È arrivato anche
per Luciano Ligabue il momento di salire
le scale che portano in soffitta e di tirare
fuori dal cassetto del comò impolverato
vecchi spezzoni di vita. Solo che, nel
suo caso, non si tratta di fotografie ingiallite,
ma di appunti fissati sul pentagramma,
di canzoni che, inevitabilmente, fanno
affiorare brandelli di ricordi, felici
e tristi. A lui e a chi lo ha seguito ieri,
oggi e, probabilmente, domani.
È la magia delle sette note, capaci di diventare la colonna sonora di
un’esistenza quando si sgranano tutti insieme i brani famosi di un artista
come il Liga, che hanno risuonato nei teatri, nei palasport e negli stadi. E
nelle radio, nei giradischi, nei lettori cd e negli i-Pod, strumenti che segnano
anche loro il passare del tempo, i cambiamenti repentini, il progresso tecnologico,
con il Liga sempre lì, a narrarci storie di rock nostrano, tra i sapori
della sua Emilia e il sogno americano che non si spegne mai.
Storie che il rocker di Correggio, dov’è nato 47 anni fa, ha raccontato
durante la sua carriera mettendosi anche dietro la macchina da presa con due
ottimi film, Radiofreccia e Da zero a dieci, e scrivendo un
paio di vendutissimi libri, Fuori e dentro il borgo e La neve se
ne frega. Attività parallele, che però non l’hanno mai
distolto dal fare musica, di prendere in mano la chitarra e annotare parole e
melodie diventate di tutti.
Canzoni che oggi si trovano raccolte in un progetto suddiviso in due dischi che
verranno pubblicati a distanza di tempo uno dall’altro. S’intitolano Ligabue – Primo
tempo, in uscita a novembre, e Ligabue – Secondo tempo, previsto
per maggio 2008. Dividono la carriera dell’artista a metà: dagli
esordi fino a Buon compleanno Elvis (1995) per il primo album; e da Su
e giù da un palco all’ultimo Nome e cognome per il
secondo. Oltre ai suoi pezzi più famosi, ci saranno quattro brani inediti
(due per raccolta) e un dvd in ogni confezione con i videoclip delle relative
canzoni.
Un’operazione in grande stile, che trova la sua giustificazione nei numeri
che “muove” Ligabue: 6 milioni di copie vendute di dischi, 600 concerti
in 20 anni di carriera, 180.000 persone all’esibizione al Campovolo di
Reggio Emilia nel 2005 (record europeo di presenze), e si potrebbe continuare.
Cifre destinate ad aumentare, visto che si profilano all’orizzonte una
serie esclusiva di concerti definiti “L7”, ovvero 7 concerti a Roma
(dal 17 al 26 novembre) e altrettanti a Milano (dal 12 al 21 dicembre). Il “terzo
tempo”, dopo i due sottoforma di album, di un film dalla trama infinita.
Cosa ti ha
fatto decidere di pubblicare un’antologia?
Il
2007 segna vent’anni di attività:
nel febbraio del 1987 salivo per la prima
volta sopra un palco per suonare solo mie
canzoni. Mi è sembrata la ricorrenza
giusta per una raccolta. Inoltre, la casa
discografica premeva per avere un best
of, visto la mia lunga carriera.
Ho così fatto coincidere le due
cose.
È stato
difficile scegliere i pezzi da inserire
nella raccolta?
No,
perché ho usato un solo metro
di valutazione: ho selezionato le canzoni
che la gente ha dimostrato di apprezzare
di più in questi anni. Infatti,
volevo che nell’antologia ci fossero
le più popolari che non sono, in
alcuni casi, quelle che ritengo migliori.
Ma era giusto, per l’occasione, che
a decidere fossero i fan.
Nell’andare a rovistare
nel passato, hai rivissuto qualche emozione
particolare?
È stato, per certi versi, come sfogliare un vecchio album di fotografie,
che ti fa tornare alla mente ricordi che ti sembravano svaniti nel tempo. Ho
provato tenerezza soprattutto nel guardare i videoclip dell’epoca, alcuni
davvero brutti, e qualche imbarazzo nel vedere i gilet improbabili che indossavo.
Ti pesa, in qualche modo, il passare
del tempo?
Se penso alla mia età, 47 anni,
mi si rizzano i peli. Vorrei dimenticarla,
visto che il fisico e la salute, per fortuna,
rispondono bene, ma ci sono cose, come
i figli che crescono, a ricordarmela. E
proprio su questo argomento ho scritto
una canzone inedita.
A proposito, cosa puoi dire dei brani
inediti?
Ho inciso varie canzoni nuove, ma non ho
ancora scelto quali saranno le quattro
che andranno a far parte dei dischi. Posso
anticipare che una parlerà del nostro
Paese, una dichiarazione d’amore
sofferta verso questa Italia bellissima.
Si vorrebbe che funzionasse un po’ meglio,
che ci fosse più attenzione ai problemi
reali della gente, ma i politici sembrano
ignorare tutto questo, impegnati a pensare
solo ai loro porci comodi. Ricordarglielo
ogni tanto con una canzone non fa male.
Un Ligabue politico?
A
essere sincero, trovo difficile scrivere
brani a sfondo politico e non ne sono neanche
particolarmente interessato. A tale proposito,
mi ha fatto piacere ascoltare, tempo fa,
due dichiarazioni di Bob Dylan. Una diceva
che oggi è impossibile raccontare
con le canzoni il mondo, surclassate dalla
velocità e dalla precisione dei
media nel dare le notizie. L’altra è che
ha sempre scelto le parole dei suoi testi
prima di tutto per la loro musicalità.
Poi, che queste abbiano anche dei contenuti,
va benissimo, ma non bisogna mai dimenticare
che le canzoni hanno un debito verso la
musica fondamentale.
I nuovi pezzi avranno
qualche novità?
L’unica differenza con il passato è stato
nel modo di lavorare. Di solito metto il
naso in ogni particolare durante lo sviluppo
di qualsiasi progetto che mi riguardi,
mentre questa volta ho lasciato mano libera
ai produttori, confrontandomi occasionalmente
sugli arrangiamenti. Una piccola sfida
per vedere cosa saltava fuori.
Musicista, scrittore,
regista. Quali panni ti piace indossare
di più?
Ho avuto la fortuna di poter vivere di
musica e quando suono mi sento a casa.
Gli altri interessi, per certi versi, sono
un po’ una vacanza dalle canzoni,
anche se i film e i libri che ho firmato
riconducono tutti, in qualche modo, alle
sette note. Nel senso che, nella mia testa,
i dialoghi presenti nelle pellicole o nelle
pagine “suonano” tutti in maniera
musicale.
È imminente il tuo ritorno sul
palco. Perché hai battezzato questa
serie di concerti “L7”?
Nasce
da un “giochino” scaramantico
legato al numero 7, che ritorna spesso nella
mia vita. Le mie iniziali sono dei sette
rovesciati e festeggio l’onomastico
il 7 gennaio, sette sono le lettere del mio
nome e cognome. E ancora, nell’87 ho
fatto il mio primo concerto e dieci anni
dopo ho riempito il mio primo stadio. Non
potevo rimanere inattivo proprio nel 2007.
Claudio Facchetti
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