Il bollettino del lunedì è clonato.
Con l’acribia di un contabile elenca
le follie disperse nella notte di un
qualunque sabato sera. Da Nord a Sud.
Con buona pace di chi vuole il Paese
diviso. Le sregolatezze del pedale sono
fin troppo salate. Forse è ora
di un rimedio.
«Vado in palestra. Sono
un po’ “incriccato” ma
sto piuttosto bene. Lavoro in ufficio
al Pc, come dispatcher. Su quell’auto
eravamo in tre. Dopo l’incidente
l’amicizia con il ragazzo che si è fatto
più male è diventata ancora
più stretta. Con il guidatore
invece non ho un gran rapporto, e neanche
mi faccio troppi problemi. Ma per l’altro
mio amico la situazione è diversa,
gli dà fastidio vederlo. Vedi,
era stata soprattutto colpa sua, del
guidatore». Cose da reduci: da
una guerra puoi tornare vivo, ma le cose
non saranno mai più come prima.
Simone Dacomi, 27 anni, di Zibido San
Giacomo, nel milanese, sa di che cosa
parla con Dimensioni. Anche
se lui, quella notte di febbraio del
2003, proprio non immaginava di essere
in guerra: contro il tempo, contro la
forza centrifuga, contro l’inverno.
Verso le due e mezza tornavano in tre da una serata in discoteca. Troppa velocità,
una curva, il fondo ghiacciato, e la macchina che sbanda sulla corsia opposta,
dalla quale sta arrivando un’altra auto. L’impatto è devastante,
Simone si ritrova catapultato sull’asfalto gelido. Sente i soccorritori:
uno gli chiede di stringergli il dito, lui non ce la fa. A pochi metri vede il
suo amico in posizione fetale, immobile. Poi la corsa in ospedale, l’operazione
d’urgenza, una gabbia in titanio, un periodo in sedia a rotelle, la vita
che riprende. L’amico invece resterà paralizzato dal collo in giù,
attaccato a una macchina per respirare.
Simone, credi che le esperienze come la tua insegnino qualcosa ai tuoi coetanei? «Forse
servirebbe di più leggere un libro che si intitola Graffiti dell’anima (Vannini
Editrice 2004, ndr) e che raccoglie le frasi “graffitate” sui
muri della rianimazione di Brescia prima che li ristrutturassero. Solo chi c’è passato
può capire, gli altri possono restare impressionati per un momento, ma
poi... Piuttosto un bello spavento, quello sì che potrebbe servire. Il
fatto è che noi giovani ci sentiamo immortali, e pensiamo che certe cose
a noi non possono capitare».
Intanto, in Italia è di nuovo tormentone sulle “stragi del sabato
sera”: e la discoteca, e i giovani-che-non-capiscono-che-la-notte-è-fatta-per-dormire,
e «salviamo i nostri ragazzi dall’alcool e dalla droga». Come
se tirare fino a mattina, fare i 150 all’ora sui viali di circonvallazione,
imbottirsi di cocktail e sniffare cocaina fossero pratiche ignote dai 30 anni
in su. Anche se, bisogna ammetterlo, i dati sugli incidenti stradali vedono i
giovani non certo in seconda fila.
Intanto, uno dietro l’altro, si clonano i soliti macabri bollettini da weekend,
le solite gare notturne da frustrati lungo i viali cittadini. Di inedito, di
recente, ci è capitato sottomano solo un real video sull’ultima
(ultima?) moda al volante tra i ragazzi di certi sobborghi degli Stati Uniti.
Al volante si fa per dire, perché laggiù si fa partire un’auto,
un pick up o un furgone lungo un rettilineo e poi si balza sul tetto
del veicolo in movimento, in compagnia di qualche amico. Ovviamente e possibilmente,
si salta di nuovo a terra prima dell’irreparabile e si ferma la macchina.
Sai che divertimento.
Un po’ più interessante è un ministro italiano della XV legislatura,
l’ingegner Alessandro Bianchi, con delega ai Trasporti. Bianchi ha qualche
idea concreta in materia di giovani e sicurezza stradale e intende realizzarla
(sempre che il suo governo riesca a sopravvivere per il tempo necessario): esami
di guida “superiori” per poter guidare le auto e le moto più potenti,
ecc. Vedere qui di seguito la nostra intervista al ministro e le ultime notizie.
Sui permessi di guida “superiori” Simone Dacomi, e non solo lui, è un
po’ scettico, anche se un sostanziale incoraggiamento al ministro è venuto
dall’Asaps (Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale). «Sinceramente
credo che sia una soluzione solo parziale - argomenta Simone -. Vedo ragazzi
che hanno auto con cilindrata minore e che, quando si sentono “a confronto” con
le auto più potenti, schiacciano comunque sull’acceleratore. Il
problema è la testa delle persone». Che cosa proponi, allora? «Due
grossi problemi sono l’alcool e la velocità, il motore è solo
uno strumento. Ad esempio più controlli non guasterebbero, oggi se ti
metti alla guida ubriaco sei praticamente sicuro di farla franca».
La campagna
2007 dell’Aifvs (Associazione
italiana familiari e vittime della strada)
punta invece a una riforma draconiana della
patente a punti: dai punti “in debito” ai “punti-vita”. «Non
più punti da recuperare, vera tela
di Penelope - si legge in un comunicato dell’Aifvs
-, ma punti che si perdono definitivamente
per comportamenti di grave trasgressione
delle norme e altamente pericolosi per sé e
per gli altri. Via i punti, via anche la
patente. A vita».
Dimensioni Nuove ha raggiunto, a
Roma, il ministro dei Trasporti Alessandro
Bianchi.
Ministro Bianchi, sembra che lei
abbia detto che la patente a punti «non
funziona più». È vero?
«La patente a punti ha funzionato benissimo. Da qualche mese però registriamo
un’inversione di tendenza. Perché ha perso efficacia? I motivi sono
tanti. Gli italiani un po’ sono stati bravi ad approfittare di qualche
falla della legge, spesso hanno inventato sistemi illegali per aggirare le sanzioni.
Qualcuno ha pensato di mettere all’asta su Internet i propri punti della
patente in cambio di soldi. Tutti comportamenti che con le modifiche che stiamo
preparando verranno puniti».
A che punto è la sua proposta per fare in modo che i neopatentati
non possano guidare subito i mezzi più potenti?
«Stiamo studiano con i tecnici del Ministero se prevedere un secondo esame
dopo un certo numero di mesi o di anni dal rilascio della prima patente, o altre
soluzioni. Gi incidenti del weekend, con un’alta percentuale di
morti giovanissimi, sono un costo sociale che il nostro Paese non può permettersi.
E molto spesso, ci dicono le statistiche, gli incidenti coinvolgono auto di grossa
cilindrata guidate da ragazzi».
Gli incidenti stradali più “giovani” abbondano
anche con prosaiche utilitarie...
«Sì, sarà importante studiare qualche soluzione anche per
le utilitarie troppo “spinte”, lavorando sul rapporto peso/potenza
e su quelle macchinette che è possibile guidare senza patente. Spesso
viene eliminato il loro “limitatore di potenza”, trasformandole in
strumenti pericolosi. Ci occuperemo anche di questo».
Altre novità in cantiere?
«Pensiamo a una riforma della segnaletica, per renderla più chiara
e immediata o stabilendo dei limiti di velocità differenziati in particolari
situazioni, come su alcune strade, di notte, nei weekend. Di sicuro
dovranno aumentare i controlli delle forze dell’ordine. Ne ho parlato con
il ministro dell’Interno Amato. Sui tempi della riforma immagino che ci
vorrà ancora qualche mese. Spero entro la fine dell’anno...».
Perché secondo lei molti giovani e molti “adulti” guidano
come se fossero sul circuito di Maranello (e come se ne fossero davvero capaci)?
«Perché manca l’educazione al rispetto delle regole più elementari
per la convivenza civile. Per questo stiamo programmando di inserire già alle
scuole elementari delle lezioni di educazione stradale».
Se ha figli o nipoti, o ha avuto in queste settimane modo di parlare
con dei giovani: che cosa dicono delle sue proposte?
«Ne ho parlato con mio figlio. È favorevole»
Giovanni Godio
|