In questo numero
LIGABUE, UNA STORIA IN DUE TEMPI di Claudio Facchetti

Il rocker emiliano scruta nel suo passato
con un’antologia che mette in fila
le sue canzoni più popolari.Con qualche novità.


È arrivato anche per Luciano Ligabue il momento di salire le scale che portano in soffitta e di tirare fuori dal cassetto del comò impolverato vecchi spezzoni di vita. Solo che, nel suo caso, non si tratta di fotografie ingiallite, ma di appunti fissati sul pentagramma, di canzoni che, inevitabilmente, fanno affiorare brandelli di ricordi, felici e tristi. A lui e a chi lo ha seguito ieri, oggi e, probabilmente, domani.
È la magia delle sette note, capaci di diventare la colonna sonora di un’esistenza quando si sgranano tutti insieme i brani famosi di un artista come il Liga, che hanno risuonato nei teatri, nei palasport e negli stadi. E nelle radio, nei giradischi, nei lettori cd e negli i-Pod, strumenti che segnano anche loro il passare del tempo, i cambiamenti repentini, il progresso tecnologico, con il Liga sempre lì, a narrarci storie di rock nostrano, tra i sapori della sua Emilia e il sogno americano che non si spegne mai.
Storie che il rocker di Correggio, dov’è nato 47 anni fa, ha raccontato durante la sua carriera mettendosi anche dietro la macchina da presa con due ottimi film, Radiofreccia e Da zero a dieci, e scrivendo un paio di vendutissimi libri, Fuori e dentro il borgo e La neve se ne frega. Attività parallele, che però non l’hanno mai distolto dal fare musica, di prendere in mano la chitarra e annotare parole e melodie diventate di tutti.
Canzoni che oggi si trovano raccolte in un progetto suddiviso in due dischi che verranno pubblicati a distanza di tempo uno dall’altro. S’intitolano Ligabue – Primo tempo, in uscita a novembre, e Ligabue – Secondo tempo, previsto per maggio 2008. Dividono la carriera dell’artista a metà: dagli esordi fino a Buon compleanno Elvis (1995) per il primo album; e da Su e giù da un palco all’ultimo Nome e cognome per il secondo. Oltre ai suoi pezzi più famosi, ci saranno quattro brani inediti (due per raccolta) e un dvd in ogni confezione con i videoclip delle relative canzoni.
Un’operazione in grande stile, che trova la sua giustificazione nei numeri che “muove” Ligabue: 6 milioni di copie vendute di dischi, 600 concerti in 20 anni di carriera, 180.000 persone all’esibizione al Campovolo di Reggio Emilia nel 2005 (record europeo di presenze), e si potrebbe continuare.
Cifre destinate ad aumentare, visto che si profilano all’orizzonte una serie esclusiva di concerti definiti “L7”, ovvero 7 concerti a Roma (dal 17 al 26 novembre) e altrettanti a Milano (dal 12 al 21 dicembre). Il “terzo tempo”, dopo i due sottoforma di album, di un film dalla trama infinita.

Cosa ti ha fatto decidere di pubblicare un’antologia?
Il 2007 segna vent’anni di attività: nel febbraio del 1987 salivo per la prima volta sopra un palco per suonare solo mie canzoni. Mi è sembrata la ricorrenza giusta per una raccolta. Inoltre, la casa discografica premeva per avere un best of, visto la mia lunga carriera. Ho così fatto coincidere le due cose.

È stato difficile scegliere i pezzi da inserire nella raccolta?
No, perché ho usato un solo metro di valutazione: ho selezionato le canzoni che la gente ha dimostrato di apprezzare di più in questi anni. Infatti, volevo che nell’antologia ci fossero le più popolari che non sono, in alcuni casi, quelle che ritengo migliori. Ma era giusto, per l’occasione, che a decidere fossero i fan.

Nell’andare a rovistare nel passato, hai rivissuto qualche emozione particolare?
È stato, per certi versi, come sfogliare un vecchio album di fotografie, che ti fa tornare alla mente ricordi che ti sembravano svaniti nel tempo. Ho provato tenerezza soprattutto nel guardare i videoclip dell’epoca, alcuni davvero brutti, e qualche imbarazzo nel vedere i gilet improbabili che indossavo.

Ti pesa, in qualche modo, il passare del tempo?
Se penso alla mia età, 47 anni, mi si rizzano i peli. Vorrei dimenticarla, visto che il fisico e la salute, per fortuna, rispondono bene, ma ci sono cose, come i figli che crescono, a ricordarmela. E proprio su questo argomento ho scritto una canzone inedita.

A proposito, cosa puoi dire dei brani inediti?
Ho inciso varie canzoni nuove, ma non ho ancora scelto quali saranno le quattro che andranno a far parte dei dischi. Posso anticipare che una parlerà del nostro Paese, una dichiarazione d’amore sofferta verso questa Italia bellissima. Si vorrebbe che funzionasse un po’ meglio, che ci fosse più attenzione ai problemi reali della gente, ma i politici sembrano ignorare tutto questo, impegnati a pensare solo ai loro porci comodi. Ricordarglielo ogni tanto con una canzone non fa male.

Un Ligabue politico?
A essere sincero, trovo difficile scrivere brani a sfondo politico e non ne sono neanche particolarmente interessato. A tale proposito, mi ha fatto piacere ascoltare, tempo fa, due dichiarazioni di Bob Dylan. Una diceva che oggi è impossibile raccontare con le canzoni il mondo, surclassate dalla velocità e dalla precisione dei media nel dare le notizie. L’altra è che ha sempre scelto le parole dei suoi testi prima di tutto per la loro musicalità. Poi, che queste abbiano anche dei contenuti, va benissimo, ma non bisogna mai dimenticare che le canzoni hanno un debito verso la musica fondamentale.

I nuovi pezzi avranno qualche novità?
L’unica differenza con il passato è stato nel modo di lavorare. Di solito metto il naso in ogni particolare durante lo sviluppo di qualsiasi progetto che mi riguardi, mentre questa volta ho lasciato mano libera ai produttori, confrontandomi occasionalmente sugli arrangiamenti. Una piccola sfida per vedere cosa saltava fuori.

Musicista, scrittore, regista. Quali panni ti piace indossare di più?
Ho avuto la fortuna di poter vivere di musica e quando suono mi sento a casa. Gli altri interessi, per certi versi, sono un po’ una vacanza dalle canzoni, anche se i film e i libri che ho firmato riconducono tutti, in qualche modo, alle sette note. Nel senso che, nella mia testa, i dialoghi presenti nelle pellicole o nelle pagine “suonano” tutti in maniera musicale.

È imminente il tuo ritorno sul palco. Perché hai battezzato questa serie di concerti “L7”?
Nasce da un “giochino” scaramantico legato al numero 7, che ritorna spesso nella mia vita. Le mie iniziali sono dei sette rovesciati e festeggio l’onomastico il 7 gennaio, sette sono le lettere del mio nome e cognome. E ancora, nell’87 ho fatto il mio primo concerto e dieci anni dopo ho riempito il mio primo stadio. Non potevo rimanere inattivo proprio nel 2007.

Claudio Facchetti

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