Matematica: una materia arida, astratta,
incapace di mostrare emozioni. Ma il cinema ha animato spesso queste emozioni
e le ha messe in scena.
«Noi che comprendiamo la vita, ce ne infischiamo dei numeri». Commentando
questa frase del
Piccolo principe di Antoine Saint-Exupery, lo scrittore
e critico letterario americano Jo W. Lawrence disse che il suo significato non
poteva lasciare dubbi: la verità sta al di là dellordine e
lo trascende. E, per rendere ancora più accessibile questo concetto, scrisse
un racconto intitolato
Anche Dio è un numero, storia di un matematico
che attraverso il calcolo arriva alla verità. Ma, così facendo,
sfida il divieto di mangiare il frutto dellalbero della conoscenza ed è
perciò punito dal Creatore: trasformato in una lavagna di una scuola elementare,
sulla quale tanti piccoli somari sbagliano le operazioni assegnate dal maestro.
Il simbolo della vita
Se nei numeri si riassume non lordine, ma il disordine esistenziale, allora
bisogna convenire che anche Ron Howard con
A Beautiful Mind ha sposato
la linea di Jo W. Lawrence. Nel film interpretato dallex gladiatore Russell
Crowe la matematica è vista come il simbolo della vita: il doppio binario
che può perdere e far precipitare negli inferi della follia, ma anche elevare
alla beatitudine del Paradiso. Lumana vicenda di John F. Nash, Premio Nobel
per la matematica nel 1994, segue infatti questo percorso, dal momento in cui
la mente del matematico fu minata dalla schizofrenia fino a quando, dopo anni
e anni di sofferenze, Nash riuscì a trionfare sulla malattia che aveva
sconvolto la sua vita.
Martone e Fabio Rosi
Morte di un matematico napoletano (1992) è lopera desordio
di Mario Martone, che racconta gli ultimi giorni di vita dellinsigne matematico
Renato Caccioppoli, morto suicida nel 1959. La perfezione del calcolo, contrapposta
al disordine politico, civile, morale, è alla base del ritratto di Caccioppoli
fornito da Martone. A una simile conclusione si arriva anche con
Lultima
lezione (2001) di Fabio Rosi, film che cerca di far luce sulla misteriosa
scomparsa di Federico Caffé, svanito nel nulla la notte del 14 aprile 1987.
Federico Caffé era un insigne economista che nelle sue elaborazioni teoriche
faceva largo uso della matematica e il suo caso, messo in stretta relazione con
lidentico giallo che ha accompagnato laltrettanto enigmatica scomparsa
del fisico Ettore Majorana, è stato visto come lennesimo conflitto
fra scienza e coscienza.
Il genio contro la corruzione
In tutti questi film la figura del matematico è tratteggiata come quella
di un genio che mal sopporta i compromessi del vivere sociale e non esita a denunciare
lattrito che si crea fra il singolo e la società, ovvero fra chi
per la sua intelligenza si pone al di sopra degli altri e un sistema che emargina
chi non si adegua alle regole. In questo schema si inserisce anche
Will Hunting
genio ribelle (1997) di Gus Van Sant, storia di un ragazzo orfano, affetto
da seri problemi caratteriali, addetto alle pulizie nel MIT (
Massachussetts
Institute of Technology). Uno dei docenti si accorge casualmente che il giovane
possiede un innato talento per la matematica e si prefigge di aiutarlo perché
possa inserirsi con piena dignità nel ruolo che madre natura sembra avergli
riservato.
La matematica come via di riscatto, dunque, che può manifestarsi in tanti
modi. Come quelli indicati in
La forza della volontà (1987) di Ramòn
Menéndez, ispirato a un episodio di cronaca realmente avvenuto, una specie
di
Diario di un maestro ambientato fra i
chicanos messicani emigrati
negli Stati Uniti. Un docente di matematica insegna così bene la materia
agli scolari di un povero quartiere periferico che tutti i suoi allievi superano
brillantemente gli esami. Un risultato sorprendente e inatteso, tanto che lautorità
scolastica locale lo mette addirittura in dubbio.
Riscatto sociale
Lo stesso tema (gli esclusi dalla matematica sono visti come gli esclusi dalla
società e dalla vita stessa) si colora di tinte allegoriche e surreali
in
Cube-Il cubo (1998) dellamericano-canadese Vincenzo Natali. In
un complicato sistema meccanico che ruota su se stesso come un enorme cubo di
Rubik, un labirinto-prigione dove la posta in gioco è la libertà,
un gruppo di persone cerca di sottrarsi a pericolose trappole mortali e di trovare
una via di scampo. Fra i personaggi di questa vicenda kafkiana, cè
una studentessa di matematica che si accorge come ogni ingresso a un cubo successivo
sia contrassegnato da un numero di nove cifre. Una sfida allassurdo e al
paradosso della vita quotidiana e delle sue continue trappole, che per i più
non lasciano scampo. Fra numeri primi e coordinate cartesiane, soltanto la studentessa
riuscirà a raggiungere la soluzione.
Su un impianto analogo si muove anche
Moebius (1996) dellargentino
Gustavo Mosquera. Nella metropolitana di Buenos Aires un convoglio scompare con
tutti i suoi passeggeri. Una vicenda misteriosa, che richiama alla mente le terribili
storie dei
desaparecidos durante la dittatura militare, ma alla cui base
cè la matematica e lanello di Moebius, la superficie che somiglia
a un otto orizzontale e che è vista come simbolo dellinfinito. Come
in
Cube-Il cubo, anche qui la matematica è fonte di fascino, di
incubo, di mistero.
Enzo Natta
A BEAUTIFUL MIND
Alla vigilia dellassegnazione degli Oscar (ne ha poi vinti quattro. Tra
laltro, miglior film e miglior regia), M. Turrioni ha chiesto a Crowe se
cera qualcosa che lo infastidiva.
«Certe polemiche: chi accusa il film perché avrebbe sottaciuto la
presunta omosessualità del protagonista
Mai provata quellaccusa,
lo stesso interessato ha smentito».
E sul divorzio tra Nash e la moglie?
«È un film biografico, mica un documentario! Il senso della loro
esperienza di vita, di 35 anni di lotta insieme contro la malattia, è lì
sullo schermo. Vero: una volta, dopo lennesima crisi hanno divorziato. Ma
è vero pure che si sono risposati. Una vita complessa, e, di fatto, una
straordinaria storia damore». |