La Seconda conferenza internazionale
sul futuro della scienza, promossa dalla
Fondazione Veronesi, sull’evoluzione,
ha visto riuniti alla Fondazione Cini il
meglio degli scienziati mondiali che per
tre giorni si sono confrontati se, possiamo
sintetizzare il tutto, sulle eterne domanda
che si pone l’umanità: da
dove veniamo, dove andiamo? Che cosa è successo
dal Big Bang in poi? Milioni e milioni
di anni sono trascorsi da allora, ma tuttora
il 70% dell’universo, costituito
dalla cosiddetta energia oscura e il 25%
dalla materia oscura, rimane un mistero.
Solo del 5% si sa qualcosa, dice Luigi Piro, astrofisico, primo ricercatore dell’Istituto
di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica dell’INAF. Esperto di astrofisica
delle alte energie, ha lavorato in Giappone e in Italia. Come responsabile scientifico
del satellite italiano BeppoSAX, ha condotto il team italiano alla soluzione
del mistero dei lampi gamma, scoperta premiata con il premio Bruno Rossi della
Società Astronomica Americana, con il premio Cartesio della Commissione
Europea, e classificata dalla rivista Science come una delle dieci realizzazioni
più importanti del 1997.
Prof. Piro,
dalle grandi scoperte nel campo cosmologico,
cosa se ne può ricavare
per trovare una risposta al problema
che l’uomo si pone: da dove vengo
e dove vado?
Gli astrofisici, i cosmologi si pongono
il problema di come si è formato
l’universo, come si è plasmato
il Big Bang, cosa l’ha prodotto.
Per ora possiamo soltanto fare delle speculazioni
su questo.
È da ricordare che il fisico è uno scienziato che riceve le informazioni
e su di esse lavora, non altrimenti. Tutto ciò che va oltre la capacità di
fare misure, non è più fisica ma metafisica e filosofia. Sul
punto cosa c’è stato prima del Big Bang, si può dire che
non è un problema che il fisico si pone, perché non è una
zona tempo-luogo che noi possiamo indagare. Siamo in grado solamente di fare
considerazioni di natura economica perché in genere, si sceglie sempre
questa linea. Come diceva Einstein, la bellezza della cosmologia e la bellezza
dell’universo, sono racchiuse in un’equazione sulla relatività e
l’eleganza di poter descrivere la grandezza e la complessità dei
fenomeni con pochi elementi. Quindi, tra più ipotesi si opta per la
più economica.
Con molti
scienziati di fama internazionale avete
discusso l’evoluzione
della materia. Cosa n’è venuto
fuori?
Quello di cui si è trattato è uno
dei misteri dell’astrofisica e della
cosmologia. Però con il nostro satellite,
il primo costruito in Italia, si è capito
l’origine dei raggi X e dei raggi
Gamma. Proprio per aver diradato una nebbia
trentennale sull'origine di questi lampi
denominati GRB, immense esplosioni cosmiche
con tutta probabilità associate
alla morte di stelle massicce e alla produzione
di buchi neri.
Abbiamo scoperto l'esistenza di una emissione
ritardata di raggi X da parte dei GRB,
che ha permesso di localizzarli in deboli
galassie, tanto distanti che la luce oggi
osservata ha impiegato diversi miliardi
di anni prima di raggiungere la Terra.
Intensità così elevate in
corrispondenza di distanze tanto abissali
possono voler dire solo una cosa: che il
rilascio di energia in gioco è talmente
spaventoso da essere secondo solo al Big
Bang all'origine dell'intero Universo.
Intendiamo destinare i premi ricevuti allo
sviluppo di nuovi strumenti per utilizzare
i lampi Gamma come sonde della fisica e
della cosmologia estrema in modo che riusciremo
a scrutare l'Universo primordiale nelle
prime fasi di formazione delle stelle e
delle galassie.
Finalmente possiamo dire che in questo
campo, l’Italia ha la leadership.
Ci dice cosa sono di preciso
i lampi gamma?
Ogni giorno nel cielo si accende un flash
di raggi gamma, che dura pochi secondi
e poi scompare. Visibili solo con speciali
telescopi spaziali, i lampi gamma sono
rimasti per trent’anni uno dei misteri
più affascinanti della natura. La
loro origine è stata svelata solo
nel 1997 dalle osservazioni del satellite
italiano BeppoSAX. Il mio team si propone
di ripercorrere la storia della loro scoperta,
che ci porterà ai confini dell’Universo,
per seguire le cataclismiche esplosioni
stellari che danno luogo ai lampi gamma
e alla nascita di un buco nero.
Questa scoperta ha delle conseguenze
pratiche?
Tutto quello che noi abbiamo oggi, è figlio
di una ricerca di alcuni anni prima. Per
esempio, tutte le apparecchiature di diagnostica
medica basate su attrezzature a raggi X.
In generale, il consolidamento della scienza
di base, permette poi delle applicazioni
che hanno un impatto sulla società.
Prima si partiva dalle lastre. Oggi è quasi
routine che in ospedale invece di queste,
ti danno un’immagine in un file.
Ciò è stato possibile, utilizzando
dei rilevatori con i quali noi osserviamo
il cielo.
La
scoperta dei raggi gamma… come
potrà migliorare in futuro la
vita?
Il primo aspetto da considerare è che
non c’è sviluppo tecnologico
se non c’è una ricerca sostanziale
di base, perciò il primo obiettivo
dei fisici è comprendere come funzionano
i meccanismi fondamentali. Ciò vuol
dire che quello che facciamo noi oggi,
permetterà tra qualche anno un’applicazione
tecnologica, basata sugli sviluppi della
comprensione che ora noi stiamo esaminando.
D’altro canto, utilizziamo una strumentazione
molto avanzata, come i rilevatori di raggi
X, sensibilissima a quelli che arrivano
dai margini dell’universo.
In tutto
questo quanto influisce l’aspetto
economico?
Moltissimo. In Italia viene dato appena
l’1% alla ricerca, mentre in Europa
si arriva al 2% e in Giappone molto di
più. In questa nazione la Seiko
investe tantissimo nei rilevatori ad altissima
tecnologia. In Italia la ricerca viene
trascurata, perché manca la percettibilità a
livello politico ed industriale.
Che cosa muove i ricercatori
scientifici?
Se avessi pensato ai soldi, non avrei certo
fatto il fisico. Mi vergogno di dire ai
miei colleghi americani quale é il
mio salario.
Ciò che ci spinge è la necessità di
capire tutto ciò che riguarda la
penetrazione dell’universo. In questa
ricerca del “perché” c’è entusiasmo,
curiosità, instancabile lavoro di
sondare il mistero e renderlo leggibile.
Oggi sappiamo che il nostro universo è sottoposto
a determinate leggi fisiche, però vi è l’ipotesi
che esistono infiniti altri universi che
ancora noi non abbiamo scoperto e che sono
regolati da leggi diverse.
C’è speranza
per i giovani che vogliono dedicarsi
alla ricerca?
Questo è un grosso problema. L’Italia
per formare delle persone investe parecchio,
però dopo questo viene regalato al
miglior offerente (USA, Giappone…)
che offrono cifre da capogiro ai novelli
ricercatori. Non è possibile che l’Italia
continui ad ignorarlo. Un ricercatore ha
anche bisogno di sicurezze per continuare
con passione il suo lavoro. Poi ai giovani
particolarmente dotati per la ricerca consiglio
di andarsene almeno per due anni all’estero,
dove si impara davvero a lavorare e la mente
si apre alle diversità sociali. Naturalmente,
le “molle” sono l’entusiasmo
e la dedizione, senza le quali non si va
da nessuna parte.
Maria & Enrico
Marotta
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