Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso. Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”. Zaccaria disse all’angelo: “Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni”.
(Lc 1, 5-23)
Era proprio un vecchio prete. Ne aveva tutte le caratteristiche: formato all’antica, fedele al suo dovere, puntuale al tempio, preciso nelle funzioni. Forse di lì a poco qualche acciacco avrebbe interrotto non la sua fedeltà, ma a la sua efficienza. Di famiglia nobile della classe sacerdotale, sposato a Elisabetta pure di casta sacerdotale. Fa il prete per diritto di nascita, ma si sa motivare ed entrare nel suo ruolo con grande consapevolezza. La gente lo segue, gli anziani che bazzicano più degli altri nel tempio, gli vogliono bene, si sentono rappresentati da lui davanti al Santissimo, sia benedetto il suo nome.
Ma si porta dentro un cruccio che gli sta rendendo sempre più amara la vita. Non ha mai potuto avere figli, perché la moglie è sterile, così si pensava allora, e ormai è troppo vecchio. Ha pregato tanto nella sua vita per avere in dono un figlio e ora forse inconsapevolmente biascica di continuo le stesse richieste, ma non ci crede più. La parola “ormai” è un macigno sulla sua vita e sulla sua famiglia.
Ma Dio è sempre imprevedibile. Giunge sempre dopo che noi ci siamo stancati di Lui. Vuole che abbiamo fede, invece facciamo solo calcoli. Chiediamo, ma non siamo convinti; spesso il nostro rapporto con Lui è solo uno dei tanti, della serie “le ho provate tutte, proviamo anche questa”. Dio invece ascolta, accoglie, ama, si dona, non abbandona mai il suo piano di salvezza per me e per tutti. Dio ha ascoltato i suoi lamenti, ha visto la sua vecchiaia che si spegne, ha notato la sua fedeltà e lo ascolta, proprio quando Zaccaria ha smesso di sognare. Tra le nuvole di fumo che si levano davanti all’altare prende forma la figura di un angelo. E lui: ho le traveggole! ma l’angelo parla, gli dice frasi dolcissime: “Dio ha ascoltato la tua preghiera”, e tenta di aprirlo all’impossibile, gli scava dentro ricordi e frustrazioni, gli ricorda che non ha figli, ma che ora Dio uno glielo dona.
Come? Dopo tanti anni, ora che non c’è più niente da fare, potrei essere capace di generare, con una moglie rinsecchita; buona affettuosa, ma pure desolata e inerte! Scaccia questi pensieri che possono sembrare irriverenti nel luogo del suo servizio liturgico, ma l’angelo continua. Avrai un figlio. Non è questo che hai sempre desiderato? Non hai pianto tante volte davanti a Dio? Quante volte con tua moglie Elisabetta siete venuti al cospetto dell’Altissimo, benedetto sia il suo nome, per supplicare, per fare voti?
E lui: non mi tirare in giro! non hai pietà di questo povero vecchio? perché mi illudi un’altra volta dopo che mi hanno ferito tutte le commiserazioni degli amici? Non è possibile. La nostra età parla chiaro.
Non sa che ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio. Non si fida, non si dona, non si butta nelle braccia di Dio. Resterà muto fino a quando il bambino che nascerà lo porterà a incontrarsi ancora con Dio nel tempio per dedicarglielo, secondo la legge. La sua bocca rimane chiusa alle parole, come il suo cuore alla speranza. Aveva coltivato sogni per tutta la vita, ma si era stancato, li aveva trasformati in incubi, come capita agli adulti. E il figlio nascerà, ma questa è un’altra pagina del vangelo ancora più bella.
Domenico Sigalini |