In questo numero
ZOOM SU…di Claudio Facchetti
PATRIZIA LAQUIDARA
 


Una pioggia di premi importanti non garantiscono il successo ma, di solito, segnalano un alto tasso di qualità. E da questo punto di vista, Patrizia Laquidara, 31 anni, catanese cresciuta a Vicenza, può dirsi in «una botte di ferro» .


Nel 2003, al prestigioso «Premio Città di Recanati», Patrizia riceve tre riconoscimenti, critica, interpretazione e musica, per il brano Agisce. È il passaporto per il Festival di Sanremo, categoria «Giovani», dove propone Lividi e fiori, con cui vince il «Premio della Critica Mia Martini» e il «Premio Alex Baroni» per l’interpretazione. Ottimi risultati, esibizioni legate a doppio filo alla musica popolare di vari paesi del mondo (greco, arabo, balcanico…), lavori sulla musica d’avanguardia, sul tango e spettacoli teatrali su brani di Garcia Lorca. Infine, concerti ammantati di atmosfere e ritmi brasiliani, gli stessi che si ritrovano sparsi qui e là nei brani del suo album d’esordio, non a caso intitolato Indirizzo portoghese. Un disco che si colloca immediatamente dalle parti della canzone d’autore, dove Patrizia non urla né strepita, ma «vive» i pezzi con intensità.

Dove nasce la tua passione per la musica?
Non lo so, perché tutto è accaduto in maniera naturale e intima. Ho cominciato frequentando alcuni gruppi rock della mia zona, a cantare in un coro, a dedicarmi alla musica brasiliana ed etnica. Ho provato quindi a camminare con le mie forze, arrivando alla manifestazione di Recanati.

È stata importante l’affermazione ottenuta a Recanati?
Sì, perché avevo scelto una dimensione che non aveva nulla a che fare con la produzione commerciale corrente. È stata quindi una sorpresa vincere in tre categorie, soprattutto perché non pensavo che le mie canzoni potessero suscitare così tanto interesse e piacere.

Perché la musica di qualità, cui Indirizzo portoghese fa parte, stenta a emergere?

Inizialmente pensavo fosse la gente a rifiutare certe proposte diverse dalla solita minestra. Invece o dovuto ricredermi: il riscontro di pubblico è sempre buono. La colpa è dei media. Se la gente manifesta una certa pigrizia nel non voler cercare altro, è una pigrizia assecondata da radio e tv. Per questo, da un anno, non accendo più la televisione e sto benissimo.

I testi si caratterizzano da calembour linguistici. Perché?

Mi piace esplorare le parole, vedere come si legano tra loro anche solo per assonanze, senza una vera e propria logica. Ad esempio, in Essenzialmente ho voluto cercare parole che finissero in ente per dare enfasi ma anche ironia a un testo d’amore.

L’album vive di suggestioni brasiliane. Quali motivi ti hanno spinto verso la musica carioca?
Il ritmo, così diverso dal nostro, che affonda le sue radici nell’Africa senza essere per questo marcatamente tribale; e il modo di cantare, che si avvicina sovente quasi al silenzio, esatto contrario di quanto accade nella musica pop. Ed è per questo che nelle mie canzoni preferisco sottrarre piuttosto che aggiungere.

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