In questo numero
SOGNANDO MADRID di Lorenzo Boschetto

 


La Spagna porta bene alla nazionale italiana di basket. Le due volte in cui è diventata campione d’Europa – nel 1983 a Nantes, e nel 1999 a Parigi – lo ha fatto vincendo in Francia, e battendo in finale la Spagna. Stavolta il copione si annuncia diverso, ma pur sempre ambientato in Spagna, nazione che dal 3 al 16 settembre ospiterà la trentacinquesima edizione dei campionati continentali.
L’Italia non solo ci sarà, ma ha ogni intenzione di vedere se la regola del “non c’è due senza tre” vale perfino a Madrid, e per di più in casa della nazionale campione del mondo in carica. Trovare e sconfiggere in finale le “Furie rosse” guidate da un fuoriclasse come Pau Gasol, ala dei Memphies Grizzlies nel campionato americano Nba, è infatti l’obbiettivo degli azzurri affidati a Charlie Recalcati. Il quale – ecco spiegarsi il perché di così sfrenate ambizioni – non è solo un grande coach, ma ha la possibilità di schierare sui parquet iberici un’Italia annunciata tra le più belle di ogni tempo. Giovane finché si vuole, ma splendidamente costruita attorno al talento di tre ventenni che hanno già riempito di appunti i bloc notes dei tecnici di tutto il mondo: Andrea Bargnani, Marco Belinelli, e Danilo Gallinari. Il girone di ferro che li attende contro Francia, Slovenia e Polonia, metterà subito a durissima prova il bene che si dice di loro.
Sport guascone e spettacolare, dentro o fuori che esclude per regolamento il pareggio, la pallacanestro è fatta apposta per chi non ama nascondersi dietro un dito. E’ giostra tremenda, dove a un certo punto dell’azione chi si ritrova la lancia, ovvero la palla, in mano, non può fare a meno di tirare verso il cesto: da qualsiasi angolo del campo, e con qualsiasi avversario tra i piedi. Ecco perché, nel rispetto del suo spirito, il basket esige che chi si sente forte lo dichiari, e vada alla sfida con un pizzico di sfrontatezza, bandendo quelle false modestie che non riguardano la dura legge dei tabelloni. Il primo a saperlo è proprio il milanese Charlie Recalcati, 62 anni e una carriera di allenatore seguita a una di giocatore che ha lasciato il segno di due scudetti, e oltre seimila punti siglati con la gloriosa maglia del Cantù. Uno che, dopo avere dimostrato di saper vincere con nazionali operaie come quella giunta al clamoroso argento olimpico di Atene 2004, è ora chiamato al compito altrettanto difficile di sbaragliare il campo con un quintetto base illuminato dalle “stelle”.

La squadra giusta
Recalcati è quello che, in un’intervista rilasciata mesi fa ad Apcom, spiega: “Una squadra non si fa con i più bravi, non è una somma aritmetica di talenti. Ci devono essere giocatori compatibili, un giusto equilibrio fra protagonisti e comprimari”. Parole che in sei anni di panchina azzurra vengono certificate da una rigida coerenza, come nel caso della periodica esclusione dalle convocazioni di un talentaccio di nome Gianmarco Pozzecco, detto il “Poz”. Alla vigilia degli Europei spagnoli, che fra l’altro qualificano le prime tre alle prossime Olimpiadi di Pechino, Recalcati non sente certo il bisogno di rimangiarsele. Da uomo intelligente e coraggioso qual è, deve però rapportarle a una nazionale per lui squisitamente inedita, nata con l’incognita di far coesistere in modo virtuoso tre ragazzi terribili che tutti, ma proprio tutti, stanno imparando a conoscere.
Quando nel basket si usa la parola “tutti”, è per comprendere i veri o presunti supermen che giocano dall’altra parte dell’oceano, in una Nba americana dove Bargnani milita già da un anno, mentre Belinelli e Gallinari potrebbero raggiungerlo in tempi brevi. Cominciando da Andrea Bargnani detto “Il Mago” - romano di 21 anni e 213 centimetri per 114 chili – bisogna raccontare di una stagione vissuta pericolosamente con la maglia dei canadesi Toronto Raptors. Il nostro è infatti sbarcato negli States con le stimmate del prodigio esploso nelle fila della Benetton Treviso, primo non americano nella storia a fregiarsi del titolo di prima scelta in quel mitico Draft di fine giugno dove i club Nba hanno la possibilità di accaparrarsi i migliori atleti giovani in circolazione. Secondo le regole del Draft, si parte dalle squadre più deboli della stagione precedente, per cui ecco spiegarsi la destinazione Toronto, dove Bargnani, dopo la disastrosa partenza a handicap dei “Rapaci” (otto sconfitte di fila), partecipa da protagonista alla loro resurrezione, con media finale di quasi 12 punti a partita e secondo posto nella classifica delle matricole Nba, alle spalle del micidiale Brandon Roy lanciato dai Portland Blazers. Grazie ai numeri del Mago, la formazione canadese raggiunge addirittura i play off, dove soccombe con onore di fronte ai New Jersey Nets di Jason Kidd.
Esonerato fra qualche polemica dai mondiali giapponesi di un anno fa, per dargli la possibilità di ambientarsi in America, Bargnani approda finalmente all’azzurro che conta della massima manifestazione europea. Al suo fianco troverà quasi certamente due compagni che stanno a loro volta preparando il grande salto negli Stati Uniti. Uno è Marco Belinelli, bolognese di 21 anni con scudetto già conquistato nella città natale, da ala della Fortitudo. L’altro è il lodigiano Danilo Gallinari, 19 anni in agosto, e una furia agonistica da guardia-ala di 205 centimetri che ha già fatto impazzire i tifosi del suo club, l’Armani Milano. Su entrambi pubblico e addetti ai lavori americani hanno già puntato sguardi meravigliati. Il primo è infatti il Belinelli che nell’Italia-Usa giocata nel 2006 ai mondiali, e vinta a fatica dagli americani, ha spedito 25 punti nel cesto, schiacciando la palla in faccia a un fenomeno di nome LeBron James. Il secondo è invece il Gallinari di cui girano su You Tube i video di certi suoi circensi canestri, come la “finta con tiro da tre” realizzata nella semifinale di Coppa Italia contro la VidiVici Bologna.
Senza tradire il proprio credo in una squadra forte prima ancora che brava, coach Recalcati deve ora far quadrare un cerchio in cui far ruotare l’energia esplosiva garantita da questi tre giovani leoni. Di sicuro ricorrerà a qualcuno dei grandi vecchi del giro azzurro, a cominciare da Teo Soragna, uomo bandiera della Benetton, ma senza dimenticare tra i papabili i nomi di un Massimo Bulleri, colonna del basket milanese, di un Denis Marconato reinventatosi guerriero blaugrana del Barcellona, o di un mai tramontato Giacomo Galanda, pivot ancora in auge con la divisa del Varese. Più centellinato si profila il ricorso ad altri uomini nuovi, anche se sarà fino all’ultimo fortissima la tentazione di gettare nella mischia un monellaccio di nome Daniel Hackett, italoamericano che con la maglia dei Trojans ha appena spopolato nella Ncaa, il campionato universitario statunitense. Dovesse superare la fase di qualificazione, l’Italia sarà chiamata a un tourbillon di partite a eliminazione diretta in cui incrociare storiche corazzate come la Grecia vicecampione del mondo, la bestia nera Russia, la decaduta Serbia, o la classicissima Lituania. Sfide all’ultimo secondo in cui Recalcati dovrà contare su ragazzi magari bravi, ma soprattutto con il polso “forte”. Così forte da far paura a tutti. Spagnoli compresi.

di Stefano Ferrio

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