ti vendono…”. Mentre riflettevo su come incominciare l’articolo inerente l’esplorazione del pianeta uomo, la mia mente è stata inondata dalle note, dai versi e dalla straordinaria espressività vocale della rimpianta Mia Martini (in arte Mimì). Nel famoso brano sanremese, forse tra i più conosciuti di questa irripetibile interprete di razza, emerge il ritratto (piuttosto desolante, a dire il vero) di uomini sostanzialmente incapaci di modificare ruoli e atteggiamenti ormai secolari nei confronti delle donne.
All’interno della famiglia tradizionale e più in generale nella società allargata, l’uomo non soltanto si è ritrovato ad agire un ruolo di potere e di autorità, ma si è pure sentito in diritto di esercitarlo.
La protesta femminista, particolarmente forte tra la metà degli anni settanta e la metà degli anni ottanta, ha contribuito ad erodere quella sicurezza di base centrale nella strutturazione dell’identità maschile. Credo sia corretto sostenere che l’uomo, da quasi tre decenni, versa in uno stato di crisi destabilizzante alquanto difficile da risolvere.
C’è poco da fare: il processo di emancipazione della donna e il pieno riconoscimento della propria autosufficienza aprono ufficialmente la crisi dell’uomo e incrementano il senso della vulnerabilità maschile.
I poteri forti, rispetto ai quali l’uomo ha forgiato la propria identità, traballano…: innanzitutto il potere lavorativo che conferiva un ruolo sociale ed economico di primaria importanza anche all’interno della coppia. Ma oggi, lo sappiamo, non è più così: lo stallo del mercato crea ritardo nell’accesso ad un mondo del lavoro sempre più precario e insoddisfacente; ritardo che naturalmente si riflette pure sulla possibilità di progettare una famiglia e di “rafforzare” positivamente l’immagine di sé, attraverso l’assunzione dei ruoli di marito e di padre.
Inoltre, anche le donne lavorano, esprimendo talenti, capacità e ingegno in tutti i campi professionali. La netta differenziazione tra “l’uomo nel mondo” (inteso come operante nell’ambito sociale) e “la donna in casa” (intesa come operante nella famiglia) è ormai anacronistica, superata e rimpiazzata da una maggiore apertura alle donne rispetto a quasi tutti gli ambiti lavorativi. Ecco allora evidenziarsi l’immagine odierna di un uomo sempre più arroccato a difesa dell’ultimo potere forte che ancora si convince di poter esercitare: quello sessuale che richiama il culto della virilità e della potenza, soprattutto nell’esercizio del rapporto con la donna.
L’universo maschile finisce così per polarizzarsi intorno a due caratteristiche dimensioni: da un lato troviamo una schiera di uomini che, nel tentativo di risolvere le questioni della loro non più indiscussa identità, si aggrappano ad uno schema di virilità rigido e sterile, impregnato di luoghi comuni, di competizione, di valenze aggressive, fino a ridurre drasticamente i sentimenti e le emozioni di base come la tenerezza, la gioia, il dolore e la paura. Tale diminuzione finisce per essere una vera e propria disabilità che impoverisce o addirittura azzera le espressioni affettive naturali nella famiglia, nella coppia o nelle amicizie. La maschera del superuomo ha il suo prezzo…
Dal lato opposto si evidenziano altri uomini che invece sono stati in grado di cogliere i cambiamenti dell’universo femminile, assumendoli anch’essi in parte o pienamente; uomini che a poco a poco si sono scoperti più comunicativi ed empatici, più sensibili e materni. Questo tentativo di redifinizione dell’identità maschile, sicuramente positivo, ha però trovato, oltre che marcati apprezzamenti, anche resistenze o franchi rifiuti da parte delle donne. Molte di loro, infatti, poste di fronte a questo processo di “femminilizzazione” del maschio, hanno finito per vivere un sentimento di confusione (se non di minaccia) alla loro stessa identità.
Nell’intenso brano “Adesso sì”, l’insuperabile Mina “graffia” con versi inequivocabili l’uomo tenero con il quale si ritrova a relazionarsi: “sei fin troppo dolce tu, fossi meno tenero e con meno ingenuità, meno premuroso e buono…allora sì che il rischio correrei, che io ti ascolterei e mi abbandonerei… fossi così ma tu così non sei”.
Il rischio si ripropone se la donna ricade nella trappola della “fascinazione” incarnata dall’uomo tradizionalmente virile e protettivo che , a sua volta potrebbe perpetuare, scivolando addirittura nel ridicolo, la solita stereotipata rappresentazione dell’ipermachismo.
Il circolo è vizioso: se la parità e l’uguaglianza tra i sessi non implica un comune lavoro di ridefinizione delle rispettive identità, l’incremento del conflitto è assicurato. Ma, come si dice, speriamo in bene…

Sergio Cherubini

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