In questo numero
SCRIVERE AI TEMPI DELLA WEBMANIA di Mirella Caveggia
 

“Un passaggio fondamentale per il futuro”,
“Una porta aperta verso la creatività”,
“Un mezzo senza il quale qualsiasi strumento è zoppo”…
Ne dicono di tutti i colori i sostenitori
del world wide web, che si contrae nell’arcinoto www.
Ma alla fin fine è una risorsa
o segna la fine della scrittura?


“La rete che avvolge come un gigantesco bozzolo l’intero mondo sarà pure una risorsa smisurata, ma è ormai una realtà così abbarbicata alla vita quotidiana, così indispensabile ai contatti, così imprescindibile per la comunicazione che non ce ne disferemo mai più. E se da un lato il triplice evviva suscita approvazione, dall’altro la rete globale è anche una dipendenza che ha frapposto una miriade di schermi divisori fra gli esseri umani. Bisogna anche convenire che la frequentazione diffusa del computer non solo ha diluito i rapporti sociali – un tempo ci si frequentava molto i più e con maggiore affabilità – ma con il suo linguaggio segnato dalla convenzionalità e dall’omologazione insidia e mortifica la scrittura tradizionale.
Il Premio Grinzane Cavour, che ha sempre incoraggiato i giovani a farsi protagonisti nella creatività e ad appassionarsi alla lettura e alla scrittura, prendendo spunto al moltiplicarsi sfrenato di comunicazioni elettroniche, ha ideato una sfida tutta per loro. Con il concorso Scrivere Web: Webmania li invita ogni anno ad elaborare un racconto utilizzando i nuovi linguaggi interattivi. «In fondo, dicono li organizzatori e i membri della giuria, anche sul web c’è bisogno di un po’ di autorevolezza di contenuti, di qualità, di forma». Anche un concorso come questo è un modo per avvicinare i ragazzi alla creazione. Inoltre l’accompagnamento degli adulti è una buona garanzia per una conoscenza consapevole di questa tecnologia che influisce sull’opera. Non sempre si ricorda che il contenitore che si chiama computer può essere scrigno o pattumiera e che è necessario, come ha detto un giovane concorrente, “tenere presenti i passaggi dal tasto al testo, dal testo alla testa”.
L’adesione dei giovani, sostenuto anche da La Repubblica.it, è stata ampia: 1460 elaborati pervenuti da tutta Italia tra aprile e ottobre 2005. Presentati alla Fiera del Libro di Torino insieme ai loro autori tra i 15 e i 25 anni, i racconti premiati che hanno utilizzato il linguaggio interattivo hanno incuriosito e divertito il pubblico. I venti lavori selezionati come finalisti (in rete sui siti www.grinzane.it e www.relubblica.it) hanno tratti comuni. Si parla in genere più del momento attuale che del futuro; la scrittura digitale ha un aspetto multiplo, con più personaggi e azioni, come se fosse una forma teatrale; il linguaggio adottato non ha nulla a che vedere con la scrittura letteraria.
Marco Despontin, il primo classificato, ha quasi 24 anni, è prossimo alla laurea in ingegneria informatica al Politecnico di Milano. Ha realizzato “un giallo” in linguaggio htlm in cui si fondono sentimenti di amicizia, amore e gelosia. Spigliato, vivace, simpatico, ama la letteratura e la musica. Ha vinto 2000 euro, una sommetta che ha eroso solo per offrirsi una scuola di scrittura.

Dunque, Marco teme che la pratica del web intacchi la vena letteraria?
Forse, comunque io seguo un corso di scrittura per indirizzarla bene.
Hai messo in atto qualche progetto letterario?
Sperando che non sia velleitario. Nella scuola di scrittura ho tracciato le basi per un romanzo che l’anno prossimo dovrebbe essere finito. Sto sviluppando due o tre idee, per ora scrivo racconti. Il più lungo e impegnativo si basa sulla scoperta dei vangeli apocrifi nel 1945 attraverso il codice Da Vinci, che contiene tante imprecisioni e punti di vista diversi. Per ora ne ho fatte due stesure. Avevo problemi di ambientazione e documentazione, che ho risolto grazie a contatti in rete con degli esperi egiziani. Mi aiuteranno ad approfondire e a essere più preciso.
Si dice che c’è una condivisione con l’umanità negli incontri su rete. È vero? In realtà è un problema delicato. Gli accessi sono ristretti. Non esistono contatti così estesi come si dice. Ci vorrebbe un accesso globale anche a partire dal terzo mondo. In India o in Cina o in Turchia i server sono fortemente controllati, non c’è una vera libertà.
L’estensione totale è dunque una leggenda?
Piuttosto un’esagerazione, ma anche una grande possibilità allo stesso tempo, se si seguono determinati cammini e certe strategie.
Nel linguaggio web le frasi sembrano sempre un po’ smozzicate, striminzite, strampalate. Queste espressioni hanno influito sul linguaggio, peggiorandolo?
Sono gli sms che hanno molto inciso sul linguaggio con uno stile non formale che diventa sempre meno formale. Neologismi, parole accorciate, sigle. Questo è tipico delle tecnologie dell’informazione in generale. Spesso le tecnologie dell’informazione vengono accusate e condannate. Il fatto è che se da un lato risolvono alcuni problemi dall’altro li aumentano: se esiste a monte una mancanza di buona forma e di contenuti interessanti, la rete non fa altro che evidenziare questi difetti.
Il Grinzane con questi concorsi riesce ad avviato i giovani concorrenti alla ricerca di temi più profondi e non futili?
Secondo me è un passo in avanti. Certo bisognerebbe valutare tutto quello che è pervenuto alle giurie. Però già porsi il problema di scrivere una storia, utilizzando gli strumenti della rete, implica per forza una riflessione sui significati che stanno dietro all’utilizzo di questi mezzi.
Come componi i tuoi elaborati? Su carta lavoro quasi sempre in fase di ideazione, a livello di trama e di intreccio, poi segue il computer.
Non crea volubilità, impazienza, senso di onnipotenza questo mezzo dove ognuno fa quel che gli pare?
Questo non lo credo affatto. Un discorso come questo credo sia più applicabile a mezzi come la tv. La televisione è comunque un mezzo passivo, in cui io ho scarso potere di selezionare delle informazioni interessanti e quindi sono costretto ad assorbire tutto quello che mi viene passato. Internet invece mi fornisce comunque delle possibilità di andare alla ricerca di cose che mi interessano.
Un accenno al tuo racconto: come si intitola?
«Accesso effettuato», un giallo, dove sono trattati diversi temi: la personalizzazione dei computer, la personalità reale e quella virtuale, lo sviluppo di amori e di rapporti umani intrecciati dalle due diverse personalità. Circa settemila battute, un insieme di scritti e immagini, con e-mail, una schermata di msn, un blog, tutto ricostruito, come se l’utente osservasse lo svolgersi della vicenda guardando l’utilizzo degli strumenti on line.
Fra gli altri premiati - Alessandro Ficca, Giuseppe Spezzano, Stefania Rota - c’è anche una bella ragazza dalla gentile vena poetica. Si chiama Chiara Cuminatto, abita a Campi Bisenzio (Firenze) e si è portata a casa 1500 euro.
Come hai intitolato il tuo racconto e di cosa parla?
Si intitola «Il sogno di una lucciola». È la storia di una prostituta - con un episodio della sua vita che la porterà alla morte - raccontata parallelamente ad una partita di calcio.
Come hai saputo del concorso? Il bando era su Internet. Non è il primo a cui partecipo, mi piace scrivere e sono spesso alla ricerca di occasioni.
Anche per te, come per tanti ragazzi, il computer è specchio quotidiano?
Non sono un patita delle nuove tecnologie e nemmeno un’assidua della rete. Scrivo molto di più su carta e nella comunicazione preferisco la lettera. Rispondendo al Premio Grinzane Cavour ho voluto acchiappare un’occasione.
Pensi che la pratica web danneggi la buona scrittura?
Non la danneggia. Sono semplicemente due linguaggi diversi che non devono escludersi l’uno con l’altro. È certo che se dovessi scrivere un telegramma o un sms non sarei in difficoltà.
Sapresti figurarti una vita senza computer? Io sinceramente come persona, sì. Ma nell’attuale società non saperlo usare è un problema insormontabile.
Concorrerai anche gli anni prossimi?
Sì se ho degli elaborati adatti a questo tipo di concorso, volentieri. Chissà che un giorno il successo non le sorrida. Una frase del suo racconto dai chiari riverberi poetici suonava così: «Il lampione a cui ero appoggiata singhiozzò per un attimo prima di spegnersi. Di colpo ero sola. Anche l’unico spiraglio bianco mi aveva abbandonata lasciandomi sola in quel viale asfaltato».

Mirella Caveggia

www.timeandmind.com